martedì, 11 Agosto, 2020
Attualità

La riforma civile targata Conte

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Un posto nella storia d’Italia – il professore Giuseppe Conte da Volturara Appula – l’ha già conquistato il 1° giugno 2018, quando ha assunto la guida del suo primo Governo. Ciò nonostante, per un accademico del suo calibro, legare il proprio nome alla riforma del Codice civile del 1942 costituirebbe, senza dubbio, un motivo di grande soddisfazione, personale e professionale.

La materia – oggetto di un apposito disegno di legge delega – è stato pressoché ignorata dai media che hanno dedicato maggiore attenzione alla riforma, altrettanto necessaria ed irrinunciabile, della giustizia penale e di quella civile.

Chi non ha perso di vista il tema è l’Associazione Civilisti Italiani che in febbraio organizzerà un convegno nazionale nel corso del quale sarà elaborato un articolato normativo che sarà offerto al Presidente del Consiglio dei Ministri come contributo dell’Accademia ad una grande riforma civile.

Ne abbiamo parlato con il presidente nazionale, Aurelio Gentili, avvocato cassazionista, professore straordinario di diritto civile presso UniPegaso, già professore ordinario di istituzioni di diritto privato presso l’Università degli Studi Roma Tre e Coordinatore del Master di II livello “Il contratto nel diritto europeo” dell’Università Roma Tre (Facoltà di Giurisprudenza).

Dal punto di vista mediatico questa riforma del codice civile del 1942 è finora passata sotto silenzio. Come mai?
“Come lei giustamente nota, dal punto di vista mediatico questa riforma è finora passata nel generale silenzio. Difficile dirne il motivo. Certamente l’attenzione spasmodica ai problemi economici del Paese distrae l’attenzione da quelli civili. Non saggiamente: sia perché l’Italia é stata cambiata più dalle riforme che non costano (diritto di famiglia, divorzio, interruzione di maternità, unioni civili) che da questo o quel provvedimento economico; sia perché un ampio dibattito sui temi civili, che riguardano tutti, sarebbe di grande aiuto per mettere a punto gli strumenti legali di modifica. Per queste ragioni, e perché questo é proprio uno dei suoi compiti, la nostra associazione, che raduna la maggior parte dei giuristi accademici di area, è oggi impegnata a contribuire alla riforma, e sta redigendo una bozza di articolato normativo contenente le modifiche al codice postulate dal disegno di legge delega alla base della riforma.  Oggi gli intellettuali non godono di buona stampa. Ma noi avendo qualche esperienza nel campo, ci sforziamo di interpretare il sentimento sociale e tradurlo, cosa rara nella sciatta legislazione corrente, in buone e chiare formule giuridiche. Tale articolato normativo sarà discusso in un convegno nazionale a Roma (presumibilmente il prossimo 13-14 febbraio) cui tutti possono partecipare. Il prodotto finale sarà da noi offerto al Presidente del Consiglio dei Ministri, che è nostro collega, come contributo dell’Accademia ad una grande riforma civile”.  

Molte sono le novità previste nella legge delega in materia di diritto di famiglia, successioni e invalidità delle clausole in contrasto con la tutela dei diritti della persona aventi rango costituzionale. Quali le motivazioni di carattere pratico che hanno indotto il legislatore ad intervenire?
“Innanzi tutto l’esigenza di favorire l’autodeterminazione delle persone. È un trend potente e generale (si pensi – in altri campi – alle Dat o al suicidio assistito) che deve trovare sfogo anche nella famiglia nucleare (perché i coniugi o gli uniti civilmente non potrebbero regolare profili personali, patrimoniali, confessionali, organizzativi del rapporto o linee guida riguardo all’educazione della prole e simili?) e nella famiglia allargata (perché non consentire una sistemazione programmatica del fenomeno successorio e una maggiore libertà di devoluzione dell’asse ereditario, per esempio là dove esso comprende imprese familiari?).

Basta guardare le altre legislazioni europee per constatare che, nonostante la risalente riforma familiare del 1975, noi siamo arretrati e conserviamo restrizioni non più al passo con i tempi. Alla base sta il fatto che non esiste più la famiglia ma le famiglie, secondo modelli vari, ma tutti socialmente degni. C’è, poi, l’esigenza di irrobustire la difesa di quei diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione e dalle Carte europee (vita, dignità, salute, intimità privata, libertà familiari, sicurezza, dati personali, manifestazione del pensiero, culti, lavoro, impresa, asilo, istruzione, parità di genere, non discriminazione, infanzia, vecchiaia, disabilità) che sono i grandi punti sensibili della nostra società e che non sono difesi abbastanza dall’autodeterminazione, a causa delle debolezze che l’individuo patisce nella società moderna”.

E quindi?
“Poiché le limitazioni sono prevalentemente inferte per contratto (tanto per fare degli esempi a caso, si pensi al familiare che si sovra-indebita a vita per garantire un finanziamento all’impresa del parente o al giovane atleta che viene ‘acquistato’ dalla società sportiva con un contratto capestro per il resto della sua vita agonistica o al lavoratore spinto a firmare un patto di non concorrenza che, di fatto, gli impedirà sempre un’altra occupazione per cui ha la professionalità, alle locazioni usurarie all’immigrato, al servizio reso in cambio della cessione invasiva di tutti i dati personali, ma gli esempi si possono moltiplicare) è sui contratti che occorre intervenire”.

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