sabato, 12 Giugno, 2021
Società

Arriva la Befana, ma il Paese invecchia e la violenza su minori è una emergenza

Conto alla rovescia per la festa della Befana, una delle notti più attese dai bambini. O, almeno, lo è stato per numerose generazioni e anche oggi forse la “vecchietta che vien di notte…”, suscita una sua fantastica ammirazione. Ma quanti bimbi e adolescenti ci sono oggi in Italia? E soprattutto come vivono? Quanti sono vittime di episodi di violenza? Interrogativi pressanti e, anche in molti casi, dolorosissimi: quasi mezzo milione di bimbi in Italia sono esposti alla violenza, molti la subiscono, e 473 bimbi hanno perso la vita per mano dei genitori.

Ecco alcuni numeri sui quali riflettere. Partiamo da un Paese con pochi nati e molti anziani. In Italia, vivono circa 9 milioni e 800 mila tra bimbi e adolescenti, un numero già basso che scende di anno in anno. Attualmente le persone con meno di 18 anni sono il 16,2% dei residenti. Per avere un raffronto sulla crisi demografica che in Italia si sta accentuando, basta fare un salto indietro, agli anni 80, quando i minori residenti in Italia erano quasi 15 milioni, su una popolazione complessiva di circa 56 milioni di persone. Quindi circa un quarto degli italiani aveva meno di 18 anni. Da allora il dato è diminuito, per poi attestarsi – verso la metà degli anni ’90 – sui 10 milioni. Oggi siamo sotto questa quota.

Il bilancio demografico generale del nostro Paese è in rosso ormai da parecchio. Non solo calano le nascite, ma il numero dei morti supera quello dei nati rendendo così negativo il saldo naturale. Lo scorso anno sono venuti al mondo in Italia appena 439 mila 747 bimbi, oltre 100mila in meno rispetto a dieci anni fa. Inoltre quasi 70 mila bimbi. hanno genitori entrambi stranieri. Sono questi i bambini potenzialmente interessati all’acquisizione della cittadinanza italiana attraverso una forma di Ius soli “temperato”, mentre un’altra quota di bambini, stimabile fra i 20 e i 25mila è nato da un genitore straniero e uno italiano e dovrebbe dunque godere già, per Ius sanguinis, della cittadinanza italiana. Senza i bambini nati da genitori stranieri, le nascite di ‘italiani da italiani’ si fermerebbero a quota 380mila, poco più della metà rispetto al numero di decessi, che superano i 600 mila casi. Riepilogando muoiono due persone e ne nasce una. In merito alla provenienza dei genitori, inoltre, per la parte dei bimbi nati in Italia, la scomposizione dei paesi di provenienza delle neo mamme, vede al primo gruppo, che assomma oltre il 20% del totale, è quello della Romene seguite da marocchine, albanesi e cinesi. Queste quattro comunità da sole rappresentano poco meno della metà delle nascite da madri straniere residenti in Italia. Secondo un studio di alcuni anni fa, del Ministero dell’Interno, il 40% dei bambini nati da stranieri è di religione o di ‘cultura’ musulmana; mentre cristiani e cattolici sarebbero tra il 50 e il 60%.

Rimanendo all’andamento della popolazione si può dire che negli ultimi venti anni i giovani si sono dimezzati rispetto alla popolazione anziana. Problema che riguarda in modo meno accentuato anche altri Paesi Europei. Le tre nazioni con meno bimbi sono: Bulgaria, Germania e Italia. Tutto ciò che riguarda l’infanzia, non è solo una questione di nascite ma anche di qualità della vita dei bambini e degli adolescenti. Un tasto molto doloroso sono proprio le condizioni in cui una parte dei bambini vive.

Nel corso dell’ultimo decennio, a causa della crisi economica, le condizioni materiali di una parte importante della popolazione sono peggiorate. Una caduta che purtroppo non ha risparmiato bambini e adolescenti. Anzi, l’incidenza della povertà assoluta è più alta proprio tra i minori di 18 anni. È, infatti, in atto una inversione dei livelli di indigenza tra le generazioni. Un decennio fa erano gli anziani ad essere più in difficoltà, oggi al contrario sono i minori di 18 anni i più colpiti dalla povertà assoluta. In altri versi una parte più giovane della popolazione residente in Italia è anche quella più vulnerabile. Questo impoverimento delle fasce adolescenziali e giovanili diverrà un serio problema nel prossimo futuro, perché significa impoverire il capitale umano di una Italia già in crisi per la fuga dei giovani e di tanti laureati.

L’aumento della povertà infantile è stato collegato a fenomeni che minano la coesione sociale: mancato sviluppo personale e cognitivo, difficoltà nel trovare un’occupazione stabile, maggiore dipendenza dall’assistenza sociale, rischio dipendenze più elevato.

Uno dei primi passi per contrastare la povertà tra i bambini e gli adolescenti è quindi un serio e costante monitoraggio del fenomeno. Diverse le associazioni che si occupano di sensibilizzare l’opinione pubblica del fenomeno della indigenza minorile, tra queste SOS Villaggi dei Bambini

che ha all’attivo molte iniziative di supporto concreto, sia ai bimbi ma che alle donne vittime di violenza. Quello della violenza su minori o che abbiano assistito a casi di violenza è un fenomeno drammatico. In Italia, sono circa 427 mila i bambini e ragazzi che hanno assistito a episodi di violenza dentro casa. Nel nostro Paese, infatti, la violenza contro le donne è un fenomeno drammaticamente diffuso: 1 donna su 3, tra i 16 e i 70 anni, nel corso della propria vita ha subìto violenza fisica o sessuale.

Numeri che vanno di pari passo con quelli delle condanne definitive per maltrattamenti in famiglia che è più che raddoppiato negli ultimi 17 anni. Un fenomeno, quello della violenza assistita dai bambini, in parte sommerso di cui non si hanno numeri certi. Nessuna ricerca, infatti, è in grado di stabilire per quanti minorenni ogni giorno la propria casa si trasformi da ambiente di protezione a luogo di insidie e pericoli, fino alla violenza vera e propria, in cui a rischio è la loro crescita e, in alcuni casi, la stessa sopravvivenza. Ci sono dati, inoltre che non vorremmo mai leggere ma sui quali va fatta una riflessione molto seria e umanamente sconcertante.

Nel “Rapporto sugli omicidi in famiglia” realizzato dall’Istituto di ricerche economico-sociali (Eures), in Italia dal 2000 al 2018, 473 bambini hanno perso la vita per mano dei genitori. Tutti avevano meno di un anno di età. In un’alta percentuale di casi, l’89,4%, ad assassinare bambini o neonati sono state le madri. Contro un 10,6% in cui a uccidere i figli sono stati invece i padri. E le vittime più numerose sono i neonati: un caso su cinque. A fornire altri numeri è la “Fondazione Terre des Hommes”, secondo la quale il quadro attuale è più che allarmante. Oltre ai casi di omicidio volontario di minorenni che di anno in anno aumentano sono cresciuti anche gli episodi di abbandono di minori o incapaci o quelli di violenza sessuale. Cui si sommano i casi in cui i bambini maltrattati hanno assistito ad abusi intrafamiliari, collegati, come detto, al crescente fenomeno della violenza domestica.

A rimetterci sono i bambini, i più fragili, verso cui la legge italiana non è ancora abbastanza pervasiva né offre adeguati strumenti di prevenzione. A ribadirlo è L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza che ha fatto proprio l’invito del Comitato Onu rivolta all’Italia che ha chiesto allo Stato di provvedere a una serie di interventi finalizzati alla prevenzione dei maltrattamenti su minori. Di fatto l’Italia, tenuta a rispettare la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, è rimasta indietro.

Ed è per questo che l’Autorità garante invita le istituzioni a muoversi per realizzare una chiara classificazione delle violenze, un sistema serio di monitoraggio dei casi di abuso, a puntare su un’adeguata formazione di insegnanti, assistenti sociali e personale sanitario. Per agire in tempo, è importante riconoscere quando un minore è esposto al rischio di subire violenza. Dall’ambito familiare alla scuola. Ambienti su cui pesa tanto l’omertà di parenti, amici, compagni di scuola.

Ma intanto la prevenzione resta incompiuta, messa ai margini, con costi sociali ed economici elevati. I servizi di protezione o cura delle vittime minori che hanno subìto maltrattamenti costano alle casse dello Stato oltre 13 miliardi di euro l’anno. Una spesa che a guardare i dati sui maltrattamenti sembra destinato purtroppo a lievitare. Su questo aspetto sollecitano più impegno la Fondazione Terre des Hommes, il Cismai (Coordinamento italiano servizio maltrattamento all’infanzia) e l’Università Bocconi, che ricordano come siano necessari maggiori investimenti. Un questo contesto già così difficile e doloroso ci sono poi questioni che hanno scosso l’opinione pubblica come le indagini su una rete sospetti e illeciti nella gestione degli affidi di minori, storia complessa, con più di un colpo di scena che nelle cronache è finita come l’inchiesta “Angeli e Demoni” scattata a Bibbiano, il comune in provincia di Reggio Emilia, che dallo scorso anno si trova al centro di uno scandalo che ha coinvolto nel veemente dibattito anche le forze politiche. Fatti che devono essere ancora chiariti ma che hanno come malcapitati protagonisti, ancora una volta, proprio bambini e adolescenti.

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