venerdì, 10 Aprile, 2020
Lavoro

Lavoro, in Italia si infrange il sogno Finlandia

A rompere un tabù con successiva, immediata marcia indietro è stata la Finlandia, che aveva fatto sognare la settimana lavorativa di quattro giorni. Il sogno che aveva già infervorato l’Italia si è presto infranto, con la smentita del governo dì Helsinki: “Non è nel programma della premier Marin”. Insomma ancora una falsa partenza per i fautori di “Less is More”, meno si lavora, meglio si produce. Una equazione che in Italia piace a molti e non a torto.

Secondo le ultime stime dell’Ocse, l’Italia è ai primi posti, dopo Grecia ed Estonia, nella classifica dei Paesi dell’area europea, dove si lavorano più ore alla settimana. In particolare, gli italiani lavorano 33 ore alla settimana, 3 ore in più rispetto alla media europea di 30 ore e, 7 ore in più rispetto alla Germania. Una riduzione di ore, stando ai livelli produttivi attuali e al Pil nazionale, appare irrealizzabile, anche se a provarci sono stati in tanti negli ultimi 30 anni anni. Si era lanciata Rifondazione Comunista con l’allora segretario a Fausto Bertinotti che invocava il modello tedesco: meno ore a parità di salario. Ipotesi discussa per lungo e per largo nei talkshow dell’epoca (quando ancora si discuteva di lavoro e non di reddito di cittadinanza), ma che tramontò velocemente, con Confindustria che sul piede di guerra.

Poi nel dibattito politico giuslavorista ed economico italiano piombò il “Modello Francese” la tanto esaltata (in casa nostra) “legge sulle 35 ore”. La cui entrata in vigore in Francia (2002) , riforma che fino ad oggi rappresenta un tabù inviolabile, il mito della sinistra che neppure la destra ha mai osato abbattere. Anzi ci ha provato nel 2017 il neo presidente Macron che aveva in programma proprio l’orario di lavoro da rivedere; era il primo cantiere che il premier francese intendeva aprire – assieme alla moralizzazione della politica – una cantiere però travolto dalle proteste dei “Gilet Gialli”.

Ma i tempi sono difficili per tutti anche per la “Locomotiva Tedesca” che ora sbuffa di fronte alla salita di una economia che frena. A chiedere due anni fa la il taglio orizzontale delle ore giornaliere e la riduzione verticale delle giornate lavorate, il tutto per arrivare ad una settimana corta di 4 giorni, è stato il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. Ma dove è finita la proposta? Se ne sono perse le tracce, così come di molto altro delle “rivoluzioni” proposte dal Movimento. Nell’arco di 25 anni ci sono state in Europa varie combinazioni, con un calo generale di ore lavorate: nel 1995 i tedeschi passavano al lavoro in media 1.528 ore all’anno, nel 2015 si sono ridotte a 1.371. In Spagna si è passati da 1.755 a 1.691 e in Francia da 1.605 a 1.482. Anche in Italia il trend è stato lo stesso: dalle 1.856 del 1995, dopo dieci anni si è arrivati a 1.725. Che sono però 354 in più rispetto alla Germania e 243 più di un lavoratore francese.

Quindi il faro acceso dalla Finlandia ha fatto destare i cuori di chi spera ancora che ci sia una possibilità per i lavoratori, in particolare in Italia – la cui età media supera i 47 anni – di accorciare orari e giorni per dedicarsi al tempo libero. Ma sarebbe possibile seguire l’ipotetico modello Finlandese? Qualche dato per capire quali enormi differenze ci sono tra noi e il paese Baltico. La Finlandia occupa una superficie territoriale tre volte più grande dell’Italia, con una popolazione di poco superiore ai cinque milioni, si è collocata negli ultimi anni tra le più ricche economie del mondo. Per fare un paragone con in nostro Parse, i finlandesi sono al secondo posto mentre l’Italia è quarantaseiesima. Tanto che sanità e istruzione, sono completamente gratuite, così come gli asili nido, le università. Il Paese, infatti, ha il più alto tasso di scolarizzazione. L’aiuto alle fascia di popolazione più fragile è esemplare. La Finlandia ha informatizzato quasi tutto il sistema dei servizi sociali.

Tra gli esempi concreti: l’infrazione stradale viene sanzionata sulla base del reddito percepito (cioè a parità di infrazione paghi di più se hai un reddito più alto). Anziani ed invalidi possono accedere ai servizi sociali allo stesso modo degli adulti che godono di buona salute. Con il permesso del paziente si potranno immagazzinare in un database tutti i dati sanitari di un paziente così da renderli accessibili a medici e farmacisti di tutta la Finlandia, facilitando le decisioni mediche. Inoltre con l’ausilio delle tecnologie è possibile monitorare la salute del paziente 24 ore al giorno direttamente da casa sua. In italia, invece, tra medici di famiglia, attese al Cup, visite specialiste, analisi di laboratorio, ritiro dei referti e consultazioni degli esiti, si è costretti a fare – c’è chi ha fatto i calcoli – ben 9 file mentre, come è noto, le liste di attesa sono chilometriche. Quindi la sanità italiana per quanto generalista e aperta a tutti ha pure servizi dove burocrazia e ritardi creano non pochi problemi agli utenti.

Inoltre in particolare, per fare ancora un esempio, in un settore sensibile come la sanità, il 2020 sarà ricordato come l’anno della fuga di medici e infermieri dalle corsie per effetto dei pensionamenti di “Quota cento”. Si potrebbe procedere a lungo su molti altri settori, come l’età media dei lavoratori, i giovani che emigrano (la vera emergenza infatti sono i ragazzi il più delle volte laureati che cercano fortuna altrove), i servizi inefficienti, la burocrazia, la tassazione del lavoro che scoraggia le piccole e medie imprese ad assumere. Insomma problemi noti e discussi.

E le tasse in Finlandia come vanno? Presto detto. Il reddito – soggetto a imposizione – si suddivide in due categorie: il reddito di lavoro e il reddito di capitale. L’imposta nazionale sui redditi di lavoro si caratterizza per le seguenti aliquote progressive: L’aliquota dell’imposta sui redditi da capitale è del 30% che può arrivare al 34% per classi di reddito superiori a 30mila euro. Inoltre c’è un sistema di assoluta trasparenza: il primo novembre, pur non essendo festivo, è un giorno importante in Finlandia: è quando l’ufficio delle tasse rende pubbliche le dichiarazioni dei redditi per l’anno precedente dell’intera popolazione. Chiunque in Finlandia, inoltre, può infatti richiedere e verificare personalmente la dichiarazione dei redditi di un’altra persona con una semplice telefonata tramite uno dei terminali pubblici posti nelle principali sedi del Verotoimisto (Ufficio delle tasse). Tornando all’Italia, una speranza del passaggio almeno nella Pubblica amministrazione da 6 a 5 giorni di lavoro può essere coltivata nella scuola. Il TAR del Lazio con una Sentenza pubblicata il 25 giugno 2019 ha difeso la “Settimana corta” riconosciuto che “Il passaggio dai sei ai cinque giorni della settimana scolastica consente infatti, nella valutazione del Collegio dei Docenti, di migliorare la distribuzione dell’impegno e del recupero psicofisico degli Studenti, di ottimizzare la presenza dei Docenti e del Personale amministrativo concentrandoli in un numero inferiore di giornate, di articolare in modo più funzionale la didattica con il raddoppio più frequente delle ore delle diverse discipline diminuendone la dispersione, di incrementare la possibilità di rientro pomeridiano per le possibili attività extracurricolari per la maggiore presenza dei Collaboratori scolastici al pomeriggio, oltre al risparmio energetico derivante da un giorno di chiusura (il sabato)”. Infine anche se poi ritirata la proposta a premier finlandese Sanna Marin di un orario di lavoro flessibile: quattro giorni a settimana e la giornata di sei ore, è stata ben accolta ovunque come segno di apertura alle esigenze crescenti di cittadini di avere più tempo libero. Diventata subito icona mondiale: la più giovane premier al mondo ha 34 anni, guida un governo socialdemocratico che la vede alleata a una coalizione guidata da partiti con a capo tutte donne. Non solo la giovane premier è nata ad Helsinki da due mamme perché quella naturale, che era single, ha scelto una donna come compagna di vita. In Italia, come al solito siamo un po’ indietro, salvo sorprese, infatti, il premier Giuseppe Conte pur essendo giovane è arrivato alla politica da un Movimento, ma è rimasto nel solco della tradizione, ha avuto come genitori una mamma e un papà. In futuro chissà si può sperare di avere anche tra noi una Sanna Marin.

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