lunedì, 27 Maggio, 2024
Considerazioni inattuali

Tutte le nostre forme

Jung diceva che tutte le persone incontrate nella vita che hanno un potere di fascinazione su di noi sono in realtà parti scisse di noi stessi che abbiamo rimosso e che ci sono riportate indietro. In sostanza chi ci piace è già parte di noi, è chi ci assomiglia ed anche chi compensa le parti mancanti, i nostri vuoti da colmare. Ma non ne ascriverei il senso complessivo all’arcinota “anima gemella”. In effetti le cosiddette parti scisse cui si riferisce Carl Gustav Jung non sono nostri gemelli: non devono assumere cioè la nostra stessa forma, ma piuttosto i tratti di altre forme di una medesima sostanza.

L’ANIMA SORELLA

La sostanza è la stessa, le forme che assume, le sue rappresentazioni sono differenti; e proprio perché si tratta di forme tutte riconducibili alla medesima sostanza ma non di sostanze identiche e pertanto evidentemente rassomiglianti, mi prendo la licenza di ribattezzarla come anima sorella. I gemelli della nostra anima sarebbero copie carbone di noi stessi, e pure con le stesse mancanze, gli stessi vuoti, gli stessi bisogni; mentre i fratelli, sì ci somigliano – il punto di partenza è lo stesso – ma il prosieguo è tutto da scrivere, tutto da vedere: insomma, non è prevedibile.

LA SEGRETEZZA DELL’ALTRO

Perché se lo fosse, prevedibile, non attrarrebbe probabilmente (anzi, sicuramente) la nostra attenzione, la nostra curiosità e la voglia di intraprendere una conoscenza. Unirci ad un gemello identico si rivelerebbe dunque assai noioso, rispetto a qualcuno che richiama la nostra essenza e ci è simile seppure con risvolti inaspettati, differenti, che hanno preso pieghe diverse: forme diverse. Perché – come per Galimberti – “La configurazione dell’amore è la segretezza dell’altro, è la non esauribilità di ciò che l’altro rappresenta ed offre: là dove non c’è alterità, è assolutamente impensabile poter cominciare ad amare, perché l’unica ragione per cui io possa stare insieme a qualcuno è che questo qualcuno abbia sempre qualcosa d’altro rispetto a quello che io capisco”.

FIGLI DELLA STESSA RADICE

Ecco forse perché scoprire l’altro significa anche scoprire sé stessi e capirsi. Ed individuarsi tra sostanze simili con forme differenti: sostanze corrispondenti che però nel corso della vita siano state portate a vestire un costume diverso; un po’ come succede tra fratelli, che pur crescendo nella stessa famiglia, compiono percorsi differenti e spesse volte hanno nature completamente dissimili, sebbene figlie di una stessa radice, della sostanza che ne ha generato le forme interiori ed esteriori.

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