martedì, 17 Maggio, 2022
Giovani

Troppe le giovani vite stroncate dal disagio della pandemia

Ansia, solitudine, stress, incertezza del futuro, preoccupazioni, problemi economici sono il corredo nascosto, ma non meno traumatico, della pandemia, tutti fattori che possono spingere le persone più fragili, spesso i giovani, a compiere un gesto estremo come il suicidio. L’International Association for Suicide Prevention (IASP), co-sponsorizzata dalla World Health Organization, ha fortemente sostenuto l’iniziativa di dedicare il 10 settembre alla Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio.

 

Quest’anno il focus e stato sul disagio giovanile aumentato drasticamente dalla minaccia da Covid-19 e dal lungo periodo di rinunce e isolamento. Obiettivo primario di questa Giornata è aumentare la consapevolezza tra le persone e, soprattutto, nella comunità scientifica che il suicidio possa essere prevenuto, l’importante è essere pronti a coglierne i segnali premonitori.

Seconda causa di morte tra i ragazzi tra i 15 e i 25 anni.

 

Al Bambin Gesù, ospedale pediatrico per eccellenza con sede a Roma, durante la pandemia i tentativi di suicidio e gli atti autolesionistici severi e gravi da parte di minori sono aumentati del 20%.  Il 65% di tutte le consulenze neuropsichiatriche di quest’anno, che hanno coinvolto ragazzi tra i 12 e i 18 anni, hanno riguardato l’ideazione suicidaria e atti autolesionistici, contro il 39% del 2019. I ricoveri pediatrici in neuropsichiatria per atti autolesivi, soprattutto lesioni profonde da taglio, sono passati dal 29% del 2019 al 52% del primo semestre del 2021. Tra gli adolescenti, tra i 10 e i 25 anni, i suicidi sono diventati la seconda causa di morte, con un incremento preannunciato già da aprile dalla rivista scientifica Lancet Psychiatry, che ha ricordato analoghi aumenti in concomitanza di altre gravi epidemie, come la Spagnola nel 1918 o la Sars nel 2003.  Solitudine e isolamento sociale le due cause principali, come spiega Stefano Vicari, responsabile dell’Uoc di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Irccs Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma: “La pandemia e il lockdown hanno peggiorato la situazione e fatto crescere gli accessi al pronto soccorso per questa ragione”.

Importante è intercettare i segnali e agire prontamente

 

Secondo il Neuropsichiatra, sarebbe un grave errore da parte degli adulti ridurre i disturbi dell’attenzione, d’ansia o dell’umore a una mera questione di forza di volontà o di disciplina perché possono invece avere origini organiche. Alcuni segnali che possono indicare lo stato di pericolo di un giovane sono: il parlare di voler morire, sentirsi senza speranza o senza scopo o intrappolati, sentirsi un peso per gli altri, aumento dell’uso di alcol o droghe, cambiamenti significativi nel sonno, nella dieta e nell’igiene, il ritirarsi dai circoli sociali, la diminuzione delle prestazioni al lavoro o a scuola, maggiore ansia, agitazione o incoscienza, estremi sbalzi d’umore, il dare via beni preziosi, raggiungere un improvviso senso di calma o pace. Per la prevenzione è importante anche tenere conto dei fattori di rischio come eventuali precedenti familiari, malattie croniche o mentali, perdita del lavoro o di una relazione o qualsiasi altro insuccesso vissuto con drammaticità, abuso, abbandono o trauma infantile. Attenzione, dialogo e ascolto le prime armi da mettere in campo, affidarsi a degli specialisti il passo successivo.
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