lunedì, 28 Novembre, 2022
Economia

Riforma fisco. Rush finale, dal 20 il voto alle Camere

Dodici giorni di pausa per il Referendum e la tornata elettorale delle prossime amministrative del 12 giugno, poi da martedì 14 il Parlamento tornerà a discutere della riforma del fisco. Il dibattito si terrà nella Commissione finanze e non dovrebbero esserci ulteriori sorprese. Finora divergenze e strappi sono stati riassorbiti dalle nuove intese politiche raggiunte anche con la mediazione di Palazzo Chigi. Le modifiche sono state accolte in modo che la proposta di riforma possa entrare nel dibattito parlamentare per la data del 20 giugno. Con un successivo passaggio per il voto in Senato. Come è noto sul fisco il presidente del Consiglio Mario Draghi ha posto la data limite della fine di giugno per l’approvazione del testo, altrimenti il Governo avrebbe posto la fiducia.

Riforma tra due Governi

Sui decreti di attuazione l’Esecutivo avrà ancora 18 mesi di tempo. Questo percorso temporale non sarà ininfluente, perché il prossimo anno ci sarà il voto per le politiche. Con buona probabilità la riforma sarà a cavallo ed esecutiva tra due Governi. L’impianto della riforma dovrebbe rimanere intatta su punti cardini che sono stati costruiti dopo un acceso dibattito e compromessi che soddisfano i partiti di maggioranza.

Taglio di Irpef e Irap

Tra gli elementi innovativi spicca la riduzione delle aliquote Irpef. L’Imposta sul reddito delle persone fisiche subirà una “riduzione graduale delle aliquote medie effettive derivanti”. Per la maggioranza di Governo il taglio delle aliquote darà un aiuto concreto a quei cittadini con redditi medio bassi. L’obiettivo è ridurre la pressione fiscale, e tra gli effetti previsti dal Governo il rendere più agevole quell’incontro nel mercato del lavoro tra offerta e domanda, “con particolare riferimento ai giovani e ai secondi percettori di reddito”.
Sullo stesso solco economico sociale è l’impegno di rendere concreti i nuovi criteri per avviare una semplificazione “della struttura dell’Iva, con particolare riferimento al numero e ai livelli delle aliquote e alla distribuzione delle basi imponibili tra le diverse aliquote”. Si tratta di delicati passaggi tecnici il cui impatto nella realtà economica delle famiglie e delle imprese richiederà tempo. Ad esempio il testo ha tra gli obiettivi quello di “semplificare la gestione e l’applicazione dell’imposta, contrastare l’erosione e l’evasione fiscali e aumentare il grado di efficienza del sistema impositivo, in coerenza con la disciplina europea armonizzata dell’imposta”. Sull’Irpef le tensioni non sono mancate. Per i sindacati si è fatto poco e per Confindustria non servirà a molto perché per le Associazioni datoriali chiedevano un deciso taglio dell’Irap. Il Governo ha dato priorità all’Irpef con una riduzione di Quota divise in tre scaglioni. I costi preventivati toccano i 4 miliardi mentre altri 2 miliardi serviranno per il superamento dell’Irap.

Autonomi arriva la flat tax

Novità per i lavoratori autonomi e imprese. Anche in questo caso i decreti attuativi dovranno chiarire alcuni tetti di interventi, ma il testo che approderà in Aula già possiede delle indicazioni chiare. È previsto, ad esempio uno scivolo di due anni per chi è in regime di flat tax e supera il tetto dei 65mila euro di ricavi. Ci sarà una fase transitoria con un regime agevolato. Saranno i decreti attuativi a stabilire il nuovo tetto di ricavi per accedere alla fase transitoria. Un aspetto importante di questo capitolo della riforma riguarda la “semplificazione e razionalizzazione dell’Ires”, a cui è stata aggiunta la “revisione dei costi parzialmente e totalmente deducibili”. C’è poi la parte che interessa alle imprese, con l’Articolo 5 dedicato al “graduale superamento”, dell’Irap. Nel testo concordato si sottolinea che ci sarà una priorità che sarà data a società di persone, studi associati e società tra professionisti. I soldi che deriveranno dalla cancellazione dell’Irap, andranno a finanziare il sistema sanitario nazionale. Anche in questo caso il Governo ha posto una clausola di salvaguardia con la decisione che non ci saranno “aggravi di alcun tipo sui redditi di lavoro dipendente o da pensione”.

La Casa e l’articolo 6

Sul Catasto si sono registrati scontri e intese. E rimane ancora il capitolo più controverso sia per la complessità tecnica sia per le attenzioni politiche che desta il tema casa. Si tratta dell’Articolo 6, diventato tema di un compromesso raggiunto con la mediazione del premier Draghi. Dalla nuova versione della riforma sono scomparsi i riferimenti al valore patrimoniale degli immobili. In altri versi al prezzo di vendita e valori di mercato. Perché secondo la posizione del centrodestra questo rapporto avrebbe innescato l’aumento delle imposte sulla casa. Eventualità, invece, esclusa a priori dal Pd che riteneva incomprensibile la posizione di rottura del Centrodestra.
Per i Catasto viene introdotta inoltre la consultazione della banca dati Omi presso l’Agenzia delle entrate, che censisce i valori di mercato degli immobili per microzone. La modifica dell’Articolo 6 prevede anche che sarà determinata, accanto all’attuale rendita catastale, “una rendita ulteriore, suscettibile di periodico aggiornamento”, con i riferimenti del DpR 138 del 1998, che cita i valori di mercato degli immobili per la definizione delle stesse rendite.

Cash back fiscale e sanità

Altro tema che ha suscitato non poche polemiche è il cash back fiscale che dalle lotterie per gli acquisti e scontrini è passato ora ad essere applicato alle spese di natura socio-sanitaria. A partire dalla ripresa dei lavori della Commissione il cash back fiscale sarà sottoposto al doppio voto, quello della Commissione poi dell’Aula. La novità importante per i contribuenti che non dovranno più aspettare fino al momento della dichiarazione dei redditi per portare in detrazione il 19% delle spese sostenute in relazione ad acquisti tracciabili di specifici beni e servizi. Le detrazioni saranno erogate direttamente “tramite piattaforme telematiche diffuse”. L’obiettivo è fare ordine tra le innumerevoli deduzioni e detrazioni “tenendo conto della loro finalità, con particolare riguardo alla tutela del bene casa, e dei loro effetti sull’equità e sull’efficienza dell’imposta e destinando le risorse derivanti dalla loro eventuale eliminazione o rimodulazione ai contribuenti soggetti all’Irpef con redditi medio-bassi”.

Lotta all’evasione la priorità

Sul fisco la parola d’ordine è lotta all’evasione. Un compito epocale che sarà al centro dei prossimi interventi politici, in un mondo quello italiano dove ci sono aspetti contraddittori tra chi inneggia a nuove tasse e chi ritiene che la tassazione sia elevata e insopportabile. In mezzo c’è il popolo dei contribuenti che chiede di pagare tutti e pagare meno.
L’evasione fiscale, secondo le stime del Governo ammonta a circa 105 miliardi di euro l’anno. Di questi poco più di 90 miliardi sulle imposte e il resto sui contributi. Il premier Draghi e i sindacati chiedono controlli più severi e selettivi in modo da contrastare l’evasione.
Le maglie del fisco si stringeranno ora attraverso “la piena utilizzazione dei dati che affluiscono al sistema informativo dell’anagrafe tributaria”, inoltre la riforma prevede “il potenziamento dell’analisi del rischio, il ricorso alle tecnologie digitali e all’intelligenza artificiale”. Non sarà un fisco che arriverà a gamba tesa ma le azioni di recupero saranno perseguite “mediante il rafforzamento del regime di adempimento collaborativo”. L’obiettivo di “contenere gli spazi di elusione e di erosione dell’imposta” è stato inserito anche a proposito della progressiva armonizzazione dei regimi di tassazione del risparmio. Uno degli effetti attesi dalla semplificazione è “contrastare l’erosione e l’evasione fiscali e aumentare il grado di efficienza del sistema impositivo”.

Fonte foto: Carlo Lannutti – Imagoeconomica

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