giovedì, 2 Aprile, 2020
Società

Carte e bancomat alleate del fisco

E’ la moda del momento: il governo con il presidente Conte chiede che i cittadini paghino con carte di credito, per ridurre l’evasione fiscale; le banche sono le più contente perché così si smaterializza il denaro (lo scorso anno i pagamenti con monete elettroniche hanno raggiunto la cifra di 80 miliardi di euro) così con pagamenti via internet tutto diventa virtuale – tranne i debiti che poi sono e rimangono concretissimi – le catene commerciali non avranno più inghippi con il denaro contante; il fisco, soprattutto, sarà il vero vincitore: può controllare, verificare e sanzionare ogni mossa ritenuta sbagliata o sospetta.

Ma per il cittadino comune cosa cambia? Quali benefici ci saranno, non quelli sbandierati per indorare la pillola, ma quelli reali? I dati dicono che più persone si sono convertite a pagare con carte di credito e bancomat, lo scorso anno il numero degli utenti di moneta elettronica è cresciuto di quasi il 7%, e si tratta di un balzo considerevole, la rilevazione emerge da un’indagine dell’Osservatorio carte di credito e digital payments di Assofin, Nomisma e Ipsos, con il contributo di Crif.

L’anno scorso si è registrato un record di importi transati con carte di credito, che hanno superato gli 80 miliardi di euro. Una cifra certo considerevole ma molto al di sotto della media degli altri Paesi dell’Unione. Malgrado gli sforzi gli italiani, a cui evidentemente piace il fruscio, la materiale fisicità oggettiva delle banconote, rimangono nella classica 24esimi su 28 Paesi.

Insomma siamo quasi ultimi. Una posizione così in basso nella classifica ha fatto nascere il sospetto che l’uso di troppo contante poi permetta una vasta evasione fiscale. Da queste premesse la proposta del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che sollecita un “Patto con i contribuenti”, che prevede incentivi e premi fiscali per chi adopera moneta elettronica. L’ipotesi su cui si lavora è quella di stabilire delle fasce di gratuità nei pagamenti con le carte, ad esempio, sarebbero tolte i costi delle commissioni sui primi cinque euro spesi, se si utilizza il bancomat e, sui primi 20 euro, se si paga con la carta di credito.

In questi progetti non mancheranno le proposte che sono allo studio delle banche, tra queste l’accordo tra Abi e commercianti per ridurre le commissioni pagate per le transazioni fatte via pos. Più in generale, il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha indicato il modello scelto per i benzinai, con l’obbligo della fatturazione elettronica nella filiera del carburante e concomitanti sgravi fiscali. C’è da fare, tuttavia, i conti con l’economia reale. I numeri dicono che la realtà è sempre più complessa e contraddittoria di quanto si possa ipotizzare.

Ad esempio l’Osservatorio carte di credito e digital payments di Assofin, ricorda che nel 2018 all’aumento del numero dei pagamenti è corrisposto un aumento dei volumi complessivi del +4,7%, mentre si è ridotto l’importo medio transato annuo, attestatosi a 1.418 euro dai 1.501 euro del 2017 (-5,5%). C’è poi una differenza sostanziale tra il numero di carte di credito attive in circolazione che sono circa 15 milioni contro i 56 milioni di carte di debito tipo bancomat.

L’Osservatorio, inoltre, ricorda che le carte in circolazione sono di tipo familiare o personale, solo l’8,2% aziendale. Tra gli studi su come incentivare l’uso di moneta elettronica c’è quello dell’Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano, che propone una “azione decisa del Governo” per colmare il gap rispetto agli altri Paesi europei.

L’obiettivo per sollecitare gli italiani all’uso di carte e bancomat è di ridurre drasticamente i pagamenti in contante e di evitare operazioni in nero, che stando alle stime si traduce in 24 miliardi sottratti al fisco. “Tre anni fa avevamo sviluppato una proposta per la loro incentivazione”, ricorda l’Osservatorio del politecnico di Mikano, “per recuperare il mancato gettito di circa 24 miliardi di euro all’anno, legato prevalentemente ai pagamenti in contanti”. Se da un lato si salvaguardano le ragioni del fisco, delle banche e dello Stato, dall’altro chi paga con carte di credito rischia anche di entrare nel mirino delle frodi connesse ai sistemi di pagamenti virtuali.

Secondo le stime del recentissimo studio della Bce, contenute nel terzo rapporto sulle frodi a danno dei sistemi di pagamento elettronici nell’area Sepa, circa un euro viene frodato ogni 2.635 spesi con carta di credito. In altri termini, circa lo 0,038% delle transazioni totali è stato oggetto di frodi. Poco? In assoluto sì, ma calcolando che si parla di un volume pari a circa 3.500 miliardi di euro, ci sono state frodi per oltre 1,3 miliardi di euro, il 14,8% in più rispetto all’anno precedente. Frodi di cui nessuno si occupa almeno per capire chi ci guadagna e come.

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