giovedì, 30 Maggio, 2024
Politica

Migranti, balneari e non solo. Rischio affanno per il governo

Dopo quasi 5 mesi a Palazzo Chigi, col vento in poppa di un crescente consenso, per Giorgia Meloni è arrivato il momento di mettere meglio a punto strategie, contenuti e comunicazione dell’azione di governo.
Eviti di cadere in affanno inseguendo gli sbandamenti di questo o quel ministro più o meno maldestro. Tenga anche conto di alcuni suggerimenti che vengono dal Terzo Polo che non le è ostile in modo preconcetto. E poi decida lei, mettendoci la faccia e senza temere condizionamenti di alleati che certo non remano sempre a suo favore.

Sul piano internazionale, il Presidente del Consiglio ha tenuto una linea ineccepibile: atlantica senza se e senza ma, europeista senza strappi e con la postura di chi punta ad essere protagonista degli scenari dopo le elezioni del 2024. Su altri scacchieri Meloni si è mossa con velocità e determinazione dando l’idea che l’Italia vuole sviluppare, finalmente, una politica estera all’altezza di un membro del G7.

Per le vicende di casa nostra Meloni era partita con una sana dose di realismo, dimostrato con la legge di Bilancio senza sbavature contabili, con le misure sulle accise sui carburanti, con il coraggioso stop alle cessioni dei crediti sui bonus edilizi e con la sostituzione del reddito di cittadinanza con un nuovo modello di inclusione sociale e sostegno ai poveri veri. Si è così caratterizzata come leader col piglio decisionista – che piace agli elettori di destra e di sinistra – capace di dire anche dei no senza cercare di essere simpatica a tutti i costi.

Evidentemente questo suo modo di fare non è piaciuto agli alleati che hanno cominciato scalpitare. Alcuni ministri hanno parlato a ruota libera, incuranti delle cose imbarazzanti che dicevano e che sicuramente Meloni non ha gradito. Poi sono tornate in ballo questioni su cui Lega e Forza Italia hanno subito voluto mettere bandierine, come l’ennesima proroga delle concessioni balneari decisa in barba ad ogni rispetto delle decisioni inappellabili del Consiglio di Stato che ora gliela fa rimangiare. E poi è arrivato il tragico naufragio di Cutro che ha riportato alla ribalta il tema dell’immigrazione che il governo pensava di aver arginato con le misure anti-Ong.

Meloni non ha certo l’intenzione di replicare il Salvini del primo governo Conte con i suoi estremismi e le sue agitazioni demagogiche del problema. Sa che per affrontarlo seriamente deve intervenire su più livelli, soprattutto convincendo l’Europa a farsene carico. Ma intanto bisogna salvare tante vite umane e gestire un’ondata di sbarchi eccezionale e nessuno deve soffiare sul fuoco. Meloni sa che su questo tema si gioca una buona parte della sua credibilità sia verso il suo elettorato sia soprattutto sulla scena europea. Deve adottare una sua linea e non farsela dettare da altri e deve essere poi abile nel comunicarla. Il neo portavoce di Palazzo Chigi, Mario Sechi, è un talento che conosco da quando era mio studente alla scuola di giornalismo. Meloni si affidi alla sua abilità e imponga ai suoi ministri un diverso stile di comunicazione: meno sparate e soprattutto dichiarazioni concordate con il capo del Governo su temi delicati. Nei prossimi mesi tante sono le sfide a cominciare dalla riforma fiscale e dal Documenti di economia e Finanza che dovrà fissare le linee della politica economica. Meloni eviti di cadere in affanno inseguendo gli sbandamenti di questo o quel ministro più o meno maldestro. Tenga anche conto di alcuni suggerimenti che vengono dal Terzo Polo che non le è ostile in modo preconcetto. E poi decida lei, mettendoci la faccia e senza temere condizionamenti degli alleati.

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