mercoledì, 8 Febbraio, 2023
Manica Larga

Londra allo sbando nella grande crisi umanitaria ucraina

Quando nel 2015 la storia della Brexit prese il sopravvento, il Regno Unito cambiò pelle nel giro di qualche mese. Le prime pagine dei quotidiani lasciavano pochi margini di dubbio su quale fosse l’umore nazionale al punto che era chiaro, a chi avesse voluto trovarsi dalla parte vincente, dove puntare le fish del proprio capitale politico. Chi lo fece non solo vinse ma, nella tornata elettorale che seguì, stravinse a furor di popolo.

Non passa lo straniero

Il messaggio fu così netto che qualsiasi tentativo di alzare una voce critica nel dibattito finiva nel nulla. Questi siamo noi, indipendenti. Non stupisce perciò la standing ovation tributata in settimana da parte della Camera dei Comuni al premier ucraino, Zelensky. Il coraggio dell’autodeterminazione da contrapporre all’invasore è una trama comune nella narrativa della difesa dei propri confini. Con la differenza, però, che nel caso ucraino l’invasione non è retorica.

E non è retorica perché in quella che si è trasformata nella prima guerra social, ognuno di noi ha visto in tempo reale l’effetto che fa e tutti ci siamo immedesimati con la mamma che singhiozzava tra le macerie dell’ospedale pediatrico di Mariupol mentre si aggrappava alla vita, a suo figlio. La sua storia è diventata in un instante la nostra storia perché chi ha un figlio comprende quell’angoscia.

Il mood inglese

Così la nostra soglia dell’accettabilità ha trovato un umano confine,  a tal punto che l’umore nazionale d’oltremanica è cambiato in modo radicale. Infatti, secondo un recente sondaggio commissionato da The New Stateman, il 64% del popolo inglese è favorevole a una politica di accoglienza senza restrizioni. Non solo: anche il 58% del popolo conservatore lo è.

Eppure, l’incertezza nella gestione delle politiche migratorie da parte della destra al governo ha destato più di qualche imbarazzo: dalla mancanza di chiarezza in materia regolatoria fino alle quotidiane inversioni a U sul da farsi, per finire a tweet fuori luogo che suggerivano ai futuri rifugiati di aggregarsi alla raccolta stagionale per distrarsi dal conflitto.

Il Daily Mail e il Telegraph, i due principali quotidiani che tirarono la volata al referendum, questa volta non lesinano critiche. Tuttavia, i commentatori d’oltremanica sostengono che non poco hanno dovuto faticare per destreggiarsi nelle trame dello spin del ministero dell’interno per capire quale fosse la motivazione dietro una simile reticenza visto che il momento storico richiede generosità e comprensione.

Una chiave di lettura

La chiave starebbe in una questione di dinamiche interne alla variegata galassia tories. Ovvero, il sistema di immigrazione a punti pensato per il post-Brexit è legato al riconoscimento biometrico per questioni di massima sicurezza. Allentare le briglie non solo rappresenterebbe un pericoloso precedente secondo i brexiteers stile law and order, ma anche un problema di sicurezza legato alla possibilità di aprire le porte all’intelligence russa sotto copertura. Assumendo che quest’ultimo sia un aspetto perfettamente gestibile dagli 007 di sua Maestà, ripassiamo dal via.

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