venerdì, 3 Luglio, 2020
Attualità

Paesi fantasma, seimila luoghi in abbandono senza più persone

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Per il New York Times c’è del buono, anzi del meraviglioso e di affascinante in Molise. Sarà per questo riconoscimento così prestigioso che l’Italia minore per non dire emarginata avrà un record di attenzione e forse anche di turismo. Per NYT due regioni Molise e Sicilia meritano di essere visitate e conosciute, e sono indicate come mete dell’anno, così come la città di Urbino, perché oltre al 500esimo anniversario della morte di Raffaello, “Urbino ha tutto quello che ha la Toscana”, scrive il Times, “ma alla metà del prezzo e con la metà dei turisti”.

Insomma c’è una Italia da scoprire e si tratta di luoghi certo “magici” per storiche rovine in abbandono, per i silenzi dei posti spesso disabitati, montagne innevate e solitarie così come le coste ancora fuori dai traffici turistici. Per quanti sono in cerca di itinerari di viaggio alternativi al caos e dalle mete caotiche, esistono dei suggestivi borghi e paesini abbandonati da secoli che hanno lasciato tracce indelebili delle persone che ci hanno vissuto.

Secondo l’ultima rilevazione dell’Istat, i paesi fantasma in Italia sono circa un migliaio, ma in realtà i centri minuscoli, che una volta erano vivi e oggi avvolti dal silenzio e senza nessuno, sono circa seimila. Parliamo di paesi così come di agglomerati realizzati sui monti, in zone impervie, nelle vicinanze di corsi d’acqua, ex tratturi, valli con qualche strada di accesso. Luoghi che si trovano disseminati a centinaia lungo tutta la penisola che mostrano come il tempo sia stato inclemente con gli abitanti spinti via da terremoti, alluvioni, carestie, pestilenze, e nei nostri giorni, dalla mancanza di servizi primari, di scuole, di trasporti, di assistenza sanitaria, e soprattutto di lavoro. Visitare un borgo abbandonato è come fare un viaggio nel tempo. E tra ruderi di case e vegetazione incolta, è facile ritrovarsi a immaginare come doveva essere quand’era “vivo”. I borghi abbandonati non sono, eccezioni territoriali ma sono una realtà diffusa su tutto il territorio nazionale, che merita attenzione. L’Italia vanta numerosissimi primati, molti positivi, altri negativi, ma fra questi c’è quello di avere il più elevato rapporto fra paesi abbandonati e quelli abitati.

Secondo Legambiente, come emerge dal convegno “Paesi Fantasma. Territori nascosti dell’Italia minore”, esistono circa 5.308 piccoli centri a rischio di abbandono. “Il 72% degli oltre 8 mila comuni italiani conta meno di 5 mila abitanti. Un’Italia dove vivono 10 milioni e mezzo di cittadini e che rappresenta oltre il 55% del territorio nazionale, fatto di zone di pregio naturalistico, parchi e aree protette. Questi 5.835 piccoli centri non solo svolgono un’opera insostituibile di presidio e cura del territorio, ma sono portatori di cultura, saperi e tradizioni, oltre che fucine di sperimentazione e fattori di coesione sociale. Una costellazione solo apparentemente minore, che brilla per la straordinaria varietà ambientale e per l’inestimabile patrimonio artistico custodito. Ricchezze ad oggi poco note e perciò da valorizzare”.

Di questi 5383 piccoli centri a rischio, 2381 comuni sono già in avanzato stato di abbandono e i rimanenti sono già completamente spopolati. Oggi senza più persone, senza più agricoltura i fenomeni naturali come la permeabilità dei terreni, le pioggia, il ghiaccio, hanno creato frane, smottamenti, allagamenti, che provocano un lento ma inesorabile declino.

Il grande esodo della popolazione che ha abbandonato il paese di origine alla ricerca di lavoro e benessere in città. Un fenomeno che coincide anche con l’abbandono dell’agricoltura a favore dell’industrializzazione. Oggi appare impossibile invertire la rotta, la mancanza di nuclei famigliari i pochi abitanti non permettono di garantire un ricambio generazionale utile a ripopolare i borghi.

La regione italiana che detiene il primato per la presenza di borghi abbandonati è la Toscana con ben 19 borghi; al secondo posto il Piemonte con 17; al terzo posto, a pari merito, Liguria e Sardegna con 16 borghi. Si tratta di uno spopolamento che si registra in particolare sugli Appennini, al contrario, le Alpi, sviluppando una loro forte economia di valico, non hanno subito il fenomeno dello spopolamento.

“Lo spopolamento, oggi, deve essere inteso non solo come mero abbandono dei territori marginali, ma come una carenza di risorse e limite ai processi di qualificazione e sostenibilità territoriale”, scrive nella tesi di laurea di Daniele Benedini – relatrice Elena Granata -, “Ecco la chiave di tutto. Ecco perché bisogna interessarsi di riattivare i borghi abbandonati come entità territoriali fulcro di tradizioni e testimonianze dal forte valore umano e sociale. Nella nostra epoca di tecnologie avanzate e di globalizzazione, dedicarsi alle tradizioni di un territorio può sembrare una scelta strana, e magari perdente. Interessarsi della tradizione non significa rifiutare la modernità, ponendola in contrasto con la presunta purezza dell’antico, bensì conoscere ricchezze e saggezze per capire il significato del territorio che lo caratterizza e trovare forme sane ed equilibrate con le quali pensare l’oggi e il domani. E l’unico modo per preservare questo tipo di conoscenza trova risposta nella conservazione delle tradizioni. La brusca trasformazione del modo di vivere che impone di ricominciare una nuova vita, trova più difficoltà nel cercare elementi di appartenenza con il ‘nuovo’ territorio che nel proprio ‘vecchio’ paese di origine, con il rischio, di dimenticare e spezzare la continuità nel tramandare usanze e tradizioni. storie che ci raccontano di un futuro possibile per luoghi ad alto contenuto di storia e di patrimonio culturale. Fa parte del nostro istinto legarci a qualcosa di familiare, e possibilmente di solido e duraturo, come un panorama collinare o a un gruppo di vecchie case, basta che possiamo associarlo al nostro passato. Per questo un territorio i cui paesaggi e le cui usanze risalgono molto indietro nel tempo è una grande ricchezza che vale la pena di apprezzare e di conoscere e tutelare anche contenendo lo spopolamento ed evitando l’abbandono dello stesso”.

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