giovedì, 29 Febbraio, 2024
Esteri

Biden ottimista sugli ostaggi. Oggi l’incontro con Xi Jinping

Video di soldatessa uccisa e presunte spie. A Tel Aviv marcia dei famigliari dei sequestrati

L’aspetto crudele delle guerra ieri è stato mostrato con ogni mezzo e con contenuti forti: la fossa comune all’ospedale al-Shifa – un ospedale che, di fatto, è diventato un cimitero – il corpo della giovane Noa, soldatessa, al servizio del proprio Paese, le foto lasciate lungo le strade di tanti altri giovani uccisi dal delirio di una umanità “disumana.” Le Forze di Difesa israelianehanno condannato il video della giovane soldatessa israeliana diffuso da Hamas affermando che “l’organizzazione terroristica continua a sfruttare il terrorismo psicologico e ad agire in modo disumano, attraverso video e foto degli ostaggi, come fatto in passato.” E poi migliaia di bambini morti. Decine di migliaia di persone che hanno perso la vita. Quasi trentamila i feriti. Oltre cinquemila i dispersi. Così l’esercito israeliano conquista Gaza facendosi largo con mitragliatrici e carri armati e allo stesso tempo annuncia la consegna delle incubatrici agli ospedali. Ora che Israele comincia a prendere il controllo degli edifici istituzionali; il Parlamento, la casa del governatore, la stazione di polizia, facoltà universitarie e soprattutto ospedali, scuole e moschee – dove sotto ci sono i bunker dei terroristi e, forse, anche gli ostaggi – la situazione potrebbe evolvere rapidamente. Del resto a Gaza ci sono 36 ospedali e altre decine di strutture sanitarie per 2 milioni di abitanti (tanto per avere un paragone; la nostra regione Calabria ha poco meno di 2 milioni di abitanti e 14 ospedali), appare evidente che molti di questi edifici nascondono attività di Hamas.

Capo dello Shin Bet in Egitto

Di rilievo, ieri, la precisazione su una dichiarazione del Presidente degli Stati Uniti, che si appresta a incontrare il Presidente cinese Xi Jinping. Biden ha corretto un po’ il tiro e ha specificato che quando ha chiesto di proteggere l’ospedale Shifa si riferiva a “questo onere aggiuntivo che le forze di difesa israeliane devono affrontare quando entrano nella Striscia di Gaza, perché Hamas si nasconde dietro le infrastrutture civili.” La precisazione l’ha spiegata John Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca. “È molto più difficile per una forza militare perseguire obiettivi legittimi – ha chiarito – perché l’ospedale stesso dovrebbe essere protetto, come ha detto il Presidente. Quindi parlava di questo dilemma incredibilmente difficile che le forze militari israeliane si trovano ad affrontare in questo momento.” Biden, ieri, ha mostrato ottimismo prima di partire per San Francisco, dove oggi avrà l’incontro con Xi Jinping e ha annunciato che il rilascio degli ostaggi sequestrati da Hamas “avverrà.” Tanto l’esposizione così sicura del Presidente statunitense quanto il viaggio del capo dello Shin Bet(Sicurezza interna israeliana) Ronen Bar in Egitto, rendono, questa volta, plausibile la svolta almeno per una parte delle persone sotto sequestro.

Qatar al centro delle trattative

Intanto continua il pressing del Qatar su Israele e Hamas per raggiungere al più presto un accordo per il rilascio degli ostaggi. Il portavoce del ministero degli Affari Esteri, Majed bin Mohammed Al-Ansari, ha dichiarato che il “deterioramento” della situazione a Gaza sta ostacolando gli sforzi di mediazione. “Crediamo che non ci sia altra possibilità per entrambe le parti se non che questa mediazione abbia luogo e si raggiunga una situazione in cui si possa vedere un barlume di speranza in questa terribile crisi.” Ieri Hamas aveva detto che Israele aveva chiesto il rilascio di 100 donne e bambini in ostaggio in cambio di 200 bambini palestinesi e 75 donne detenuti nelle carceri israeliane. Abu Obeida, portavoce dell’ala militare di Hamas, ha rivelato che il gruppo ha informato i mediatori che almeno 70 potrebbero essere rilasciati “se ottenessimo cinque giorni di tregua… e il passaggio degli aiuti a tutto il nostro popolo nella Striscia di Gaza”. Al-Ansari ha rifiutato di commentare i dettagli dei negoziati sugli ostaggi, ma ha detto che lo Stato del Golfo rimane “fiducioso” in ulteriori rilasci mentre media con Hamas e Israele.

La marcia per il rilascio

Israele, attraverso il ministro Benny Gantz, ha fatto sapere che se “anche fosse necessario un cessate il fuoco per la restituzione dei nostri ostaggi, la guerra non si fermerà”. Tra l’altro, Israele afferma di non avere “prove” che gli ostaggi nelle mani di Hamas a Gaza siano “in vita”. Il ministro degli Esteri Eli Cohen, a Ginevra con una delegazione dei familiari dei rapiti, ha rivelato che la Croce Rossa non li ha voluti incontrare. Cohen, ha anche dichiarato che Antonio Guterres “non merita” di guidare l’Onu. Mentre decine di famiglie di persone tenute in ostaggio nella Striscia di Gaza da Hamas si sono messe in marcia da Tel Aviv a Gerusalemme per un’iniziativa di protesta. Vogliono incontrare il gabinetto di guerra e chiedono a tutti gli israeliani di unirsi alla marcia. Ieri le autorità israeliane hanno anche identificato il corpo della dodicenne Liel Hezroni nel Kibbutz Be’eri. La bambina era stata uccisa insieme alla sua famiglia durante l’attacco di Hamas il 7 ottobre. Identificata anche Vivian Silver, 74enne attivista per la pace canadese-israeliana che si temeva fosse stata presa in ostaggio da Hamas il 7 ottobre, è stata trovata morta, anche lei, nel kibbutz di Be’eri.

Appelli per cessare il fuoco

Nel frattempo il Presidente iraniano Raisi ha preso carta e penna e ha scritto ai capi di Stato di alcuni paesi chiedendo di “prendere misure efficaci per fermare immediatamente gli attacchi di Israele su Gaza e inviare aiuti umanitari”, “punire Israele e i suoi sostenitori” con sanzioni e interruzione dei rapporti diplomatici.

Hanno scritto anche centinaia di membri dello staff del Presidente Biden che hanno voluto esternare il dissenso per il sostegno a Israele. Più di 400 esponenti di nomina politica e membri dello staff di circa 40 agenzie governative, scrive il New York Times, hanno inviato una lettera di protesta al Presidente sollecitandolo a chiedere urgentemente un cessate il fuoco immediato nella Striscia. Anche in Italia un gruppo di intellettuali ha firmato un appello per il cessate il fuoco. Tra i firmatari ci sono Roberta Ascarelli, Bruno Contini, Roberto Della Seta, Donatella Di Cesare, Anna Foa, Ivan Gottlieb, Carlo Ginzburg, Helena Janeczek, Gad Lerner, Giovanni Levi, Stefano Levi Della Torre, Simon Levis Sullam, Valentina Pisanty, Roberto Saviano e Sandro Ventura. Nell’appello, tra l’altro, è scritto: “lo stato di Israele ha il diritto ad un’esistenza legittima e sicura e i palestinesi hanno ugualmente diritto ad uno stato sicuro: entrambi devono poter vivere in pace e in una condizione di reciproco rispetto.”

A Gaza tre italiani

Nella Striscia di Gaza sono rimasti soltanto tre cooperanti volontari italiani che lavorano nella Croce rossa. Lo conferma il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani. Conclusa l’evacuazione, il ministro ha illustrato le priorità: “dobbiamo scongiurare l’escalation, liberare gli ostaggi, evitare l’aggravarsi della crisi umanitaria a Gaza e preservare una prospettiva politica per il futuro.” Inoltre continuano gli impegni italiani per gli aiuti umanitari anche perché nel nord della Striscia pare sia rimasto operativo un solo ospedale.

Lo schema di Borrell

Josep Borrell, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, ha presentato uno “schema” in sei punti ai 27 ministri degli Esteri dell’Ue ottenendo un sostanziale via libera a lavorare “in partnership con Usa e arabi” per l’attuazione. Il piano prevede “tre sì e tre no”. In dettaglio, “no all’espulsione dei palestinesi di Gaza in altri Paesi, no alla riduzione del territorio di Gaza, no alla rioccupazione d’Israele e al ritorno di Hamas”. Mentre i sì prevedono un’autorità palestinese per Gaza, non necessariamente l’Anp, e un forte coinvolgimento dei Paesi arabi e dell’Unione europea.

Video di donna sequestrata

A chiudere il cerchio della spietatissima guerra psicologica, ieri è apparso un video trasmesso da una stazione televisiva irachena e diffuso sui social media filo-iraniani che mostra una ricercatrice israelo-russa che sarebbe stata rapita in Iraq. Mostra Elizabeth Tsurkov, scomparsa da otto mesi, da Bagdad. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Tsurkov era detenuta dalla potente milizia irachena Kataeb Hezbollah, sostenuta dall’Iran. Nel video afferma di essere una spia israeliana per il Mossad e la Cia e di aver operato in Iraq e in Siria. E afferma che finora non è stato fatto nulla per la sua liberazione. La donna era affiliata all’Università americana di Princeton e collaborava, tra l’altro, con il Newsline Institute statunitense e il Forum for Regional Thinking israelo-palestinese di Gerusalemme.

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