giovedì, 25 Luglio, 2024
Attualità

Unicef: 120mila bambini vittime di guerre dal 2005

Tra il 2005 e il 2022 sono stati almeno 120mila i bambini uccisi o mutilati a causa delle guerre nel mondo. Sono numeri impietosi quelli resi noti  da un monitoraggio dell’Unicef, a dimostrazione dell’impatto devastante dei conflitti sui più piccoli. Ma sono cifre ancor più macabre se si pensa che nello stesso lasso di tempo, secondo le Nazioni Unite, sono state accertate qualcosa come 315.000 gravi violazioni contro i bimbi. Dove? Un po’ in tutto il mondo, dall’Africa all’America Latina, dall’Asia al Medio Oriente.

Numeri impietosi

Ma i numeri, purtroppo, non finiscono qui e dal report si evince che almeno 105.000 bambini sono stati reclutati o utilizzati da forze armate o gruppi armati; che più di 32.500 sono stati rapiti e che più di 16.000 sono statu sottoposti a violenza sessuale. Le Nazioni Unite hanno inoltre verificato più di 16.000 attacchi a scuole e ospedali e più di 22.000 casi di negazione dell’accesso umanitario per i bambini. Poiché questi sono solo i casi accertati, è probabile che il bilancio reale sia molto più alto. Inoltre, molti altri milioni di bambini sono stati sfollati dalle loro case e comunità, hanno perso amici o parenti o sono stati separati dai genitori o da chi si prende cura di loro. Una situazione, questa, che ha portato a una critica feroce da parte di Catherine Russell, direttore generale dell’Unicef: “Il mondo non sta facendo abbastanza. Ogni guerra è in definitiva una guerra contro i bambini, la loro esposizione ai conflitti ha effetti catastrofici, cambiando la loro vita”.

Mancanza di fondi

Nonostante l’impegno dell’Unicef (che sostiene la cura e la protezione di milioni di bambini colpiti in situazione di conflitto per migliorare il loro benessere), la portata dei rischi per la difesa dei più piccoli colpiti dalle guerre non corrisponde alla portata dei finanziamenti disponibili per affrontare questi problemi. Difatti secondo un’analisi di ‘Humanitarian Funding Forecasting’ (commissionata tra gli altri dalla stessa Unicef e da Save the Children) entro il 2024 il settore della protezione dell’infanzia avrà bisogno di 1,05 miliardi di dollari, che aumenteranno a 1,37 miliardi di dollari entro il 2026, per rispondere alle esigenze di protezione dei bambini nei conflitti armati. E lo studio stesso indica che, al momento, c’è una carenza di fondi. In soldoni (è proprio il caso di dirlo) e il ritmo attuale dei finanziamenti umanitari dovesse continuare, il deficit previsto sarebbe di 835 milioni di dollari nel 2024, con un aumento a 941 milioni di dollari nel 2026. Questa carenza potrebbe lasciare i bambini colpiti dai conflitti esposti agli impatti immediati e duraturi della guerra, del lavoro minorile, della tratta e della violenza.

Gli obiettivi

Cosa fare? Secondo l’Unicef i governi devono assumere nuovi e coraggiosi impegni per mantenere e rendere operative le leggi e le norme internazionali già in vigore per proteggere i bambini presenti nei territori teatri dei conflitti, tra cui la protezione di scuole, ospedali e altri obiettivi protetti, come le strutture idriche e igienico-sanitarie, la cessazione del reclutamento e dell’utilizzo di bambini da parte di gruppi e forze armate e l’interruzione dell’uso di armi esplosive nelle aree popolate. Senza dimenticare la necessita di investimenti economici.

Condividi questo articolo:
Sponsor

Articoli correlati

Tassisti, vittoria sul decreto Concorrenza. Confartigianato: grazie alle forze politiche che ci hanno sostenuto

Leonzia Gaina

Riparte “Magicamente Plastica show”, il riciclo spiegato ai bambini

Paolo Fruncillo

Per le toghe pagelle ma niente test psico-attitudinali

Maurizio Piccinino

Lascia un commento

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:
Usando questo form, acconsenti al trattamento dei dati ivi inseriti conformemente alla Privacy Policy de La Discussione.