martedì, 24 Maggio, 2022
Lavoro

Brugnoli (Confindustria): RdC non crea lavoro, per i giovani più formazione e scuole tecniche

Basta sussidi inutili serve un patto scuola-imprese, per recuperare il tempo perduto. È la proposta di Giovanni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il “Capitale Umano”. Una sfida che per l’esponente
degli industriali deve essere vinta partendo innanzitutto dalla eliminazione del Reddito di cittadinanza così come è impostato ossia come misura inefficace per formare e creare occupazione.

Troppi giovani disoccupati

Per Brugnoli ci sono troppi giovani disoccupati e tanti posti vacanti. “Un paradosso riconducibile principalmente a due ragioni: progressivamente il mondo educativo e quello delle imprese si sono
allontanati; nonostante le richieste e delle imprese, è mancato un orientamento scolastico mirato alle nuove professioni. Ora serve un nuovo rinascimento educativo, un patto scuola-imprese, per recuperare il
tempo perduto”.

RdC subito le modifiche

“Il Reddito di cittadinanza”, evidenzia il vice presidente di Confindustria, “ha creato ulteriori storture, perché da una parte il sussidio ha disincentivato molti giovani a cercare un impiego e, dall’altra non ha favorito l’incrocio tra domanda e offerta. Ruolo, questo, per cui era stata istituita la figura del navigator e che, con
ogni evidenza, non ha centrato l’obiettivo. Mi auguro che le modifiche introdotte cambino questa tendenza, ma non basta. Servono anche politiche attive efficaci per creare nuove competenze e formare chi ha
bisogno di acquisire conoscenze e professionalità diverse, C’è un 30% stabile di disoccupazione giovanile e due milioni di giovani non cercano più lavoro”, sottolinea Brugnoli, “su questo fronte l’introduzione del
Reddito non solo non ha agevolato la creazione di posti ma anzi, ha complicato la situazione”

Figure professionali che mancano

Per uscire da questa situazione, secondo il vicepresidente degli industriali serve formazione e competenze.
Brugnoli ricorda che “da tempo le imprese sollecitano politiche attive più efficaci per il mondo del lavoro e collaborano con le università, le scuole e gli istituti tecnici per sviluppare processi formativi in grado
di rispondere alle esigenze del mondo della produzione. Stiamo anche facendo un censimento”, fa presente l’esponente degli industriali, “per evidenziare i settori dove manca il personale, ma posso già anticipare che la carenza riguarda tutti i comparti: dalla meccanica al tessile-abbigliamenti, dalla chimica all’alimentare, fino alla nautica, all’arredo legno. Mancano ingegneri, laureati in indirizzo chimico e
farmaceutico e diplomati degli Its nelle aree tecnologiche, esperti in scienze matematiche, fisiche, informatiche”.

Formazione e scuole tecniche

L’impegno che Confindustria chiede al Governo è di incentivare formazione e scuole tecniche dando loro maggiori sostegni.
“Vanno potenziate le scuole e i laboratori di ricerca”, propone il vice presidente di Confindustria per il “Capitale Umano”, “solo il mondo delle imprese può fornire un quadro chiaro su ciò che serve per avere un
Paese all’avanguardia sia sul fronte degli investimenti – e grazie al Pnrr i fondi non mancano – che su quello delle conoscenze”.

 

 

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