lunedì, 25 Maggio, 2020
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Rifiuti, multe, ritardi e malaffare l’Ue vuole spiegazioni

L’infinita emergenza rifiuti, le montagne di spazzatura stoccata e mummificata, impacchettata in Ecoballe che diventano Combustibile da rifiuti (Cdr) o Combustibile solido secondario (Css). È il pozzo di San Patrizio di storie di sprechi, cattive e colpevoli gestioni, di indagini sul malaffare e spartizioni tra ecomafie, di inquinamento, di danni alla salute e all’ambiente, il tutto ruota attorno a centinaia di milioni di euro sperperati. Basta dire che l’Italia paga per le sue manchevolezze una multa da 120 mila euro al giorno per i ritardi, le incongruenze sulla scia della spazzatura e del suo mancato smaltimento.

Una vicenda che penalizza tutti i cittadini perbene (in fondo si paga più tasse per sperperi del genere), storia che vale la pena raccontare. Una prima notizia riguarda il Governo: è iniziato il conto alla rovescia che vede l’Italia in perenne ritardo perché entro il 16 dicembre prossimo il Governo dovrà fornire informazioni dettagliate a Bruxelles su più punti: il sistema di smaltimento del pattume accumulato in particolare nelle aree partenopee e che oggi staziona ancora in discariche private; bisognerà spiegare la capacità degli impianti e come saranno smaltite le migliaia di tonnellate di balle di spazzatura in mummificazione.

In più, ma questo è un beneficio dei residenti, le autorità locali italiane dovranno assicurare che i cittadini possano fare ricorso contro la cattiva gestione del sistema. L’Unione ha già multato pesantemente l’Italia ma non essendoci mai fine al peggio, lo Stato paga da anni a suon di milioni anche i proprietari dei terreni dove viene ammucchiata la spazzatura. Finora l’erario pubblico ha pagato in 14 anni, solo per il deposito, 24 milioni di euro, quasi 2 milioni l’anno, che è il costo per remunerare i proprietari dei siti che ospitano le discariche.

Chi legge avrà già il mal di testa, quindi per orientarci in questo labirinto di spreco e di scempi bisogna riordinare i pensieri e i fatti. Riarrotolando il nastro, il primo interrogativo: dove nasce la filiera della stazzatura che diventa oro? Il primo tassello è l’emergenza rifiuti, in queste ore Napoli (come da mesi è Roma) è di nuovo alle prese con l’assedio dei rifiuti fuori i cassonetti. Come accade da anni; scatta l’emergenza. Il fenomeno è ampiamente collaudato. Ci sono gli incendi dolosi appiccati sulle collinette di spazzatura, i tg che mostrano cittadini infuriati e marciapiedi invasi dal pattume, i topi e oggi anche i cinghiali che rovistano, naturalmente il diluvio di dichiarazioni che culminano con la raccolta di tonnellate di immondizia.

Pattume che viene portato alla rinfusa nei siti di stoccaggio, discariche dove le montagne di rifiuti di ogni tipo vengono accumulati. L’immondizia con il passare del tempo si “mummifica”, quindi lo Stato paga dapprima per la raccolta e lo stoccaggio; poi altri soldi per portare la spazzatura nei centri di imballaggio. Una volta impacchettato il pattume diventa ecoballe, caricate su tir e treni per far viaggiare la spazzatura lungo lo Stivale verso il Nord Italia, o in giro per Europa; mentre i Tir con le balle sono per lo più dirottati verso alcuni porti.

Dagli scali l’immondizia viene imbarcata su navi che dopo qualche giorno di navigazione approdano in mete più disparate: Aree Africane; Paesi europei e dell’Est. L’immondizia viene interrata o bruciata nei cementifici. Il tutto sommando i costi delle emergenze, le multe Ue, il pagamento dei siti di stoccaggio, il costo dei trasferimenti, dei tir, delle navi si arriva a centinaia

di milioni l’anno. Per non parlare del prezzo ambientale che si paga per deturpare terra e aria con i rischi connessi alla salute pubblica. Della questione, come un fiume carsico, se ne parla ogni tanto, con inchieste giornalistiche, rapporti delle Commissioni parlamentari sulle Ecomafie; dibattiti, promesse politiche, ultimatum dell’Europa. Ma non accade nulla. Perché?

La soluzione sarebbe semplice, costruire inceneritori, termovalorizzatori; ridurre la produzione di pattume e la smisurata produzione e consumo di plastica che poi solo una parte viene smaltita. Ma questo non avviene. Nella realtà accade il contrario, Regioni e Governo tentennano, ad intervenire è il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa che di recente si è dichiarato “preoccupato” perché solo “una minima parte delle ecoballe accumulate prima del 2009″ (quindi un problema che si trascina da 10 anni) l’Unione sollecita “le autorità italiane ad attuare senza ulteriori ritardi il piano per rimuovere questo tipo di rifiuti”.

Il Governo italiano, inoltre,  non è stato in grado di dimostrare al Consiglio d’Europa che la gestione dei rifiuti in Campania funziona. Sarebbe un falso dire che va tutto bene. Ora lo dovrà fare anche per altri casi come Roma. Mancano 45 giorni per le spiegazioni e non subire altre multe, ci riuscirà l’Italia della spazzatura a dire cosa vuole fare?

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