lunedì, 16 Maggio, 2022
Lavoro

Smart working: nuovo anno, nuovi paradigmi

Prosegue il lungo lavoro di ricerca e approfondimento relativo al welfare aziendale curato da Luca Pesenti – professore associato di Sociologia in Universit
Cattolica di Milano, dove insegna Organizzazione e Capitale Umano e Attori e modelli organizzativi del welfare privato – e Giovanni Scansani – docente a contratto sempre in Università Cattolica di Milano, dove coordina il Laboratorio di Progettazione di Piani di Welfare Aziendale – con la presentazione nei prossimi giorni di Smart Working Reloaded. Una nuova organizzazione del lavoro oltre le utopie (con un saggio di Angelo Zambelli) edito da Vita e Pensiero.
Un testo diverso utile ai manager, ma anche a tutti coloro che vogliono capire più in profondità cosa stia accadendo nelle (e fuori dalle) imprese e che, come precisa il sottotitolo, traccia le linee di “una nuova organizzazione del lavoro oltre le utopie” con l’intento di “riavvolgere” idealmente il nastro delle molte (forse troppe) narrazioni che hanno accompagnato una riflessione spesso confusa su un argomento, invece, ormai centrale nel quadro del ripensamento dei luoghi di lavoro e delle stesse modalità di esecuzione della prestazione lavorativa.

Un aiuto per districarsi sui temi affrontati potrà venire anche dalle case-history delle importanti aziende che nel libro hanno raccontato la loro esperienza (tra queste: Amplifon, Comau, Davines, Enel, Findus, ING Italia, Lamborghini), mentre un saggio dell’Avv. Angelo Zambelli correda il testo evidenziando i principali punti di attenzione che una corretta progettazione del “lavoro agile” non deve omettere di considerare per poter essere coerente con l’impianto normativo con il quale occorre confrontarsi.
Per gli autori Pesenti e Scansani ragionare di trasformazione del lavoro e di organizzazione d’impresa significa, anzitutto, partire dalla riscoperta del significato che il lavoro ha nella vita delle persone e delle aziende, il cui senso non può non fare i conti con l’impatto crescente che le tecnologie hanno sulla vita di ciascuno e sull’organizzazione delle imprese e quindi, in generale, sul lavoro.
L’apporto offerto dal testo ad una migliore comprensione del fenomeno è incentrato proprio sulle dinamiche – in atto da ben prima della pandemia – che stanno trasformando il lavoro e la sua stessa antropologia. Le molte retoriche del “New Normal”, pronte a dipingere anche con un malcelato snobismo un futuro fatto di lavoratori comodamente sdraiati sulle più amene spiagge del pianeta, o più semplicemente ritornati a vivere e lavorare al loro borgo natìo, da cui potranno operare semplicemente affidandosi ad un pc o ad uno smartphone, hanno riempito le pagine dei giornali e dei social favorendo “letture” del fenomeno ben lontane dal suo esatto inquadramento.

Proprio per smentire queste ed altre utopie che pure sono state a lungo narrate nel corso di questi ultimi due anni (nei quali – è bene ricordarlo – non è andato in scena il reale “lavoro agile”, ma più spesso un “lavoro da remoto forzato” da esigenze di carattere prevenzionale per evitare i contagi), il libro offre un’ampia disamina di cosa, anzitutto, non possa essere considerato “lavoro agile”, mettendo in guardia da quella che gli Autori hanno ribattezzato “Smart Working Euphoria” e sulla cui base sono stati immaginati futuri contesti che ben poco hanno a che fare non solo con le esigenze organizzative del lavoro e delle imprese, ma con le stesse esigenze delle persone, a partire da quelle relazionali tanto nell’ambiente lavorativo, quanto in generale nella propria sfera personale, ora esposte al rischio di tutt’altro che agili “conciliazioni” tra vita e lavoro.

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