domenica, 3 Luglio, 2022
Società

Pil al 3.1%. Più povertà piccole imprese in affanno

Rapporto Legacoop-Nomisma

La crescita si arena nelle secche di guerra, caro energia e inflazione, e sale ancora la povertà. Una altalena fatta di numeri e dietro i numeri le persone con famiglie e imprese reali che nelle prossime settimane con il salire dell’onda inflazionistica, subiranno nuovi affanni finanziari.

Lo scenario economico

Stime ancora a ribasso – ed è la seconda volta in poco tempo – le proiezioni di crescita dell’Italia volgono al decremento. Per la società S&P, – i temuti analisti privati che fanno la differenza con le loro valutazioni sui Paesi – l’Italia scende a +3,1% dal precedente (a inizio marzo) +4,7%. Un rallentamento che significa molte riduzioni di aspettative, di programmi, e di riforme. A subirne le difficoltà maggiori sono le famiglie a basso reddito, dove la quota percentuale di spesa per energia ed alimentari è maggiore rispetto a quelle con reddito più alto.

Povertà in crescita

L’impennata dell’inflazione spaventa perché spinta dal costo delle materie prime ed energia, ha superato i livelli di guardia. Un solo dato per comprendere: l’inflazione al consumo mensile ha raggiunto valori mai visti dall’ingresso dell’Italia nell’Unione economica e monetaria, attestandosi, a febbraio 2022, al +5,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il conflitto in atto in Ucraina, l’escalation dell’invasione russa, l’effetto sui prezzi del gas e di alcuni prodotti alimentari, creerà nuovi e più pesanti problemi alle famiglie già sull’orlo della povertà. Ad entrare nel merito del tema è l’analisi dell’Area Studi Legacoop e Prometeia, con il progetto di ricerca “Monitor Fase 3”, “Un’ondata inflazionistica che colpisce soprattutto le famiglie a basso reddito”, prevedere il report, quelle dove la percentuale di spesa per energia ed alimentari è maggiore rispetto a famiglie con reddito più alto. Il rischio è l’allargamento dell’area della indigenza. L’analisi tra l’altro è in linea con il recente intervento del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, “In Italia è un po’ peggiorata la distribuzione dei redditi tra il 1980 e oggi. La questione cruciale del nostro paese riguarda il ristagno della crescita”.

Prezzi, la pressione sui redditi

Il Governo ha stanziato, a partire dal secondo trimestre 2021, circa 20 miliardi a favore di famiglie e imprese. Una cifra mai raggiunta prima eppure i nuovi incrementi dei prodotti energetici, con tariffe nei prezzi al consumo cresciute del 130% nel periodo terzo trimestre 2020-primo trimestre 2022, richiederanno uno sforzo finanziario e di aiuti ancora maggiori. I costi dei beni alimentari stanno mettendo, e metteranno sempre più, pressione sui bilanci delle famiglie, dove energia e beni alimentari pesano per circa il 25% sul totale della spesa 4,3% per l’energia, 20% per alimentari. Un carico che famiglie e piccole imprese non riescono a reggere. Lo studio ricorda anche come le famiglie italiane – quelle a basso reddito – siano le più esposte, i loro consumi energetici rappresentano il 51,6% del totale della spesa, quasi 20 punti percentuali in più rispetto alla media europea. C’è una Italia poco competitiva e produttiva con sacche di indigenza in crescita. Per paradosso sono proprio settori sociali più poveri che pagano di più l’energia. La quota percentuale è infatti maggiore per i decili – (ciascuno dei valori che dividono un insieme di elementi in dieci sottoinsiemi successivi) – di reddito bassi, dove i rincari producono quindi effetti più pesanti. Lo si rileva, in particolare, per la spesa per elettricità, dove le famiglie con reddito inferiore alla mediana (i primi cinque decili) hanno una spesa relativa superiore alla media.

Come cambia la spesa

Nel 2022, secondo il Rapporto Legacoop e Nomisma, aumenterà la quota di italiani che spenderò di più per la salute rispetto a chi invece contrarrà la spesa (con un saldo netto pari al +10%), l’educazione dei figli (saldo netto +9%), la gestione dell’auto (saldo netto +8%) e la manutenzione della casa (saldo netto +6%). Al contrario si taglierà sui trasporti pubblici (saldo netto -18%) e alle uscite destinate all’arredamento (saldo netto -16%), per l’abbigliamento e le scarpe (saldo netto -15%) e per la cura della persona (saldo netto -11%). Guardando agli acquisti futuri, il 9% degli italiani pensa di acquistare una nuova abitazione e in particolare la fascia d’età 30-44 anni una nuova auto.

Le disuguaglianze

Nel rapporto si indicano anche le diversità tra italiani. Se da un lato ci sono famiglie e imprese in difficoltà, dall’altro ce ne sono altre che crescono economicamente, ma scelgono di non investire. Aumentano i depositi in banca alimentati dalla incertezza nel dove investire. Si tratta di somme di liquidità pronte ad essere ritirate dai conti correnti. Fatto che la crisi almeno per i ceti benestanti viene considerata passeggera.

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