sabato, 24 Ottobre, 2020
Editoriale

Debiti, in 16 milioni nel girone dei cattivi pagatori. Imprese e famiglie segnalate a non avere credito, e sono 6 milioni gli “errori”

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È il girone infernale di chi in difficoltà ha saltato almeno due rate si ritrova inchiodato tra i cattivi pagatori. Con la sorpresa nel volume dei numeri di cui nessuno parla, malgrado le migliaia di ore di approfondimenti e talk show su politica, cronaca ed economia, che 16 milioni di italiani sono segnalati nelle banche dati di: Crif (Centrale Rischi Finanziari); Experian Cerved Information Service (nato dall’unione a di Experian e Cerved Group); CTC (Consorzio Tutela del Credito).

Quindi bocciati e messi sotto un cono d’ombra negativo, che significa nessun altro prestito potrà essere concesso, nessuna prova di appello, nessuna, se non hai soldi a sufficienza, speranza di riscatto; anzi cosa che ha il sapore di una vera ingiustizia, capita a molti che pur avendo saldato i conti e pagate anche le more venga trattenuto nell’archivio e bollato come persona che le banche devono evitare.

Un meccanismo, di cui il legislatore non se ne preoccupa, che appare iniquo ma dal quale sembra non si possa fuggire. Il tutto inizia con una stretta di mano e un sorriso affabile di quanti concedono un prestito: banche, finanziarie, società di microcredito, Etc; quando si firma si viene automaticamente iscritti nei Sistemi di informazioni creditizie, la Sic. Un mega archivio dove sono conservate le informazioni dei clienti. Eppure, troppo spesso ci si accorge di ritrovarsi tra i ‘cattivi’ pagatori anche per errore. E qui c’è, se non vogliamo parlare di abuso, di certo un “errore” delle società che gestiscono banche dati. In una recente stima i segnalati che pur hanno avuto la possibilità di saldare i debiti, pagare le more e le spese accessorie, sono, secondo i calcoli circa 6 milioni, che hanno ancora il bollino rosso del cattivo pagatore.

Con tutto quello che significava, ossia non avere la possibilità di accedere a un nuovo credito, anche per modeste cifre, magari pagare un dentista, delle visite mediche, per affrontare piccoli pagamenti improvvisi. Una chiusura che per una azienda, sempre più spesso micro aziende, significa arrivare alla fine della storia imprenditoriale, mentre per una famiglia o una persona è la morte civile. Ci vuole poco a comprende le frustrazioni di chi o per avverse condizioni economiche, o per errore degli archivi, rimane intrappolato nel sistema. Il problema delle segnalazioni nelle banche dati a cui poi attingono gli istituti di credito, va ricordato vale anche per quanti fanno da garante a chi chiede un prestito e si trova indietro nei pagamenti.

Dalla parte di chi finanzia, invece, appare tutto semplice e rettilineo, il compito del sistema è chiaro, ossia chi può valutare il merito creditizio e contenere il rischio? Lo si può fare solo attraverso le segnalazioni che gli stessi istituti inviano ogni mese, così prima di concedere nuovi prestiti, c’è lo stop a quanti non siano in grado di rimborsarli. In più per le banche il sistema avrebbe anche un compito, diciamo così “pedagogico”, per evitare rischi di sovraindebitamento a quanti hanno già difficoltà.

In base a queste informazioni nei Sic si distinguono i profili positivi e quelli negativi. Infatti l’archivio informatico è composto per oltre tre quarti da nominativi di cittadini che rimborsano regolarmente il finanziamento. Secondo questo ragionamento finanziario le banche o chi per loro devono, infatti, essere certe di potersi fidare. Il problema avviene, e forse con esso anche l’abuso, quando magari per aver saltato qualche rata – che poi però si è regolarizzata – scatta la segnalazione come cattivo pagatore. Basta, talvolta, una volta per essere bollato come debitore inaffidabile. Insomma non c’è nessuna flessibilità. Per paradosso lo Stato sarebbe per i ritardi della Pubblica amministrazione e gli errori della burocrazia il maggior cattivo pagatore, ma questo è un discorso che porterebbe troppo lontano.

Per rimanere nella vita quotidiana c’è un altro aspetto controverso, per i malcapitati pagatori sia cattivi che quelli redenti, ossia il trattamento dei dati personali. Secondo le centrali rischi i dati personali sono trattati nel pieno rispetto della privacy dei soggetti censiti, in base a quanto stabilito dal Codice Deontologico in vigore dal 2005. Ma attenzione dati riservati solo per le informazioni positive, ma se ad esempio, non si paga una rata per due mesi consecutivi allora addio a privacy,il “soggetto” viene registrato nei Sistemi di informazioni creditizie 15 giorni prima della trasmissione dei dati ai Sic, la banca è tenuta ad avvisare e a dare un’ultima possibilità di regolarizzare alla posizione debitoria prima che la segnalazione diventi effettiva.

Ancora peggio se si ricade in un ritardo, la seconda volta la tolleranza sarà zero, e il mancato versamento sarà subito segnalato. Infine il girone dei dannati del cattivo pagatore è costellato di altri pericoli, ad esempio le decine di società che promettono di “Cancellare i tuoi dati” dalle centrali rischio (il tutto a pagamento) si tratta di una truffa, perché come spiegano i consulenti finanziari seri, la cancellazione dalle Sic avviene automaticamente dopo un periodo di tempo, e il sistema non può essere velocizzato, o in qualche modo modificato. Oltre ai debiti, le segnalazioni, i possibili errori, i dinieghi delle banche, si è vittime anche di truffatori senza scrupoli, il tutto per aver saltato o ritardato il versamento di due rate.

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