mercoledì, 26 Gennaio, 2022
Economia

Disagio sociale. Studio Confcommercio: cresce la povertà, inflazione ed energia fanno salire i prezzi dei beni

Non solo consumi ma l’impegno a comprendere ciò che è fuori la sfera dell’economia commerciale. Sono le analisi che ogni mese realizza Confcommercio nello studio su Misery Index, una verifica sullo stato di disagio sociale presente nel Paese. L’ultimo dato è quello di novembre ed è sostanzialmente stabile perdendo solo un decimo di punto (16,6) rispetto alle cifre dì ottobre. Le analisi confermano che i livelli di disagio sociale sono rimasti comunque “decisamente elevati”.

Inflazione ed energetici

Come al solito, per analizzare i risultati del Misery Index bisogna prendere in considerazione l’andamento dei due elementi base di cui si compone l’indicatore. “La disoccupazione estesa e l’inflazione”. C’è inoltre uno scenario di ulteriori difficoltà, secondo il direttore dell’Ufficio Studi, Mariano Bella, “gli effetti positivi derivanti dalla graduale “normalizzazione” del mercato del lavoro, sono stati neutralizzati dalla continua e decisa ripresa del processo inflazionistico che, peraltro, non appare destinato a esaurirsi nel breve periodo, proprio in considerazione del diffondersi delle tensioni dagli energetici ad altri importanti segmenti dei consumi delle famiglie. Ciò amplia lo stato d’incertezza sulle prospettive a breve della ripresa e del mercato del lavoro”.

Disoccupazione in calo

A novembre, emerge dallo studio sul disagio sociale della Confcommercio, che il tasso di disoccupazione ufficiale si è attestato al 9,2%, in diminuzione di due decimi di punto su ottobre. Il dato è sintesi di un recupero dei livelli occupazionali (+64mila unità) e di una riduzione del numero di persone in cerca di lavoro (-43mila unità in termini congiunturali).

Prezzi in aumento

“A questa evoluzione”, osserva il direttore dell’Ufficio Studi, “ha continuato ad associarsi il progressivo ritorno sul mercato del lavoro di parte degli inattivi. Per quel che riguarda i prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto hanno segnalato una decisa accelerazione, attestandosi al 3,7% su base annua, fenomeno che non sembra destinato ad arrestarsi nel breve periodo”.

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