mercoledì, 12 Maggio, 2021
Società

Contenti senza contanti. Ma…

La polemica che periodicamente ritorna sull’uso del denaro contante o delle carte di credito è degna di un Paese sottosviluppato. Adesso questa polemica è addirittura riesplosa nel Consiglio dei Ministri che ha varato le linee della prossima manovra di Bilancio. E, a leggere i giornali, si sarebbe perfino sfiorata la rottura nella maggioranza su questo tema. Roba da matti.

Nel mondo esistono decine di monete virtuali senza uno Stato che le emetta, Facebook pensa di crearne una propria, Lybra, da usare per il colossale commercio via web e qui in Italia ci si accapiglia ancora tra chi fa il paladino della moneta di carta o suonante e chi si batte per la moneta elettronica.

Ma in che anno siamo?

La questione è di una semplicità sconcertante.

Ogni cittadino dovrebbe essere libero di pagare come vuole, fino ad una certa cifra. Quindi, se voglio pagare il caffè con un euro metallico devo essere libero di farlo; se invece lo voglio pagare con carta di credito devo essere altrettanto libero di poterlo fare. Oggi non è così. Ma in quasi tutti i Paesi sviluppati, da anni, la carta di credito è accettata ovunque.

Da questo punto di vista, il problema è dunque quello di consentire una libertà di scelta a noi tutti, ma per farlo bisogna obbligare bar, negozi, ristoranti, hotel etc., insomma tutti i soggetti economici che hanno l’obbligo di rilasciare lo scontrino fiscale o la fattura ad accettare i pagamenti con moneta elettronica.
Tutto questo ha un costo? Il Governo non deve far altro che associare all’obbligo di dotarsi dei sistemi di pagamento elettronico la possibilità di detrarre il costo complessivo (apparecchiatura, canoni vari e commissioni a banche o carte di credito o debito), multando severamente chi inventa scuse per impedire i pagamenti elettronici. Si tratta di un costo che entra nel bilancio delle aziende piccole o grandi che siano e, come tale, abbatte l’imponibile su cui sarà calcolata l’imposta. Un costo che si detrae non incide sull’utile.

Dov’è il problema?

Naturalmente bisognerebbe migliorare anche i sistemi di comunicazione dei terminali delle monete elettroniche: spesso nel cuore della Capitale, ma anche a Milano, capita di dover aspettare 1-2 minuti prima che la transazione venga registrata per “problemi di linea”. Siamo nel 2020 parliamo di 5G e le linee sono lente…Ma questo attiene all’arretratezza del sistema delle comunicazioni in Italia: alla fine degli anni 80 eravamo il leader in Europa nella telefonia e oggi siamo ridotti come ben sappiamo, con Internet che arriva dove se e quando e con velocità mai costante ed affidabile.

Ma c’è di più. L’obbligo dell’uso della moneta elettronica andrebbe esteso a tutti i professionisti, medici, avvocati, architetti etc. senza una soglia minima di fatturato e con lo stesso meccanismo di deducibilità del costo sopradescritto.

Altro tema di scontro è la soglia massima per l’uso del contante. Scenderà da 3000 a 2000 e poi 1000 euro E c’è chi paventa disastri all’economia derivanti da questa misura.

Anche qui mi sembra tutto ridicolo.

In un Paese con un’economia illegale estesissima e con evasione fiscale da oltre 100 miliardi di euro questa è una battaglia di principio più simbolica che efficace e che poco o nulla inciderà sia sull’economia in nero che sull’evasione fiscale.

Un ‘economia in cui tutte le transazioni siano tracciabili è auspicabile di per sé anche perché è un’economia più veloce in cui tutto è più facile.

Ma illudersi che questo in Italia sia la killer application per assestare il colpo di grazia all’evasione fiscale è una pia illusione.

Servono controlli efficaci, fatti selettivamente a partire dalle grandi evasioni, e un procedimento tributario snello e rapido che arrivi a sentenze definitive entro massimo 3 anni. Segnalare all’antiriciclaggio una persona che una tantum in un mese ha prelevato dalla banca più di 3-5mila euro è una gran perdita di tempo. Di sicuro non aiuterà a beccare i veri riciclatori di denaro. Perseguitare piccoli inadempimenti fiscali mentre si concede a grandi evasori di non pagare centinaia di milioni di euro accertati ma solo una piccola percentuale questo è una istigazione a delinquere.

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