martedì, 4 Ottobre, 2022
Società

Il diritto alla città tra ecologia integrale e terza missione della conoscenza

I dati ONU ci indicano che fino agli anni ‘50 la concentrazione della popolazione nelle città era rappresentata maggiormente nelle aree rurali e meno in quelle urbane. Con il passare degli anni, la concentrazione è cambiata e oggi c’è una grande presenza nelle aree metropolitane. I dati ONU dimostrano che nel 2050 il 66% della popolazione sarà concentrata nelle metropoli e il  34% nelle aree rurali. Da un lato c’è la “periferizzazione” delle metropoli dall’altro lo spopolamento dei piccoli comuni. È necessaria una nuova “costruzione sociale” delle città (centro storico, area centrale, area intermedia, periferie), una nuova lettura, un nuovo punto di vista, “centroperiferia-un’unica città “ (Alessandro Bianchi). La sfida dei prossimi 10 anni è la sfida della politica pubblica e del civismo  ma anche delle parti sociali, del terzo settore, dei partiti riformisti e popolari, dell’associazionismo, dello spontaneismo civile secondo un modello che si ispiri alla “Città Europea” (Urban Agenda for UE).  Sono li nelle città, nelle periferie, nei piccoli comuni  che si concentrano le sfide del “tempo che verrà”, il nostro “nextime”. ”Capii che per cambiare il Mondo, bisognava esserci” (Tina Anselmi). 

Ogni Città Metropolitana, città, area urbana, borghi, piccoli comuni devono acquisire nei piani di programmazione politica territoriale l’“achievement” dei 17 Obiettivi dell’Agenda ONU 2030 sullo Sviluppo Sostenibile (2030 ONU SDGs) con un monitoraggio sui risultati raggiunti intervenendo e facendo “ruotare” i piani di sviluppo intorno all’Obiettivo 11 dell’Agenda ONU SDGs per “inclusive, safe, sustainable and democracy friendly communities”  – “comunità inclusive, sane, sostenibili e democratiche”.  Definizione  e realizzazione della “Strategia Nazionale di Rigenerazione Urbana ed Ambientale” – che perseguendo il massimo obiettivo di una rinnovata “alleanza urbana” tra gli attori istituzionali e sociali, dell’istruzione e della conoscenza,  coinvolti sul piano “partecipativo” (civic universities), definisca e applichi dei “placed urban act” relativamente a misure in tema di integrazione dei servizi territoriali a misura d’uomo, “green plan” urbano integrato, politiche pubbliche di adeguamento, etc.

Ma anche “web city” orientate alla partecipazione civica e democratica, politiche sociali urbane e rurali “integrate”, interventi per una piena cittadinanza “connessa” alla rete come “diritto costituzionale ed universale” (“digital democracy”), politiche e misure ecosostenibili, piani di economia circolare, rigenerazione di aree industriali dismesse, mobilità sostenibile, nuova occupazione.  La meta è quella di un “futuro inclusivo diffuso” per sviluppare autenticamente “l’hominem integrum” sulle basi  dell’ecologia umana e sociale. Questo “nuovo riformismo sociale”  traccia il sentiero delle politiche “condivise” intra-generazionali ed inter-generazionali verso quell’ecologia integrale che pone al centro gli esclusi, i più vulnerabili, le nuove povertà ma anche il “prendersi cura dell’ambiente di un territorio” (citaz. da Laudato Si’ di Papa Francesco). Il nostro –  dice Henri Lefebvre – è il “diritto alla Città” (Le Droit à la Ville/ Right to the City).  “Per intendere passato, presente e futuro, bisogna fare come la volpe, che segue molte piste, non come il riccio, che scava sempre nella stessa direzione” . È questa la nuova terza missione del sapere e della conoscenza.

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