venerdì, 30 Luglio, 2021
Attualità

Un caffè con… Pasquale Lorusso

Presidente Lorusso, il Ministro Provenzano ha annunciato pochi giorni fa un Piano per il Sud da 130 miliardi di euro e un Fondo “Cresci al Sud” di 250 milioni di euro per il sostegno immediato alle imprese meridionali. Pochi giorni prima, però, l’Istat ha fatto un po’ il controcanto al Governo. E così veniamo a sapere che, tra le Regioni italiane, è quella che si sta spopolando di più.  Perché i giovani lucani, laureati ma anche tecnici e operai vanno a studiare al Nord e poi vanno lavorare all’estero? Per mancanza di fiducia in chi ci governa o per timore di non potersi realizzare professionalmente?
Non c’è dubbio che la Basilicata, così come gran parte del Mezzogiorno, stia attraversando un momento un po’ difficile. Noi di Confindustria Basilicata abbiamo accolto con favore gli impegni annunciati dal Ministro, a partire dalla premessa al documento. E cioè che questo Piano per il Sud è un progetto per l’Italia. Noi crediamo che sia necessario partire proprio da qui: il rilancio del Mezzogiorno rappresenta la più grande opportunità che il Paese ha davanti. Fatta questa doverosa premessa, credo che le dichiarazioni di Provenzano vadano nella direzione auspicata. Ora, però, aspettiamo i piani operativi e quelli immediatamente cantierabili. Siamo in attesa anche di tutte quelle risorse ordinarie negate al Sud negli ultimi 25 anni. Il rischio del deja vu non è affatto scongiurato.  E’ evidente che in questi anni il ritardo del Mezzogiorno sia stato alimentato da un processo di costante disinvestimento. Sono tante le occasioni negate ai nostri territori, alle nostre imprese e, in generale, a tutti i cittadini, a partire dalla possibilità di poter essere connessi con il resto del mondo secondo i tempi che la contemporaneità richiede. 

Ecco, parliamo di queste occasioni negate. Secondo Lei, che impatto hanno avuto sull’economia della Regione?
Negativo, senza alcun dubbio!  E infatti ne abbiamo pagato pegno con la scarsa attrattività dei territori, l’esclusione dai mercati. E soprattutto, come osserva giustamente lei, con l’isolamento che condanna molti giovani ad andare via e i pochi che rimangono a vivere una condizione di sufficienza. Oltre che economica, quindi, l’emergenza che viviamo in Basilicata ha una forte connotazione sociale. La popolazione lucana è sempre più anziana con un saldo migratorio che investe soprattutto i giovani. Io credo che la diffidenza crescente nei confronti della classe dirigente sia un fenomeno complessivamente più vasto e trasversale, non limitato, quindi, al singolo contesto regionale. Molto più forte è invece la motivazione che spinge i nostri ragazzi ad andare via dalla Basilicata alla ricerca di maggiori opportunità di realizzazione professionale. Il lavoro è e rimane la prima emergenza di questa terra. La disoccupazione impatta in maniera ancora troppo rilevante. Il fenomeno è complesso e va analizzato da vari punti di vista. 

Succede anche in Basilicata quello che tanti imprenditori lamentano al Nord? E cioè che non trovano operai specializzati in settori dove il mercato tira di più?
Sì, succede anche qui da noi in Basilicata. Assistiamo a questo assurdo paradosso per il quale, spesso, le aziende non riescono a trovare sul territorio le figure professionali ricercate. Una risposta adeguata a questo problema, a mio parere, dovrebbe investire altri ambiti, in particolare un’offerta formativa adeguata alla domanda di lavoro esistente sul territorio. 

Dopo la chiusura della Cassa per il Mezzogiorno, la Basilicata, nonostante Matera Capitale della Cultura, La Fiat di Melfi e il Petrolio a Viggiano, non è che abbia fatto grandi progressi. Soffrono soprattutto le nuove generazioni e le aree interne della Regione. Prima lo Stato, poi le Regioni e ora l’Unione Europea continuano a programmare, a promettere, ma con quali risultati? Per voi imprenditori, quali sono le priorità per una politica meridionalista  più incisiva ed efficace?
Prima di entrare nel vivo delle nostre priorità, mi sembra doveroso sottolineare alcuni aspetti positivi del quadro economico lucano. La ripresa in Basilicata è stata per certi aspetti più sostenuta che in altre parti del Mezzogiorno. È l’unica Regione che ha recuperato i livelli del 2007 in un Sud ancora lontano dai livelli pre-crisi. Nel  2015 il Pil lucano cresceva del 5,5 per cento, più che in ogni altra regione d’Italia. Matera 2019, in termini di crescita turistica, ha compiuto un miracolo non uguagliato da nessun’altra Capitale europea della Cultura. Lo stabilimento FCA di Melfi e l’industria dell’Oil&Gas con i rispettivi indotti sono i due pilastri portanti che hanno consentito di reggere all’urto di una crisi che altrimenti sarebbe stata insostenibile e sui cui tuttora si basa la tenuta economica e occupazionale. 

E tutto questo, può bastare a far ripartire una Regione come la Basilicata ancora interessata da forti squilibri territoriali? Pensiamo alle aree interne e a tutti i loro problemi, con il calo demografico e le povertà economiche e culturali.
Certo, tutto questo non basta, è evidente. Ad oggi l’economia regionale risulta ancora particolarmente vulnerabile nella recessione e più reattiva nella ripartenza. Occorre imboccare un percorso di crescita stabile e duraturo. Non c’è dubbio che la principale leva sulla quale agire sia rappresentata dal superamento dello storico gap infrastrutturale che penalizza fortemente il Sud e in particolare la Basilicata. 

Secondo i dati Svimez, la Basilicata, insieme al Molise, è la regione più lenta nei tempi di attuazione delle opere infrastrutturali: 5,7 anni rispetto a una media nazionale di 4,4 anni. A tal proposito abbiamo apprezzato l’accelerazione annunciata dal ministro Provenzano sulla realizzazione dell’Alta velocità nei collegamenti ferroviari tra Salerno, Bari e Reggio Calabria. Ci auguriamo che, accanto a questi, ci siano avanzamenti anche rispetto agli interventi infrastrutturali viari programmati ma non ancora realizzati. Così come occorre dare nuovo impulso agli interventi di ammodernamento, adeguamento strutturale e funzionale che interessano molte arterie del nostro territorio regionale. 

E sulle infrastrutture, come procede la regione Basilicata? In tanti si lamentano dei tempi biblici per realizzare opere essenziali per lo sviluppo della Regione.
Sicuramente va recuperato un più fattivo protagonismo della regione, sul piano istituzionale e programmatico, per potenziarne progettualità e capacità amministrativa. Questo consentirebbe anche il rilancio dell’edilizia che ha maggiormente sofferto gli effetti della crisi e che per ora non ha conosciuto ripresa. Sappiamo tutti che le infrastrutture hanno una forte valenza sociale, oltre che economica. Sono le grandi infrastrutture che realizzano l’idea di una società più aperta e inclusiva. Consentono alla periferia di essere connessa e integrata.  E permettono alle nostre aree interne di esprimere al meglio tutte le loro potenzialità.
Più in generale io ritengo che rafforzare il sistema produttivo è il presupposto imprescindibile per quella crescita economica che avvantaggia tutta la comunità. Per raggiungere quest’ obiettivo, però, occorre rilanciare gli investimenti pubblici e sostenere quelli privati. Dobbiamo favorire anche l’apertura internazionale e la crescita dimensionale delle imprese, privilegiando due grandi  direttrici di riferimento e cioè l’ innovazione e  lo sviluppo sostenibile. 

Nel 2016, quando fu eletto Presidente di Confindustria Basilicata, Lei disse testualmente “Un’impresa che opera su un territorio non può far finta di ignorare quello che avviene attorno a sé, ma è chiamata a “restituire” i vantaggi che “acquisisce”. In questi quattro anni della sua Presidenza, quali vantaggi la Confindustria ha restituito alla comunità lucana? Quante nuove imprese sono nate, quanti giovani avete assunto nelle vostre aziende?
È vero, lei ha toccato un punto “sensibile” del programma della mia presidenza. Mi permetta di precisare, però, che i vantaggi a cui ho fatto riferimento vanno oltre il dato occupazionale che è solo un aspetto della responsabilità sociale d’impresa. Sicuramente abbiamo sostenuto la crescita delle nostre realtà produttive, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni che, come sa, rappresentano la gran parte del tessuto produttivo lucano. Abbiamo anche favorito la nascita di nuove iniziative private sul territorio. Le nostre aziende sono state tutte coinvolte nei processi di trasformazione digitale, tanto cruciali per sostenere la sfida della competitività.  Abbiamo anche sostenuto il dinamismo della nuova imprenditoria del settore culturale e turistico che si è sviluppata intorno a Matera 2019. E, a questo proposito, vorrei sottolineare lo straordinario impegno profuso da Confindustria a favore della nostra Capitale Europea della Cultura. Con il progetto nazionale “Matera 2019, l’Open Future delle Imprese italiane” che Confindustria ha realizzato con la Fondazione Matera Basilicata 2019 e con tutto il nostro sistema associativo, siamo riusciti a portare nella Città dei Sassi 50 eccellenze produttive provenienti da tutta Italia. Nel cuore di Matera Capitale, ognuna di loro è stata protagonista, per una settimana, a rotazione, in un luogo suggestivo, specificamente dedicato a questo progetto. Un bellissimo esempio d’ interazione virtuosa tra impresa, cultura e territorio, in grado di generare valore non solo economico ma anche sociale per la nostra città. Sottolineo anche il lavoro fatto in questi anni, anche a livello locale sulla formazione e in particolare sull’alternanza scuola lavoro, grazie alle preziose sinergie che abbiamo costruito con l’Università di Basilicata, la Regione e la Direzione scolastica regionale. Sempre in tema di qualificazione delle competenze, abbiamo consentito a centinaia di neo diplomati lucani di svolgere, nell’ambito del progetto Erasmus Plus, tirocini all’estero in aziende leader nei settori economici portanti dell’economia lucana, con interessanti risaluti in termini occupazionali.  

Un’ultima domanda, sempre sulla tenuta demografica della Regione. Il Sindaco di Potenza, De Luca, il 21 febbraio 2019, di fronte al Presidente Giuseppe Conte, in visita in Basilicata, disse: “Negli ultimi anni, è scomparsa una intera generazione di lucani, quella dai 25 ai 35 anni. Gli economisti ci dicono che per invertire una tendenza occorrono almeno venti anni di politiche virtuose”.  Presidente Lorusso, Lei è d’accordo con quello che dicono gli economisti? Dobbiamo aspettare altri vent’anni per cambiare registro in Basilicata e nel Mezzogiorno?
Guardi, io credo seriamente che qualsiasi previsione sull’argomento lasci il tempo che trova. Proprio in questi giorni è tornato alla ribalta l’articolo pubblicato dal Corriere della Sera nel lontano 1972, in cui il professor Saraceno fissava al 2020 l’appuntamento definitivo per il pieno riscatto del Mezzogiorno, con il recupero del divario rispetto al resto del Paese. E’ drammatico pensare che a distanza di 48 anni il ritardo di sviluppo sia ancora tristemente attuale. Io credo che l’unica dimensione temporale di cui sia necessario tener conto è quella dell’urgenza.  Occorre mettere in campo subito un piano di politica economica per il Paese che tenga conto di un fatto oggettivo: il mancato allineamento di sviluppo del Mezzogiorno rispetto al Nord, oltre a dividere il Paese, ha allontanato l’Italia rispetto al resto d’Europa, in termini di competitività, crescita e sviluppo. E’ da qui che occorre ripartire. La forte instabilità che, già da tempo, stiamo vivendo nel Paese è stata acuita dall’emergenza economica legata alla diffusione del Coronavirus, proprio in questi giorni. Ora come non mai c’è bisogno di un vero piano di rilancio del Paese, un piano in cui il Mezzogiorno deve trovare nuova centralità. E mi lasci dire che la Basilicata ha tutte  le carte in regola per diventare un laboratorio virtuoso di sviluppo, come ha già dimostrato di saper fare in altre occasioni. Un modello che richiede  una larga cooperazione tra i soggetti coinvolti nel rilancio non solo della Basilicata, ma dell’intero Mezzogiorno. Nessuno di noi dovrà sottrarsi a questa sfida, perché oggi più che mai è il tempo della responsabilità e dell’azione.

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