giovedì, 9 Febbraio, 2023
Ambiente

Gentiloni: transizione verde e digitale, la rivoluzione industriale del secolo

Il taglio delle forniture di gas da parte della Russia è il principale responsabile dell’impennata del prezzo dell’energia che si è tradotto in un considerevole aumento delle bollette e nel rallentamento delle nostre economie. “Transizione verde vuol dire aumentare l’efficienza energetica e questo è il modo più veloce ed economico per ridurre i consumi e aumentare il risparmio in bolletta.
Sostituire il gas russo con quello di altri Paesi può essere una soluzione temporanea, ma rischia di creare nuovi rapporti di dipendenza se è solo questo. La transizione verde insieme all’innovazione digitale è la rivoluzione industriale del nostro secolo, continuare a investire in combustibili fossili sarebbe come puntare sulle carrozze a cavallo all’inizio del secolo scorso”. Lo ha dichiarato il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, all’inaugurazione della XV° edizione del Forum Qualenergia, organizzato dall’associazione ambientalista Kyoto Club e La rivista Nuova Ecologia.

Le rinnovabili, strumenti di pace

Il 2022 verrà ricordato come l’anno in cui la crisi energetica ha impresso una svolta decisiva alla transizione ecologica, ha spiegato il commissario italiano, con una soluzione sempre più condivisa e urgente all’emergenza climatica, alla sicurezza energetica e alle conseguenze economiche della dipendenza dai combustibili fossili. La sola differenziazione dell’approvvigionamento delle fonti di gas non ci aiuterà nel percorso verso la neutralità climatica. “Le energie rinnovabili sono strumenti di Pace – ha detto Gentiloni -. Il futuro appartiene alle energie pulite”. E l’Italia può essere protagonista del cambiamento. “All’Italia il Pnrr ha destinato 70 miliardi di euro (dei 290 miliardi complessivi) alla transizione verde”.

Nel 2021 spesi 42 mld di aiuti dannosi a ambiente

Ma le attuali politiche energetiche non sembrano andare esattamente in questa direzione. Secondo Legambiente l’Italia sta dimostrando di preferire una transizione energetica basata sul gas fossile piuttosto che sulle rinnovabili e su un nuovo sistema basato su prosumer, autoproduzione, reti smart, comunità energetiche ed efficienza. Al forum l’associazione ambientalista ha presentato il report “Stop ai sussidi ambientali dannosi. “Nel 2021 – afferma il report – il Paese ha speso 41,8 i miliardi di euro in attività, opere e progetti connessi direttamente e indirettamente alle fonti fossili. Ben 7,2 miliardi in più rispetto al 2020 (+21%).

Il settore con più voci di sussidi (ben 31) è quello energetico con 12,2 miliardi di euro e che potrebbero raggiungere i 2 mld di euro con le politiche energetiche in tema di gas. Un numero complessivo, quello dei finanziamenti ai SAD (sussidi ambientalmente dannoso), destinato ad aumentare anche nel 2022 per gli effetti del Capacity Market con oltre 1 miliardo di euro all’anno per 15 anni, a cui si aggiungono 30 milioni all’anno, dal 2024 al 2043 per un totale di 570 milioni, dedicati ai due rigassificatori di Piombino e Ravenna”.

Ben 14,8 miliardi, sottolinea Legambiente, sono eliminabili già entro il 2025 cancellando, ad esempio, quelli previsti per le trivellazioni e i fondi per la ricerca su gas, carbone e petrolio, così come le agevolazioni fiscali per le auto aziendali, il diverso trattamento fiscale tra benzina gasolio, GPL e metano, il Capacity Market per le centrali a gas e l’accesso all’Eco-bonus per le caldaie a gas.

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