venerdì, 15 20 Novembre19
Attualità Editoriale

Intelligenza artificiale, l’Italia ci spera

Il tema è quello del futuro dell’Italia, del lavoro, dei giovani, di una economia verde e soprattutto, che cosa ci porterà come cittadini l’innovazione tecnologica. A conti fatti il Paese avrà tutto da guadagnarci. Quello dell’innovazione e dei sistemi di intelligenza artificiale è un argomento ampiamente disatteso dal dibattito politico, perennemente concentrato su sfide elettorali, quindi su promesse e polemiche infinite. Nelle altre parti del mondo, dalla Cina all’America, dalla Russia all’Europa, la questione “innovazione e futuro” è sempre in cima all’agenda politica/industriale.

Oggi a spiegare cosa accadrà in Italia è la società di consulenza manageriale Mc Kinsey Company e il suo istituto di ricerca economica McKinsey Global Institute, che ha realizzato uno studio basato su dati, previsioni e certezze. La buona notizia è che ricerca, progettazione e investimenti sul l’innovazione tecnologica e digitale, in particolare sulla intelligenza artificiale, porteranno un beneficio economico sul Prodotto interno lordo, con un incremento stimato con un più 13% che tradotto in soldi significa che il sistema Italia può incassare oltre 200 miliardi. Il tutto se guardiamo ad un arco di tempo dei prossimi 10 anni.

“L’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità unica per la competitività e la crescita del nostro Continente”, ha calcolato Massimo Giordano managing partner McKinsey Mediterraneo, durante la presentazione della ricerca tenuta a Milano dal titolo “The Future Is Now”. Allargando lo sguardo all’Europa i benefici economici potrebbero corrispondere a un aumento di Pil del 19% per un valore pari a 2.700 miliardi di euro in una proiezione al 2030. Il punto di forza del l’intelligenza artificiale, – mettendo da parte tutte le clamorose diffidenze amplificate dalle fiction catastrofiste e dispotiche -, potrà essere quello di svolgere e far svolgere a delle macchine lavori automatizzati con un elevato grado di accuratezza, con margini di errori nettamente inferiori.

C’è l’esempio più controverso ma d’attualità delle auto guidate dal computer, oggi le statistiche dicono che il 95% degli incidenti è causato da errori umani, in particolare per velocità, distrazioni, imprudenze, il mancato rispetto della segnaletica. Con le auto guidate da sistemi intelligenti si abbatterebbero gli incidenti del 90%, quindi in teoria si rovescia l’attuale statistica. In altri versi meno incidenti e meno morti e feriti. Un settore di eccellenza per l’intelligenza artificiale è quello medico, già oggi la diagnostica è affidata a macchine che sono sempre più precise, che riescono a dettagliare e scovare malattie.

Nel balzo futuro della intelligenza artificiale macchine e computer dedicati alla medicina saranno in grado di fare molte più cose. Macchine super intelligenti potranno analizzare e mettere a confronto milioni di dati e di patologie quindi storie cliniche identificando pattern e dettagli che spesso sfuggono all’occhio e attenzione umana, aiutando a identificare malattie e prevenirne la loro evoluzione. I nuovi sistemi potrebbero essere in grado di fare diagnosi in tempo reale, analizzare cellule, confrontare e realizzare biopsie che sarebbero pronte in tempi rapidissimi.

Oggi ci sono già sistemi chirurgici che si affidano a robots e controlli che si avvalgono di ogni tipo di indagine monitorata, inoltre gli stessi medici possono scambiarsi in tempo realizzato informazioni preziose per salvare vite umane. Per non citare, inoltre, l’enorme frontiera della ricerca bio medica e farmacologica. Altri settori che oggi possono apparire futuristici, sono quelli di avere a disposizione, ad esempio, un avvocato virtuale capace di analizzare e confrontate tutto anche la psicologia dell’Aula processuale, sempre così suscettibile ai dettagli. Oppure far affidamento su un Commercialista virtuale che ti segue ad ogni passo e fattura, che analizza migliaia di pratiche, norme e leggi (forse in Italia servirebbe davvero al contribuente un androide Commercialista, per il numero di leggi e adempimenti fiscali con le loro perenni complicazioni).

L’invasione artificiale a differenza di quanto si crede, almeno, secondo gli esperti e ricercatori che sono ottimisti, non provocherebbe sensibili tagli di posti di lavoro, al contrario si innescherebbe un processo di innovazione tale che l’occupazione se ne avvantaggerà. Al pari della automazione dell’agricoltura o delle catene di montaggio, l’uomo avrebbe un ruolo di controllo di qualità e si creerebbero nuove figure professionali con il vantaggio di sottrarre o ridurre per le persone la fatica fisica. Si incentiverebbero lavori rischiosi che oggi sono finte di incidenti.

I settori di applicazione della intelligenza artificiale sono enormi, un altro contesto è quello della sicurezza. Non è un campo marginale dal momento che ci sarebbero controlli e segnalazioni di possibili pericoli in tempo reale, così come i controlli su flussi finanziari sospetti, su operazioni che potrebbero nasconde azioni internazionali criminali. Il panorama quindi è davvero ampio, ed è compresa anche la nuova economia green perché l’intelligenza artificiale veglierebbe sulla produzione sulla qualità, commercializzazione e molto altro ancora.

“Il futuro è ora”, è il motto degli innovatori. Certo non sarà tutto così semplice e rischi sono sempre connessi ai cambi rivoluzionari in economia e sviluppo, variazioni che poi innescano mutazioni sociali e umane. Chissà forse anche in Politica se applicata l’intelligenza artificiale avremmo governo più efficienti, stabili e che dalle parole si riesca ad ottenere anche risultati concreti.

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