domenica, 12 Luglio, 2020
Esteri

Libia: embargo sulle armi?

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La guerra in corso in Libia è una catastrofe che ha generato una persistente crisi umanitaria lungo le rive del Mediterraneo. Negli ultimi otto anni, la guerra civile ha visto contrapporsi le forze del governo di accordo nazionale (GNA), riconosciuto a livello internazionale contro l’esercito nazionale libico (LNA) guidato da Khalifa Haftar, un generale autoritario che ha contribuito a finanziare i suoi sforzi attraverso una serie di attività non proprio etiche. Haftar ha potenti sostenitori, tra cui gli Emirati Arabi Uniti (Emirati Arabi Uniti), l’Egitto e ora la Russia. Anche la Francia ha offerto sostegno ad Haftar ritenendo che la Libia abbia un disperato bisogno di un “uomo forte” per combattere i numerosi gruppi estremisti violenti che operano in tutto il paese, tra cui figurano lo Stato islamico e Al-Qaeda. Il supporto fornito recentemente dalla Russia ha rovesciato l’equilibrio di potere nella guerra, poiché una serie di truppe e mercenari stanno aiutando l’LNA nei suoi tentativi di impadronirsi della capitale, Tripoli. E’ inoltre importante ricordare che alla fine di novembre, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il GNA hanno firmato protocolli d’intesa sui confini marittimi e la cooperazione in materia di sicurezza.

La Libia è un paese pieno di armi in quanto l’embargo sulle armi autorizzato dalle Nazioni Unite per il Paese è regolarmente violato. Da un rapporto delle Nazioni Unite del 9 dicembre emerge che gli Emirati Arabi Uniti, la Giordania e la Turchia sono i principali trasgressori dell’embargo, in quanto i primi due forniscono armi ad Haftar mentre la Turchia sostiene il GNA. Tale rapporto è stato completato prima dell’ingresso definitivo della Russia nel conflitto, fornendo truppe mercenarie per combattere a fianco delle forze di Haftar.  Ghassan Salame, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia, ha identificato l’intervento militare esterno come la più grande minaccia alle prospettive di pace in Libia. Le Nazioni Unite si sono dimostrate incapaci di creare la possibilità di una cessazione del conflitto a fuoco e pertanto, tale conflitto, continua a sfuggire al controllo. Rimane molto vaga la speranza che il rapporto delle Nazioni Unite possa indurre gli stati coinvolti a cessare il perpetuare delle violazioni dell’embargo sulle armi. È quindi più probabile che le spedizioni di armi e le forze mercenarie continueranno comunque a confluire in Libia, destabilizzando ulteriormente il paese ed offrendo ad Haftar l’opportunità di consolidare il suo controllo su vaste aree del territorio.

Oltre a scatenare il caos sulla società e sull’economia della Libia, le fazioni protagoniste nel conflitto sono anche responsabili della creazione di condizioni che hanno contribuito al fallimento dello stato. Si assiste ad un continuo aumento di rifugiati che tentano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Migliaia di persone sono morte nel tentativo di compiere questo pericoloso viaggio in navi improvvisate, non sicure e sovraffollate, mentre altre migliaia languiscono nei campi di detenzione per rifugiati. Questi campi offrono poca protezione dagli orrori della guerra. Un attacco aereo, quasi certamente condotto da un governo straniero, nel campo profughi di Tajoura il 2 luglio scorso ha ucciso almeno 54 rifugiati. Fino ad oggi, nessuna parte è stata ritenuta responsabile per questo crimine di guerra. Nel frattempo, le forze di Haftar hanno condotto centinaia di attacchi resi possibili da spedizioni illegali di armi da parte di attori esterni, inclusi droni di fabbricazione cinese forniti dagli Emirati Arabi Uniti. Da parte sua Erdogan si è impegnato a creare un equilibrio tra le parti inviando a sua volta droni, carri armati, forze speciali e unità di comando per sostenere il GNA. Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin hanno parlato al telefono la scorsa settimana per parlare di Siria e Libia, anche se non è chiaro quale sia stato il risultato di tale colloquio.

In risposta al sostegno che la Russia sta fornendo ad Haftar, la Turchia ha affermato che potrebbe intervenire militarmente a nome del GNA se richiesto da Tripoli. Erdogan ha recentemente affermato che “in caso di un tale invito (dal GNA), la Turchia deciderà quale tipo di iniziativa intraprendere” ed ha chiarito che l’intervento sarà, non solo limitato alla fornitura di armi, ma comprenderà anche un intervento di truppe. La prospettiva di combattimenti nella città di Tripoli, tra forze che includono mercenari russi da una parte e soldati turchi dall’altra, non è più inverosimile. Questo scenario introdurrebbe una dinamica del tutto nuova nel conflitto e allontanerebbe la speranza di giungere ad un accordo di pace nel prossimo futuro. Più forze esterne sono coinvolte nella guerra civile di un paese, più complicata diventa la situazione sul campo, più civili soffriranno e più a lungo durerà il conflitto.

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