venerdì, 19 Luglio, 2024
Politica

La partecipazione democratica tra le “bolle” dei social e la distrazione dei governi

Evoluzione digitale, rischi e opportunità per la democrazia

L’informazione politica è fortemente influenzata dai nuovi media ed è necessario individuare talune direttrici di tutela, che diano garanzia di «effettività» ai diritti della partecipazione politica.
Questi processi comunicativi coinvolgono la persona come cittadino e non solo come consumatore e incidono sull’assetto democratico di un ordinamento. In questa materia non è rassicurante un radicale disimpegno dello Stato, con conseguente e integrale affidamento ad una regolazione rimessa ai privati ed alla loro autonomia.

Nel 2020 sono state accumulate più informazioni di quante ne siano state accumulate nella storia sino al 2019, e che entro il 2030 la quantità di dati generati raddoppierà in dodici ore: siamo passati, cioè, dal 1991, quando il costo di 1 GB era di 7 mila dollari, ad un costo attuale di appena 0,01 dollari. Si pensi ancora alla c.d. “galassia” Facebook – ovvero Facebook, WhatsApp, Instagram e Messenger – che ha circa 2,8 miliardi di utenti mensili attivi, dei quali 1,84 miliardi attivi quotidianamente, e solo nell’ultimo quadrimestre del 2020 ha generato 27,2 miliardi di dollari, attraverso le inserzioni.

Non sono qui in discussione gli indubbi vantaggi che l’evoluzione digitale apporta anche ai meccanismi di partecipazione democratica, come reso evidente, fra l’altro, dalle norme ( D.L. 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108) riferite alla semplificazione del procedimento elettorale e all’estensione della sperimentazione del voto elettronico. O come reso palese dal fatto che, in appena una settimana, grazie alle firme digitali, è stato raggiunto il quorum di 500.000 firme, richiesto dall’art. 75 Cost., in relazione al quesito referendario concernente il Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope (d.P.R. 309/1990).

Cadute le barriere di accesso, in un contesto nel quale tutti siamo non solo «fruitori», ma anche «produttori» di informazioni, di fronte alla evoluzione determinata dagli strumenti digitali, del “diritto all’informazione” connesso alla libertà di espressione, riconosciuto in numerose pronunce della Corte costituzionale (n. 112/93 e, in precedenza sentt. n. 122/70; 105/72; 1/81; 194/87), accanto alla dimensione “individuale”, viene ad assumere particolare rilevanza quella “funzionale”, in quanto strumentalmente orientato al buon funzionamento della vita democratica.

La democrazia, infatti, confida nella libertà di auto-determinazione e nella razionalità che scaturisce dal confronto neutralizzato o, comunque, fortemente depotenziato dalla polarizzazione determinata dall’informazione attraverso il web, con propensione alla formazione di enclave non comunicanti, foriere di distorsioni cognitive, per la scarsa permeabilità alla novità e l’alto livello di auto-referenzialità.

Anche la disciplina di fonte unionale non è rimasta insensibile rispetto a tale novità: recentemente, ad esempio, sono state considerate le peculiarità delle c.d. fonti algoritmiche; o ancóra è entrato nel linguaggio diffuso il concetto di «filter bubble», una bolla nella quale l’utente viene ad essere avvolto (con modalità talvolta pervasive, come testimoniato dal passaggio dal “Daylyme” al “MeNow”). Inoltre, sono stati evidenziati i rischi derivanti dal «micro-targeting» politico, come testimoniato dal Regolamento UE del marzo 2019, relativo al finanziamento dei partiti e delle fondazioni politiche europei, ma anche dalla dichiarazione n. 2/2019, con cui il Comitato europeo per la protezione dei dati ha ricordato a partiti politici e ai loro candidati che anche i dati personali resi manifestamente pubblici dagli interessati sui social non possono essere utilizzati per attività di profilazione politica in assenza di un esplicito consenso.

Tutto ciò rende necessario individuare soluzioni per la vita democratica, specialmente con l’approssimarsi di eventi elettorali. Si tratta di problemi che non possono certo essere risolti con soluzioni emergenziali. Occorre piuttosto far capo a complesse costruzioni teoriche, che sappiano tradursi in iniziative concrete complete ed efficaci.

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