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martedì, 28 Maggio, 2024
Attualità

“LALBANIA”

L’immigrazione verso la UE, con transito oggettivamente esagerato attraverso l’Italia (la portaerei naturale al centro del Mediterraneo), ha determinato una inconsueta unanimità politica sull’incapacità di gestirla e controllarla, che accomuna governo e opposizione, chiunque sia al governo e chiunque sia all’opposizione.

Al di là degli slogan nessuno sa cosa fare e come fare. Questa prima metà del mese di novembre ha visto accendersi la polemica, sterile e finalizzata unicamente al ruolo rivestito dai soggetti impegnati in essa, attorno alla soluzione “Albania”. Un trattato che aveva inorgoglito la Presidente del Consiglio, che l’aveva presentato quasi come il mago che estrae dal cappello a cilindro il classico coniglio bianco; salvo, poi, di fronte alle rimostranze interne, con i partner di governo che rivendicavano il loro ruolo, e assalita dall’opposizione che urlava al respingimento ed alla vietatissima deportazione, attenuare di non poco i toni trionfalistici e ridurre la soluzione ad un rimedio temporaneo per una – sempre provvidenziale in Italia – emergenza. Giusto trent’anni fa (anzi trentadue, per la precisione era il 1991) l’emergenza immigrazione si era già manifestata pienamente. Proprio con l’Albania protagonista.

Un’immigrazione clandestina dall’Albania iniziata lentamente ed accolta in un primo tempo con simpatia (si era nell’epoca gorbacioviana del disfacimento dell’impero sovietico). Ma quando l’esodo divenne biblico, con navi anche cariche di ventimila persone (come la nave “Vlora” partita da Porto di Valona) l’Italia dimostrò tutta la sua impreparazione ed il primo comportamento umanamente vergognoso: la poverissima gente albanese, con gli abiti laceri, che pur di venire in Italia si era arrampicata persino sui pennoni della nave, venne deportata e relegata nello “Stadio della Vittoria” di Bari, e qui detenuti in condizioni disumane, un ghetto per gli indesiderati. Una situazione incredibile, drammatica, che determinò a lungo un vero e proprio pregiudizio per gli albanesi, un razzismo non dichiarato, ma concretamente avvertibile. Ma che per qualcuno trasformò l’Albania in una vera e propria America: perché quando l’Italia dichiara un’emergenza miracolosamente trova sempre le risorse per affrontarle: una situazione, quella albanese, ben descritta nel magnifico film “LAMERICA” di Gianni Amelio (1994): nel quale, peraltro i protagonisti sono due truffatori italiani, che cercano il modo di incassare gli ingenti contributi stabiliti dall’Italia. L’emergenza immigrazione dura da allora. È solo cambiato il razzismo. Gli immigrati dall’Est, dall’ex impero sovietico sono diventati una risorsa. Albanesi, rumeni, ucraini, moldavi, bielorussi, polacchi (sì pure polacchi! Ricordate chi ci puliva il parabrezza agli incroci negli anni ottanta?) sono diventati un’importante risorsa umana per il nostro Paese.

Mi è già capitato di esprimere dubbi sulla politica relativa all’immigrazione storicamente attuata. Ma anche di annotare che negli accordi internazionali in materia c’è sempre un momento in cui si deroga alla civiltà ed al diritto. Abbiamo così visto soluzioni (con un governo di sinistra) in cui la nostra polizia cooperava per arrestare chi pensava di emigrare, mentre era ancora nel suo paese. Ma anche l’oscuro e costosissimo pagamento alla Turchia per fermare – con mezzi e metodi che neppure oso pensare – l’immigrazione da quella parte del mondo. Chi emigra è un disperato e non si può fermare. Un problema mondiale non limitato all’Africa e ad alcuni paesi asiatici: è un fatto che gli Stati Uniti, dimentichi di Kennedy, costruiscono muri contro l’immigrazione di lingua spagnola. L’unica soluzione che vedo – nella contingenza italiana dove la risorsa più carente è proprio quella umana: mancano persone in ogni settore economico – è di trasformare il problema emigrazione in una risorsa: ed il modello Lucano, già sindaco di Riace, adeguatamente regolamentato, ho scritto, potrebbe essere una possibilità. I costosi centri di accoglienza, con la dubbia previsione di tenere lì detenuti per mesi e mesi migliaia di persone per verifiche burocratiche, siano essi in Italia o in Albania non sono una soluzione. Forse un’occasione per furbi: come trent’anni fa, ci sarà già qualcuno che progetta: “ma che America e America, è LALBANIA, compare”.

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