mercoledì, 24 Luglio, 2024
Attualità

Il pilastro del diritto nella difesa dell’ambiente

Per assicurare la tutela all’ambiente occorrono strumenti giuridici, attivabili a questo fine.

Gli interventi di carattere normativo dovrebbero partire dagli Stati, che hanno gli strumenti necessari per adottare una effettiva tutela preventiva e rimediale del bene giuridico ambiente-natura- di cui l’uomo ha il diritto di godere. Al riguardo, ai futuri legislatori un supporto sicuro lo offre l’analisi costi/benefici, la quale, però, deve essere più permeabile a valori di carattere sociale.

Relativamente al contenuto, quello ecologico rientra sicuramente tra gli approcci che consentirebbero di ridurre l’impatto negativo dell’uomo sull’ambiente in favore di un sistema ecosostenibile.

Il percorso verso il raggiungimento della sostenibilità rappresenta una sfida giuridico-sociale che coinvolge il diritto a livello non solo nazionale, ma mondiale, e l’ecologia sarebbe un importante strumento per il perseguimento di tale obiettivo planetario.

Per vivere in modo più sostenibile si può ricorrere a determinate strategie, come la riorganizzazione delle condizioni di vita nelle città – progettando, ad esempio, città ecologiche– l’evoluzione dei settori economici, come il c.d. green building e l’agricoltura sostenibile, oppure delle prassi lavorative e ricreative, nonché l’utilizzo delle scienze per lo sviluppo di nuove tecnologie green (dalla tecnologia verde alle energie rinnovabili).

Sotto tale aspetto l’ecologia ha da tempo intrapreso un dialogo con le scienze umanistiche tra le quali il diritto riveste un ruolo fondamentale. Esse hanno la forza di disciplinare l’ecologia e la sostenibilità in generale, implementandole. Tale orientamento del diritto verso l’ecologia è testimoniato anche da recenti interventi normativi, primo tra tutti il Settimo Programma di Azione per l’Ambiente (PAA) dell’Unione Europea 2013-2020, intitolato «Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta» ed è fondato sulla recente teoria ecologica dei c.d. planetary boundaries, cioè dei limiti planetari che perturbano gli ecosistemi terrestri. Nel 2020, inoltre, l’evento annuale del World Economic Forum si è aperto proprio con una sezione su come salvare il nostro pianeta partendo dall’assunto che, anche qualora la Terra fosse basata su un sistema totalmente sostenibile, comunque sarebbe necessario riparare i danni, che sono stati arrecati dall’uomo.

A livello nazionale, invece, un’ulteriore ed evidente apertura dello Stato italiano verso la dimensione ecologica si era avuta già nel 2015 con le disposizioni sull’ambiente per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali (si tratterebbe della Legge 28 dicembre 2015, n. 221, Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali).

Sembra, dunque, evidente che si tratta di presupposti per il concreto sviluppo di un diritto orientato verso l’ecologia e che debba mirare alla qualità dei beni e non alla quantità, tenendo conto del progresso tecnologico che, se ben impiegato, può essere posto al servizio dell’uomo e dei suoi interessi.

In conclusione, il diritto ha un ruolo centrale nel tentare di porre rimedio all’emergenza ambientale del XXI secolo: in tal senso, ciò che occorre è la previsione di leggi realmente efficaci, improntate all’eco-sostenibilità.

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