lunedì, 27 Maggio, 2024
Il Cittadino

Locride, cultura, follia d’amore

Inevitabilmente, folle d’amore, ogni paio di mesi devo parlare della mia Locride.

L’occasione mi è data questa volta dalla pubblicazione sull’inserto “Sud” de “Il Sole-24 ore” dello scorso venerdì 14 ottobre di un articolo sulla candidatura della Locride a Capitale della Cultura 2025.

La sfida – perché di una sfida si tratta – verrà presentata alla stampa nazionale il prossimo 25 ottobre, a Roma, alla Cappella Orsini (la ex Chiesa di Santa Maria in Grotta Pinta che dal 1599 fu Cappella di Palazzo Orsini Savelli).

L’iniziativa, l’idea primigenia, nasce dal “G.A.L. Terre Locridee” e dal suo Presidente, Francesco Macrì: architetto e imprenditore, già sindaco di Locri col merito di avere ridato alla città la centralità e vitalità culturale che si era affievolita sul finire del secolo scorso

La genialità  è quella di avere candidato un territorio ben caratterizzato, la Locride, anziché un singolo municipio. Quindi 42 comuni, da Punta Stilo a Capo Spartivento, con proprio al centro quella grande unica città rappresentata dai Comuni di Locri e Siderno, che quando decideranno di conurbarsi sarà sempre tardi. 91 chilometri di costa bagnati da un mare Jonio, limpido come quello di un’isola.

Con la sorpresa che esci dall’acqua, superi la duna sabbiosa – per lunghi tratti in parallelo anche una fresca pineta – e… scopri di avere fatto il bagno sulla spiaggia dei Bronzi di Riace… No, anzi inciampi su uno dei blocchi di arenaria del tempio dorico dell’antica Kaulon e magari sotto la sabbia puoi scoprire qualche mosaico, come il drago, conservato nel Museo di Monasterace, proprio al di là della statale… Ma che dico? se hai voglia di mosaici ellenici basta andare più a sud alla villa romana di Casignana, che si estende dal mare alla collina, con mosaici incredibili e ancora tanto da scoprire… Ma allora vastità per vastità scopri l’ebrezza di farti il bagno a Ferragosto in una spiaggia dove sei solo tu, nascosta da una pineta di chilometri, dietro la quale – meraviglia – hai l’antica città di Locri, un’area archeologica vastissima, tra le poche al mondo su cui non insiste la città moderna, con tre musei, uno dei quali, sorpresa!, di reperti romani: perché Locri Epizephiri dal secondo secolo avanti Cristo, dopo la sconfitta di Annibale, fu romana… Uffa, però, troppa spiaggia, troppo biancore tra sabbia e antichi templi: andiamo allora alla scogliera di Capo Bruzzano (l’antico Zephirio): pareti rocciose e scogli a custodia della “secca delle cernie”, con praterie di Poseidonia oceanica.

La meraviglia della costa ed i segni della storia sul litorale, sono nulla a confronto della bellezza misteriosa – in parte inesplorata, che va scopetta metro dopo metro – dell’entroterra: dove tutto è permeato di antica cultura, che fa diventare Poeti (con la “P” maiuscola) anche chi non sa scrivere: come la poetessa analfabeta Settilia Palma Mammoliti di San Luca, non a caso il luogo natale di Corrado Alvaro. Settilia è morta poco dopo avere compiuto cento anni nel 2020; forse è stata l’ultima poetessa orale, l’ultima aedo, della storia.

«Lu ventu sona e l’acqua sona e canta / L’Angiuli a Vui vi fannu a ninna nanna / La ninna nanna Vi canta Sant’Anna / Evviva, sempre evviva, Maria di La Muntagna»  i versi con cui Settilia salutava la Madonna della Montagna, il millenario Santuario di Polsi (a proposito: save the date, come si dice oggi,  “Polsi Ambiente 2023” dal 30 giugno al 2 luglio).

Ma non vi farei cominciare da lì l’esplorazione: Polsi è un punto d’arrivo, un luogo dell’anima, custode della calabresità e sua stessa metafora.

Muoverei dalla vallata dello Stilaro, scendendo dalle Serre calabresi; il percorso bizantino lo definisco io. Una sorpresa, sconosciuta e neppure immaginata, dietro l’altra. A oltre mille metri d’altitudine, in un foltissimo bosco di faggi, archeologia industriale con la Fonderia Borbonica della Ferdinandea (il più grande altoforno d’Europa, all’epoca) con l’attiguo Casino di caccia del Re Ferdinando. Un complesso che forma, con altri siti, l’«Ecomuseo delle ferriere e fonderie di Calabria», misteriosamente non pubblicizzato ed ignoto finanche localmente (ma questa è una costante della Calabria). Quasi sconosciuto anche l’Asceterio di Santa Maria del Monte Stella, una incredibile chiesa scavata nella roccia, in fondo a una sorta di pozzo che si raggiunge con 62 scalini, una delle tante testimonianze dei monaci basiliani. Finalmente Stilo, patria di Tommaso Campanella, con la sua Cattolica, Duomo, conventi, palazzi. Più giù le cascate del Marmorico a Bivongi, non lontano dal monastero ortodosso, aperto al culto, di San Giovanni Therestis.

Lo spazio a mia disposizione finisce qui. E dovrei ancora dirvi di tanti altri tesori nascosti e di autentici scrigni di arte e cultura: Caulonia, Gerace, Mammola, Gioiosa; i borghi “superiori di Siderno, Bovalino e Ardore; i paesi dell’area grecanica (dove si parla in greco antico) lungo la fiumara La Verde: Staiti, Samo, Casignana, lo stesso Bianco. Dovrei dirvi del Musaba il tempio picassiano di Nik Spatari; delle antiche Terme di Locri-Antonimina; della cultura gastromica: non semplice cucina, ma cultura vera e propria: maiale nero d’Aspromonte, provolette di Ciminà, capra, stoccafisso.

E, infine, su tutto la “Montagna”, l’Alpe Aspromonte, con tesori inimmaginabili, con la madre di tutte le querce del mondo (anche questa, inspiegabilmente, nascosta e inaccessibile), coi suoi monoliti (Pietra Cappa è il più grande d’Europa), coi suoi boschi incantati e cento cascate segrete. E coi borghi di Africo, Platì e San Luca, evocati solo per fatti di ‘ndrangheta, ma dalla cui gente si avverte nascere forte una voglia di riscatto, quel rinascimento che si avverte in tutta la Locride, sintetizzato efficacemente dallo slogan della candidatura a “Capitale della Cultura” dell’universo Locride: «tutta un’altra storia».

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