Le nazioni africane e caraibiche hanno lanciato la richiesta più ambiziosa degli ultimi anni in materia di riparazioni per la schiavitù transatlantica, chiedendo scuse formali, cancellazione del debito e risarcimenti finanziari ai Paesi che storicamente hanno beneficiato del traffico di esseri umani. Le proposte sono contenute in un piano in 19 punti, approvato al termine di una conferenza di tre giorni in Ghana, e sostenuto dalla Commissione per la giustizia riparativa dell’Unione Africana e della CARICOM. Il documento arriva dopo la risoluzione ONU di marzo che ha definito la tratta transatlantica “il crimine più grave contro l’umanità”, approvata con 123 voti favorevoli ma contestata da Stati Uniti, Regno Unito e diversi Paesi europei. Le potenze occidentali temono che la formulazione possa creare una “gerarchia dei crimini”, distinguendo implicitamente tra atrocità storiche.
Il piano propone la creazione di un Fondo globale per le riparazioni, la cancellazione totale del debito dei Paesi colpiti e riforme delle istituzioni finanziarie internazionali per garantire una rappresentanza più equa al Sud globale. Prevede inoltre la restituzione dei beni culturali saccheggiati, dei resti ancestrali e finanziamenti per la giustizia climatica, riconoscendo l’impatto sproporzionato della crisi ambientale sulle nazioni discendenti dalla tratta.
Un capitolo è dedicato alle brutalità specifiche subite da donne e ragazze africane, mentre un altro invita gli Stati africani a garantire diritto al ritorno e percorsi di cittadinanza alla diaspora. Il piano chiede anche di preservare forti e castelli costieri come luoghi della memoria. La conferenza ha riunito i leader di Namibia, Liberia, Senegal, Barbados, São Tomé e Príncipe e il vicepresidente della Guinea Equatoriale. Il presidente del Ghana, John Dramani Mahama, ha adottato un tono conciliante: «La storia non ci chiede di ereditare la colpa, ma la responsabilità».





