sabato, 18 Settembre, 2021
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Pre-Vertice Fao: Il cibo è un bene pubblico. Di Maio: garantire l’accesso

Due sono le grandi questioni che il Pre-Vertice delle Nazioni Unite, che si è appena svolto a Roma nella sede della Fao, ha posto sul tavolo: l’accesso al cibo e l’urgenza di passare a un sistema alimentare ricco di proteine vegetali, unico modo per garantire una equa quantità di cibo accessibile a tutti, nutriente e più in linea con la transizione ecologica. Tematiche che devono rappresentare vere e proprie leve di cambiamento per riformare i sistemi alimentari mondiali in una direzione ecosostenibile e di maggiore inclusività.
Di Maio: la pandemia impone una accelerazione sul tema dell’accesso al cibo
Il tema dell’accesso al cibo “rappresenta una delle grandi sfide delle nostre società, resa ancora più importante ed urgente dai devastanti effetti della pandemia sulle catene alimentari”, ha dichiarato all’incontro il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. “L’impegno italiano per la sicurezza alimentare e la nutrizione non nasce oggi” e “poggia su una cultura millenaria del cibo. Siamo orgogliosi – ha concluso Di Maio – di avere evidenziato la tematica durante la nostra Presidenza del G20, portando i Ministri del G20 ad approvare la storica Dichiarazione di Matera, che si propone di guidare la risposta all’insicurezza alimentare nell’ambito della decade d’azione contro la fame”.
I diritti delle popolazioni indigene e delle donne
“Il cibo è e dovrebbe essere trattato come un bene pubblico, un diritto comune e umano”, ha ricordato Wenche Barthe Eide, professore emerito dell’Università di Oslo, intervenendo al “Vertice dei popoli”, la tre giorni preparatoria del Summit globale conclusivo che si terrà a settembre a New York,  incentrata sui diritti di proprietà della terra, sul ruolo e i diritti delle popolazioni indigeni, sui legami tra il settore umanitario e quello dello sviluppo, oltre alla necessità che i sistemi alimentari rispettino la parità di genere. “Sostenere le donne piccole produttrice delle aree rurali, assicurarci che abbiano le risorse che necessitano per trasformare i sistemi alimentari e assicurarsi che abbiano effettivamente diritto alla terra che coltivano”, è stata la richiesta avanzata da Jemimah Njuki, direttore per l’Africa dell’International Food Policy Research Institute, ricordando che nel mondo 1,7 miliardi di donne e ragazze vivono nelle aree rurali, cioè più di un quinto di tutta l’umanità.
Il sistema alimentare come strumento di salvataggio per il Pianeta
Trasformare i sistemi alimentari in modo che siano più inclusivi è stato l’appello rivolto a governi ed istituzioni internazionali anche dalle popolazioni indigene, difensori dei diritti delle donne e dei bambini, anch’essi presenti al vertice Fao. Il cambiamento deve partire dai Paesi più abbienti, ponendo un freno allo strapotere dell’agribusiness e alla sua innegabile influenza sulle istituzioni nazionali e sovranazionali, per non favorire più sistemi zootecnici distruttivi per il Pianeta, spesso ingiusti con le persone e tragicamente violenti con gli animali. Riformare il sistema alimentare globale trasformandolo in uno strumento di salvataggio per il Pianeta e per tutti i suoi abitanti, animali inclusi, è una mission ambiziosa, coraggiosa e necessaria, che prevede un lavoro lungo, di cooperazione e di collaborazione, che deve essere assolutamente posto subito in essere dai diversi Stati in modo capillare ed efficace.
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