venerdì, 19 Aprile, 2024
Esteri

Turchia ancora distante per diventare Stato membro Ue

Nonostante le ripetute dichiarazioni della Turchia di voler diventare stato membro UE, il Paese si è costantemente sottratto agli impegni assunti nell’ambito del processo di adesione negli ultimi due anni. Lo sottolinea il Parlamento europeo nella risoluzione del testo, non legislativo, approvato con 448 voti favorevoli, 67 contrari e 107 astensioni.

Il Parlamento accoglie con favore il leggero miglioramento recente delle relazioni tra UE e Turchia nel loro complesso, in particolare nei colloqui di alto livello. Purtroppo, questa cooperazione rafforzata coesiste con conflitti regolari poiché, sottolineano i deputati, le relazioni con i Paesi UE limitrofi rimangono difficili.

La risoluzione evidenzia il persistente deterioramento della situazione dei diritti umani in Turchia. I deputati deplorano le continue pressioni legali e amministrative sulla società civile e sui difensori dei diritti umani, avvocati e giornalisti, e chiedono alla Commissione di fornire finanziamenti sufficienti per gli sforzi a favore della democrazia in Turchia. I deputati accolgono con favore la disponibilità della Turchia ad agire come mediatore nella guerra russa contro l’Ucraina e sottolineano come sia di vitale importanza che l’UE e la Turchia cooperino adeguatamente in politica estera e di sicurezza nell’attuale contesto Inoltre, i deputati ringraziamo il paese per il suo fermo allineamento alla NATO e all’UE.

Nel testo, si elogiano gli sforzi della Turchia nel continuare ad ospitare la più grande popolazione di rifugiati al mondo e si prende atto della continua erogazione di finanziamenti UE a tale scopo, che i deputati si impegnano a mantenere in futuro. I deputati sostengono inoltre la proposta della Commissione di avviare i negoziati per rinnovare un’Unione doganale reciprocamente vantaggiosa, ma avvertono che il Parlamento sosterrà un accordo finale solo qualora siano soddisfatte le necessarie condizioni democratiche in materia di diritti umani e libertà fondamentali, rispetto del diritto internazionale e relazioni di buon vicinato.

In sintesi, i deputati affermano che il Parlamento non può, in questa fase, che confermare la sua posizione in favore di una sospensione formale dei negoziati di adesione con la Turchia, di fatto fermi dal 2018. Secondo i deputati, opponendosi apertamente alle sentenze vincolanti della Corte europea dei diritti dell’uomo in relazione al caso di Osman Kavala e altri, l’attuale governo turco ha deliberatamente demolito qualsiasi possibilità di riaprire il processo di adesione all’UE in questo momento.

I deputati chiedono al governo turco di trattare in buona fede le domande di adesione alla NATO di Finlandia e Svezia, di adoperarsi in modo costruttivo per risolvere eventuali questioni in sospeso e di astenersi dall’esercitare indebite pressioni in tale processo. I deputati sottolineano infine che è importante che, nelle attuali gravi circostanze, tutti gli alleati della NATO agiscano con lungimiranza e ratifichino prontamente i protocolli di adesione dei due paesi. “In questi momenti difficili, i valori e i principi al centro di qualsiasi processo di adesione UE non possono passare in secondo piano rispetto a qualsiasi contingenza geopolitica.

Ecco perché il Parlamento – e spero tutte le istituzioni UE – non dovranno rimanere in silenzio di fronte all’attuale spirale autoritaria del paese – afferma il relatore Nacho Sánchez Amor (S&D) -. In questo momento, invece di riconquistare la fiducia – aspetto indispensabile delle relazioni UE/Turchia – la stiamo perdendo. Il veto irresponsabile alla NATO e le crescenti tensioni con gli Stati membri UE, caratterizzati da una situazione preelettorale nel paese, sono segnali preoccupanti per il futuro. Se non ci saranno cambiamenti, difficilmente il processo di adesione potrà sopravvivere per altri cinque anni”.

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