sabato, 16 Ottobre, 2021
Politica

Governissimo no, coesione nazionale sì

È durata solo pochi giorni l’ipotesi di un governo con tutti dentro per affrontare i problemi scatenati dalla diffusione della Covid-19.

E non poteva essere diversamente. Era la soluzione sbagliata nel momento sbagliato. Questa proposta rispondeva più ad esigenze di tattiche particolari di alcuni partiti che ad una reale convinzione dei proponenti.

Salvini cercava un modo per ottenere, dopo qualche mese di grande ammucchiata, le elezioni anticipate. Renzi poteva immaginare che fosse il modo più sbrigativo di liberarsi di Conte ma senza poter pretendere di prendere il suo posto, come fu con Enrico Letta e quindi guadagnarci poi granché.

Alla fine tutto è saltato anche per l’indisponibilità di Fratelli d’Italia e di Forza Italia a partecipare ad un gioco che non andava incontro ai loro interessi.

E dal Quirinale Mattarella ha fatto capire di non essere disponibile a giochi e giochetti di Palazzo senza alcun costrutto e per di più di fronte ad una situazione delicatissima.

Detto questo, rimane comunque il problema di come un Paese possa meglio affrontare un’emergenza di notevole portata.

Pensare che tutto si risolva con cambiamenti di Governo è sbagliato. Per una serie di motivi di metodo e di sostanza.

Cambiare un governo richiede tempo, lascia ferite profonde e scatena appetiti difficilmente controllabili, a meno che non si tratti di un governo tecnico, come quello Monti del 2011, un’esperienza che nessuno degli attuali partiti ha dimostrato di desiderare.

Per di più, stare tutti insieme in un governissimo ha senso se tutti gli ipotetici partecipanti a quest’opera di salvezza nazionale siano pronti a mettere da parte le proprie tattiche e strategie nel nome di un supremo interesse nazionale. Ma è fin troppo evidente che un “governissimo” oggi sarebbe interpretato da alcuni partiti come l’ennesima tappa di una infinita campagna elettorale, e questo è l’opposto di ciò che serve in questi casi.

Se un governo ha una propria maggioranza è giusto che continui a governare assumendosi tutte le sue responsabilità. Se il Paese si sente oggetto di una minaccia molto grave è giusto che anche l’opposizione, pour mantenendo il suo ruolo, sia disponibile a “dare una mano” e a concordare con la maggioranza alcuni punti essenziali di una strategia di “salvezza nazionale”.

Nel settembre del 2008, dopo il crollo di Lehman Brothers l’allora ministro del tesoro americano Henry Paulson (ex Goldman Sachs) si inginocchiò davanti alla sua nemica di sempre Nancy Pelosi perché convincesse i democratici a far passare il piano di salvataggio straordinario da 800 miliardi di dollari per evitare il disastro dell’economia americana e mondiale.

In Italia il sistema istituzionale è diverso ma nulla vieta al Governo di creare, in queste situazioni, un meccanismo di consultazione e concertazione con l’opposizione limitato a decisioni per le quali oltre alla maggioranza dei voti in Parlamento, che questo Governo ha senza bisogno del sostegno delle opposizioni, serve una forma superiore di coesione nazionale

Un esempio. L’Italia si appresta a chiedere in sede europea lo sforamento del 3% del rapporto tra deficit e PIL. Se su questa richiesta anche l’opposizione potrebbe convergere e rafforzare il peso del nostro Paese in sede europea.

Di fronte ad un governo “autosufficiente” numericamente, tocca all’opposizione fare la prima mossa e dimostrare, con proposte ragionevoli e con i fatti, che l’ascia di guerra viene temporaneamente sotterrata in nome dell’interesse nazionale.

Peraltro, l’opposizione, dominata da pulsioni nazionaliste, avrebbe tutto l’interesse a dimostrarsi responsabile e generosa per tutelare il supremo interesse nazionale in un momento di grave difficoltà. Strano che non lo capiscano e preferiscano seguire la solita strada delle polemiche quotidiane contro il Governo. Il famoso “popolo” cui i neo nazionalisti si appellano, non gradisce che in queste circostanze ci si divida più di tanto e vuole solo che tutti diano una mano.

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