domenica, 21 Aprile, 2024
Sanità

3.000 medici in fuga. Negli ospedali sarà tempesta perfetta

La parola temuta è “fuga”, che racchiude una scia di delusione, fatica e amarezza, quella che avvolge gli ospedali e i camici bianchi. Il popolo dei medici così come quelli degli infermieri mostra un profondo senso di stanchezza fino al distacco. Un crollo che ha cifre da esodo biblico: il 46% (secondo l’ultimo sondaggio) si dichiara pronto a lasciare le corsie. A dimostrazione, in poco più di due anni, a dire addio ai reparti sono stati 3 mila 123 medici. Un crollo di un sistema che appariva inespugnabile, se non addirittura una torre d’avorio dove essere medico significava professionalità e riconoscimenti, un super stipendio e una posizione sociale ambita. Tutto questo stando ai documenti sindacali e associazioni di categoria, sembra ora essere travolto. Sono troppe le incombenze, troppa la fatica, troppo stress. Tre medici su quattro non si sentono valorizzati, e sono sul punto di gettare la spugna.

Dicembre nero

Un fenomeno silenzioso e che oggi a fine dicembre sta esplodendo con un disappunto generale dei medici contro la Finanziaria. A far traboccare di risentimento i giudizi dei sindacati di categoria anche il non essere tenuto “in nessuna considerazione” l’impegno dei medici e del personale sanitario.

Storia di un esodo

“Siamo alla canna del gas”, è il commento drastico di Simone Baldacci, sindacalista di Fp Cgil.
Per Chiara Rivetti , segretaria Anaao Assomed Piemonte 
Costantino Troise, presidente nazionale Anaao Assomed 
Carlo Palermo , segretario nazionale Anaao Assomed, quando l’emergenza Covid terminerà allora gli ospedali e i pazienti avranno la brutta sorpresa di toccare con mano un esodo pesante. Per ora la situazione tiene per senso di responsabilità dei medici e per il super lavoro che compensa le vistose carenze. “Lo spirito di servizio ha certamente fatto posticipare la scelta di dimettersi. Durante l’emergenza i dirigenti hanno dimostrato senso di abnegazione”, raccontano i vertici di Anaao Assomed, “ma le condizioni e i carichi di lavoro non sono migliorati con i mesi. Mentre la stanchezza, il senso di frustrazione e impotenza, fino al burnout fisico e psicologico sono peggiorati. Da eroi della prima ondata sono diventati oggetto di attacchi, critiche, a volte denunce, nelle fasi successive. I dati dei licenziamenti volontari, che peggiorano di anno in anno, paiono un grido di aiuto”.

Le ragioni del crollo

In ospedale i problemi sono molti. Un elenco fatto dalle Associazioni dei medici e dirigenti della sanità, da brivido per come la sanità dal punto di vista dei medici stia franando. Il taglio del personale e la carenza di specialisti hanno creato organici sempre più ridotti rendendo insostenibile il carico di lavoro; la presenza delle donne in sanità è in progressivo aumento, e i turni disagevoli previsti dal lavoro in ospedale non consentono, soprattutto a loro, di dedicarsi alla famiglia come vorrebbero; il lavoro burocratico è diventato intollerabile; l’autonomia decisionale è svilita, la professionalità poco premiata e per nulla incentivata; il coinvolgimento nei processi decisionali è assente; il loro lavoro ha perso valore, anche economico, come il proprio ruolo sociale; la solitudine di fronte a tutte le mancanze e le carenze organizzative è pesante da tollerare; il rischio di denunce legali e aggressioni, verbali e fisiche, è aumentato negli anni;le ambizioni di carriera sono state rese scarse: in Italia nel 2009 i direttori di Struttura Complessa, cioè l’apice della carriera professionale, erano 9691, a distanza di dieci anni solo 6629, il 31,5% in meno. I Responsabili di Struttura Semplice, il livello immediatamente inferiore, nel 2009 erano 18.536, dopo 10 anni il 44% in meno, cioè 10.368.

Privato attrattivo

In queste condizioni, il privato diventa sempre più attrattivo, anche per la possibilità di un trattamento fiscale agevolato del reddito prodotto. La medicina di famiglia o specialistica ambulatoriale per il fatto di non conoscere il lavoro notturno e festivo. La speranza è soprattutto di avere un lavoro meno burocratico, più autonomo, con orari più flessibili.
I medici ospedalieri, sottolineano i sindacati, si sentono pedine per coprire i turni, alle quali mandare ordini di servizio, chiedere di sopperire alle carenze del sistema, dalle quali pretendere sempre maggiore produzione ed efficienza. “Non parte di un progetto”, osserva l’Anaao Assomed, “ma elementi marginali, sostituibili, che pesano sul bilancio quando sono malati, in gravidanza o in congedo, anche per motivi formativi”.

Il post Covid

E se è vero che nei colleghi sopravvive una grande passione per il loro lavoro, è anche vero che in tanti stanno cercando luoghi diversi dall’ospedale pubblico dove realizzarla. “E più della metà si vede fuori nei prossimi due anni”, calcolano Chiara Rivetti ,
Costantino Troise e
Carlo Palermo, “Se la politica non interviene, e rapidamente, per motivare, valorizzare, premiare e trattenere i medici ospedalieri, gli ospedali diventeranno quinte teatrali anche se ammodernati dal punto di vista tecnologico e digitale e resi resistenti ai terremoti. Ma non a quelli provocati dalla fuga delle competenze e delle conoscenze”.

Critiche alla Finanziaria

Stanchi del disimpegno della politica Carlo Palermo e Costantino Troise, rispettivamente Segretario e presidente dell’Anaao Assomed, al termine della votazione della Finanziaria hanno sottolineato io disappunto dei medici.
“Il maxi emendamento del governo alla legge di Bilancio non ha dimenticato niente e nessuno, se non i medici, gli infermieri e i dirigenti sanitari pubblici e le loro condizioni di lavoro che diventano, ogni giorno che passa, sempre più insopportabili, da un punto di vista umano e professionale, con turni massacranti fino alla morte, come accaduto pochi giorni fa a Bari”, sottolineano Palermo e Troise, “Nella solita serie di emendamenti a pioggia, dai tavolini gratis al bonus villette fino agli specializzandi per le cliniche private, non c’è traccia di provvedimenti volti a rispondere al grido di dolore che alimenta fughe di massa da- gli ospedali, da Firenze a Nuoro, o a intervenire su organici drammaticamente ridotti al lumicino, al punto da mettere a rischio la capacità stessa del sistema sanitario di resistere alla nuova ondata. E questo mentre il paese fa i conti con l’in- cremento di contagi e di occupazione di posti letto in area medica ed in terapia intensiva, alimentato dall’arrivo della variante Omicron”.

Le richieste dei medici

A giudizio dell’Anaoo Assomed serve una presa d’atto seria della politica. “Servono, ora, fatti, cioè maggiori retribuzioni, riduzione di tempi e ritmi di lavoro, aumento del personale occupato, coinvolgimento nella governance dei processi clinici, fine della attesa infinita di un Contratto di lavoro 2019/2021 scaduto prima ancora della firma, mentre per quello 2016/2018, causa pandemia, ancora si attende una piena applicazione. Servono, in sostanza, interventi giuridici ed economici. Altrimenti, i medici potrebbero considerare non pessima la alternativa di lasciare ospedali e ambulatori dicendo basta ai turni eccessivi, basta al lavoro oltre l’orario contrattualmente dovuto, basta a fare in tre il lavoro di sei. E, finalmente, godersi 5 milioni di giornate di ferie accumulate, recuperare 10 milioni di ore di straordinario arretrate, passare più tempo con le proprie famiglie, stare a casa per le festività e durante i periodi di ferie”.

Pronti a dire basta

“Se per avere attenzione e rispetto dalla politica”, fanno presente Carlo Palermo e Costantino Troise, “occorre fare come altre categorie hanno fatto, i medici ospedalieri e gli operatori sanitari sono pronti a dire basta ai tanti e troppi che vivono, e fanno carriera, sul loro lavoro, premiati per di più, nonostante gli errori. Se i pronto soccorso rischiano di chiudere per carenza di specialisti, come drammaticamente denunciano inascol- tati i sindacati e le società scientifiche, non si può pensare di tappare il buco ri- correndo ai medici neo laureati o a cooperative che non garantiscono la competen- za del proprio personale né il rispetto della normativa sulla sicurezza. Se lo stesso avviene in tutti i reparti, non si può rispondere con una alzata di spalle o con l’italico “arrangiatevi”. Perché a un certo punto “arrangiatevi” potrebbero dirlo i medici pubblici e gli operatori sanitari, invitando cittadini e politici a cercare altrove chi li cura, magari con la carta di credito in mano. Se questo paese ha deciso che dei medici e degli infermieri può fare a meno, l’Anaao se ne farà una ragione”.

Il patto con i cittadini

Infine ci sono loro i pazienti per cui sindacati e Associazioni chiedono rispetto. A loro giudizio saranno loro a dire no alla fuga dei medici e chiedere per loro giustizia e impegno.
“Non così i cittadini che, piaccia o non piaccia, a essi chiedono, anche dopo la fine della retorica degli angeli e degli eroi, di fare la differenza tra salute e malattia e, spesso, tra vita e morte. Anche in una ondata pandemica il cui contrasto è oggi affidato a risorse sulla carta invece che ad un esercito armato. Medici, infermieri e dirigenti sanitari pubblici”, concludono Palermo e Troise, “sono sfiniti e demoralizzati, sottopagati e in pieno esaurimento fisico e psicologico, ma rimangono ancora in prima linea a fornire una chance di sopravvivenza alle persone che a loro si rivolgono. Non più eroi ma vittime, della mancanza di coraggio e della perdita di memoria della politica, che continua a ignorare la gravità della situazione. Da troppo tempo si sta seminando vento da più parti. Ora la tempesta perfetta è pronta”.

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