sabato, 26 Settembre, 2020
Attualità

Regionali, il pragmatismo dei vescovi emiliani

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Ormai è chiaro a tutti che la prospettiva di vita del governo dipenderà dall’esito delle regionali in Emilia Romagna.

Una eventuale vittoria di Lucia Borgonzoni (candidata presidente di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Cambiamo – Il Popolo della Famiglia, Borgonzoni Presidente, Giovani per l’Ambiente) a discapito del governatore uscente Stefano Bonaccini (sostenuto, invece, da Partito Democratico, Europa Verde, +Europa, Volt, Emilia Romagna Coraggiosa, Bonaccini Presidente) suonerebbe come un avviso di sfratto per l’esecutivo giallo – rosso e legittimerebbe una levata di scudi del centrodestra per disarcionare il presidente Giuseppe Conte e la sua squadra di ministri e sottosegretari.

Questo spiega il costante “bombardamento” di dichiarazioni cui sono sottoposti gli elettori del territorio. In gioco, infatti, al di là di quella locale, c’è leadership del Paese e ogni argomento viene considerato utile per strappare una promessa di appoggio.

Per tornare ad un clima più sereno bisognerà attendere la fine delle operazioni di voto. In attesa dell’election day anche i pastori delle chiese della regione hanno pensato bene di invitare gli elettori che si ispirano al Magistero sociale della Chiesa a riflettere sul da farsi per effettuare scelte in linea con la propria fede.

Un appello rivolto ai fedeli delle province ecclesiastiche di Bologna (che comprende l’Arcidiocesi di Bologna, la Diocesi di Faenza-Modigliana, l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio e la Diocesi di Imola); Modena-Nonantola (in cui rientrano l’Arcidiocesi di Modena-Nonantola e le Diocesi di Carpi, Fidenza, Parma, Piacenza-Bobbio, Reggio Emilia-Guastalla) e, non ultima, Ravenna-Cervia (formata dall’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia e dalle Diocesi di Cesena-Sarsina, Forlì-Bertinoro, Rimini, San Marino-Montefeltro).

Dai vescovi emiliano-romagnoli, guidati dal cardinale Matteo Zuppi, non è arrivata, com’era logico che fosse, nessuna indicazione di voto, ma un appello alla partecipazione e a un “discernimento sociale” non disgiunto dalla necessità di adottare scelte coerenti: “Le prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna il 26 gennaio – scrivono – sono un’occasione importante perché la Democrazia nel nostro Paese, che si realizza nei cammini e nelle scelte anche regionali, non venga umiliata e disattesa e i principi costituzionali ritrovino nelle nostre terre forme rinnovate di espressione e persone, delle diverse appartenenze politiche, impegnate a salvaguardarli, sempre. Un impegno che deve essere accompagnato nella campagna elettorale da un linguaggio, libero da offese e falsità, concreto nelle proposte, rispettoso delle persone e delle diverse idee politiche”.

Di qui l’ulteriore considerazione secondo cui “la preoccupazione principale, anche nelle politiche regionali, non può che essere per le situazioni di povertà, disagio ed emarginazione, segnatamente per quanto riguarda la mancanza e la precarietà del lavoro, continuando un impegno politico che in questi anni ha portato anche buoni frutti. Una particolare cura meritano i giovani, in un grave momento di disorientamento pure per le loro famiglie”.

Sono necessarie “una legislazione e una regolamentazione che non penalizzino alcune categorie di persone nell’accesso alla casa, alla scuola, al lavoro, alla salute. La tutela della vita dal suo concepimento alla morte naturale, nella salute e nella malattia, nella stanzialità e nella mobilità, non può che trovare le istituzioni regionali capaci di rinnovate scelte, non riconducibili alle sole esigenze/componenti economiche e storico-sociali”.

Non poteva mancare un riferimento alle conseguenze del terremoto del 2012 “che esigono un’attenzione particolare ai beni culturali e ambientali, con una collaborazione stretta tra Stato e Regioni” ai sensi dell’articolo 119 della Costituzione.

Una grande prova di sensibilità sociale e di pragmatismo dalla quale ci si augurano prendano esempio ed ispirazione i futuri amministratori dell’Emilia Romagna. E dell’Italia…

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