martedì, 19 20 Novembre19
Ambiente Editoriale

Tutto Bio e Green, ma nulla ferma la plastica. Le micro particelle arrivano ovunque

Sempre più parole che incitano al mondo “Green”, ma la terra diventa sempre più sporca e pericolosa per la salute e le creature viventi. Questo il paradosso mediatico in cui ci si dibatte quotidianamente, dove il bombardamento delle parole d’ordine sono “sostenibilità” e “bio”, parole che hanno contagiando un pò tutto: dai consumi alle cure omeopatiche, ai cosmetici alle scelte di acquisto della filiera alimentare, a comprare un cappotto, le scarpe o un’auto.

Nella realtà le cose vanno male. Basta osservare le contorsioni dei programmi politici, la “Manovra finanziaria”, sospesa tra il tassare la plastica “forse sì forse no”, tra l’Ilva che se chiusa farebbe crollare il Pil ma anche per fortuna inquinamento e malattie; così come il semplice bere una bottiglia d’acqua di “sorgente” significa ritrovarsi nello stomaco fino a 240 microplastiche a litro. Insomma la comunicazione “Green” bara e lo sa perfettamente, amplifica un mondo che non c’è, esalta un cittadino modello super vitaminizzato, attivo, perennemente felice e sorridente, che in realtà non c’è, così assediato dai pochi mezzi economici e da una rabbia sociale di risentimenti che sono l’opposto dei volti beati e appagati degli spot.

Oggi, tuttavia, avere un “brand” legato alla sostenibilità è riconosciuto dai sempre più frastornati consumatori italiani come un “valore aggiunto” insieme a pochi altri criteri di riferimento condivisi.

“La “sostenibilità”, è una componente fondamentale della reputazione d’impresa”, scrivono gli attenti analisti della Coop, nel Rapporto 2019, “in un contesto dove langue la fedeltà e la voglia di cambiamento regna sovrana se è vero che 9 italiani su 10 ammettono di tradire nel carrello della spesa e l’87% abbandona sempre più spesso i programmi di fidelizzazione proposti”. Ed ecco i nuovi trend vincenti del cibo, che deve essere veloce, proteico, sostenibile. Addirittura ora gli italiani a forza di sentirsi dire che “bio” è bello, raffinato e sicuro, sono diventati “Ecologisti convinti anche nel cibo dove il 68% ritiene favorevole far pagare un supplemento per i prodotti in plastica monouso così da disincentivarne l’acquisto. Un atteggiamento”, fa presente la Coop, “che ci fa onore se si pensa che ogni settimana ingeriamo involontariamente con gli alimenti 5 grammi di microplastiche, ovvero il peso di una credit card; 1 bottiglia d’acqua arriva a contenere fino a 240 microplastiche a litro”.

Quindi altro che “Green” siamo ormai assediati dalla plastica, ogni anno finiscono nei mari tra i 5 e i 13 milioni di tonnellate di plastica. Che poi una volta a contatto con acqua e sole la plastica diventa micro frammenti che si spargono ovunque, inquinando il mare, i fondali, la superficie e ogni specie acquatica.

Le microplastiche possono essere ingerite dagli organismi, anche quelli che vivono nelle profondità, come scampi e gamberi viola, che poi finiscono sulle tavole. Ieri la notizia che ci riguarda direttamente: un gruppo di ricercatori e docenti del Dipartimento di Scienze della vita e Ambiente dell’Università di Cagliari, in collaborazione con quelli dell’Università Politecnica delle Marche, hanno trovato microplastiche in queste due specie di crostacei, prelevati attorno alla Sardegna, mostrando un’elevata contaminazione: 413 particelle trovate nello scampo e 70 nel gambero. Lo studio ha fatto e emergere che le particelle sono per lo più di polietilene (PE) materiale usato negli imballaggi e della plastica monouso; altra presenza chimica è il polipropilene (PP) composto di plastica per i tappi delle bottiglie o le capsule del caffè.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Environmental Pollution. “Sono risultati allarmanti ma che non devono creare allarmismo”, ha riferito all’Ansa, Alessandro Cau, che ha firmato lo studio insieme a Claudia Dessì, Davide Moccia, Maria Cristina Follesa e Antonio Pusceddu, “non sappiamo ancora, infatti, se la quantità ritrovata nello stomaco dei gamberi ma soprattutto negli scampi (sono crostacei scavatori, quindi tendono ad ingerire maggiormente le sostanze depositate nel fondo marino), possa causare danni all’organismo o all’uomo. Certo è che quelle microplastiche, che sembrano così distanti da noi, ci ritornano indietro in maniera subdola”. Lo studio andrà avanti anche per calcolare quante microplastiche ingeriamo giornalmente e quali danni arrecano alla salute. “Ci stiamo chiedendo se gli scampi, in particolare, siano in grado di triturare quelle microplastiche”, fa presente Alessandro Cau, “che abbiamo trovato nel loro stomaco e che non sono riuscite a passare nel tratto digerente perché troppo grandi. In questo caso le particelle verrebbero reimmesse nel mare e nella catena alimentare di altre specie, nel caso contrario arriverebbero tutte sui nostri piatti”.

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