lunedì, 8 Agosto, 2022
Società

11 donne alla Corte Costituzionale entro il 2028?

Sarebbe una novità assoluta nella Corte Costituzionale che dal 1956 continua a vedere un “predominio” di quasi solamente uomini.

Il meccanismo sul mandato dei 15 giudici che compongono la Corte Costituzionale – così come prevede l’articolo 135 della Costituzione -, fa si che ognuno giudice – eletto o nominato – vi permanga per nove anni. Entro il 2028 tutti i giudici finiranno il loro mandato e gli Organi preposti (Presidente della Repubblica, Parlamento e Magistrature ordinaria ed amministrativa) dovranno provvedere alle loro sostituzioni.

Perché vi sia una forte determinazione a dare spazio alle donne ad assolvere questo delicato incarico, occorra che i singoli Organi siano animati dalla buona volontà di voler condividere tale obiettivo, nella
ricerca tra le donne con gli specifici requisiti.

Attualmente le donne sono complessivamente quattro, di cui due svolgono il ruolo di vicepresidenti. Se non venissero sostituite con altrettante donne, alle naturali scadenze, al dicembre 2028 avremmo solamente due donne alla Consulta.

Il Presidente della Repubblica dovrà entro tale data nominare quattro giudici, mentre il Parlamento, addirittura ne dovrà eleggere ben cinque; uno, invece, è di competenza delle magistrature superiori.
In teoria, potrebbe succedere che le prossime future scelte dei giudici siano fatte esclusivamente sulle donne coi requisiti indicati dal citato articolo 135 e cioè: “…scelti fra i magistrati anche a riposo delle
giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrativa, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio.”

Il Presidente della Repubblica ha sostenuto e sostiene spesso, in ogni circostanza, che la donna, a parità di meriti, abbia opportunità pari all’uomo, ed in tal senso ha le piene facoltà per contribuire a creare
nel massimo Organo di garanzia Costituzionale una presenza femminile che possa dare nelle delicate decisioni della Consulta quel determinante, significativo e qualificante apporto femminile.
Egli dovrà, entro il 18 settembre, nominare il giudice per la vacanza che creerà la fine del mandato dell’attuale Presidente, Giuliano Amato.

Poi ci sono  altre due scadenze previste per l’11 novembre 2023. Meno probabile, ma altrettanto responsabile, è la scelta che tocca al Parlamento in seduta comune, nel prediligere donne, a parità di merito. Bisogna crederci e volerlo in concreto. Di scadenze ve ne sono ben quattro tra l’11 novembre 2023, di cui tre entro il 21 dicembre 2024.

Sono tutte incombenze che riguarderanno il nuovo Parlamento che si formerà dalle urne delle future elezioni politiche che si terranno nella prossima primavera. Sarà un Parlamento che, dopo 75 anni, si troverà ridotto nel numero di ben 345 unità. Se vi sarà più o meno burocrazia e democrazia lo si vedrà al lavoro ed in base alle scelte politiche anche sul fronte delle pari opportunità di cui si discute in ogni dove per
favorirne la presenza negli Organi di vertice.

Vedere al tavolo della Consulta una larga maggioranza di donne giudici, 11 su 15 sarebbe una inversione di tendenza , anche un fiore all’occhiello per il nostro Paese.

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