sabato, 18 Settembre, 2021
Agroalimentare

Agroalimentare. Coldiretti: filiera Italia, 538 miliardi e 4 milioni di lavoratori

Lo si era immaginato per l’impennata dei consumi alimentari e per il giro vita degli italiani sempre più generoso. Ora c’è la conferma, con l’emergenza Covid il cibo è diventato la prima ricchezza del Paese per un valore pari al 25% del Pil. In ballo 538 miliardi di euro lungo l’intera filiera agroalimentare dal campo alla tavola e ben 4 milioni di lavoratori impegnati in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. Sono i numeri che il presidente della Coldiretti Ettore Prandini illustra nel suo intervento al pre Food System Summit delle Nazioni Unite, tenuto a Roma.

“Si tratta”, commenta la Confederazione, “del riconoscimento del ruolo svolto dalla Coldiretti a livello nazionale ed internazionale nella promozione di un modello di agricoltura attento all’innovazione basato su sviluppo sostenibile, difesa dell’ambiente, della salute e dei diritti sociali con la valorizzazione del rapporto con i territori e delle produzioni locali”.

 

Contrastare povertà e fame

“L’agroalimentare Made in Italy anche nella pandemia ha dimostrato la capacità di guardare al futuro”, racconta Prandini nel sottolineare che gli agricoltori sono “produttori di vita e dal nostro impegno dipende in particolare la lotta alla fame e il contrasto alla povertà, che troppo spesso vedono proprio donne e uomini del mondo agricolo soffrire più di altri. Solo se insieme lavoreremo per difendere il reddito degli agricoltori ad ogni latitudine, potremo pensare di spezzare le catene della povertà”.

 

La filiera italiana

Proprio filiera è la parola chiave per l’agricoltura italiana. La Confederazione ricorda di aver dato vita a Filiera Italia che, insieme a Coldiretti, unisce aziende di trasformazione e partner strategici per il settore agroalimentare. “Tra i principali obiettivi”, ha ricordato Prandini, “ci sono aumentare la sostenibilità e proteggere la biodiversità, lottare contro l’italian sounding e il cibo falso, sviluppare un modello produttivo equo che riconosce valore agli agricoltori, garantire massima trasparenza ai consumatori e lavorare per l’etichettatura di origine obbligatoria, il giusto prezzo e il contrasto alle pratiche sleali e agli abusi di potere lungo la filiera sono qualcosa più di una questione economica: sono questioni di democrazia, giustizia e libertà”.

 

Prodotti da difendere

L’emergenza globale provocata dalla pandemia ha fatto emergere le necessarie garanzie di qualità e sicurezza. “L’Italia”, calcola la Coldiretti, “ha 504 varietà iscritte al registro viti e 533 varietà di olive, è il primo produttore UE di riso, grano duro e vino e di molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea come pomodori, melanzane, carciofi, cicoria fresca, indivie, sedano e finocchi. E anche per quanto riguarda la frutta primeggia in molte produzioni importanti: dalle mele e pere fresche, dalle ciliegie alle uve da tavola, dai kiwi alle nocciole fino alle castagne”.

 

Patrimonio minacciato

Le imitazioni internazionali che non hanno alcune legame con il sistema agricolo nazionale sono una minaccia. Per la Coldiretti servono sistemi di etichettatura trasparenti sull’origine delle materie prime e che non siano ingannevoli”, conclude Prandini nel sottolineare che invece “con la nostra idea di filiera sostenibile vogliamo affrontare il futuro non solo creando valore economico, ma guardando anche alla sua distribuzione e alla capacità di restituire valori positivi, sotto il profilo ambientale, sociale, territoriale”.

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