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Pedro Sánchez, Primo Ministro della Spagna

Sánchez, il doppio peso sui migranti: frontiere blindate in Spagna, porti aperti in Italia

Il premier spagnolo apre un nuovo fronte con Roma, ma resta la domanda: perché la Spagna difende le proprie frontiere mentre pretende dall’Italia una solidarietà che sembra avere una sola direzione, il nostro Paese?
domenica, 9 Agosto 2026
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3 minuti di lettura

Madrid schiera pattugliatori militari e Guardia Civil davanti a Ceuta e rafforza i controlli alle frontiere, mentre non considera il paradosso delle Ong spagnole che operano nel Mediterraneo centrale che fanno rotta quasi sempre verso i porti italiani

C’è qualcosa di contraddittorio e stridente nella polemica che il governo spagnolo di Pedro Sánchez ha aperto con l’Italia sul tema dei migranti. Da una parte Madrid difende con fermezza il controllo delle proprie frontiere, fino a schierare navi militari e mezzi della Guardia Civil davanti a Ceuta, nel punto più delicato della frontiera con il Marocco. Dall’altra, lo stesso governo spagnolo sembra considerare assai meno problematico il fatto che alcune Ong spagnole operino stabilmente nel Mediterraneo centrale, recuperino migranti e facciano poi rotta verso i porti italiani.

Salvataggi, due pesi due misure

È il paradosso di una politica migratoria che sembra avere due pesi e due misure: frontiere presidiate in Spagna, responsabilità dell’accoglienza spostata sull’Italia.

Le immagini che arrivano da Ceuta sono emblematiche. Nel momento in cui l’enclave spagnola torna a essere una delle aree più sensibili della frontiera meridionale europea, a presidiare quelle acque non sono le Ong umanitarie, ma pattugliatori della Marina e della Guardia Civil. È la scelta sovrana di uno Stato che considera il controllo della frontiera una questione di sicurezza nazionale.

Le navi ONG in Italia per gli sbarchi

Nulla da obiettare: ogni Paese europeo ha il diritto e il dovere di proteggere i propri confini. Ma allora la stessa regola dovrebbe valere anche per l’Italia.

Perché mentre la Spagna protegge le proprie coste e le proprie frontiere, nel Mediterraneo centrale continuano a operare navi Ong che, una volta effettuati i soccorsi, guardano soprattutto verso l’Italia per lo sbarco.

È qui che il discorso di Sánchez diventa difficile da comprendere.

Secondo i dati citati di Frontex, nel primo semestre del 2026 la rotta del Mediterraneo occidentale è stata l’unica tra le principali rotte europee a registrare una crescita, arrivando a circa 7.900 attraversamenti, con un incremento del 17 per cento. E proprio mentre questa rotta cresce, al largo delle Baleari si consuma una tragedia: un’imbarcazione con 19 persone a bordo affonda e soltanto due occupanti riescono a salvarsi. Secondo le informazioni riportate, si trattava di nordafricani alla deriva da giorni.

In quelle acque, però, non si sono viste le navi Ong spagnole che siamo abituati a vedere nel Mediterraneo centrale.

Giusto salvare i naufraghi ma è dovere di tutti

Il punto non è mettere in discussione il dovere di soccorrere chi rischia di morire in mare. Il punto è un altro: perché il principio umanitario dovrebbe tradursi quasi sistematicamente in un problema italiano quando si tratta della destinazione finale dei soccorsi?

Prendiamo Open Arms, una delle organizzazioni più note nel panorama delle Ong spagnole. La sua presenza nel Mediterraneo centrale è diventata negli anni un simbolo dei confronti politici con i governi italiani. Ma la domanda resta: perché queste operazioni finiscono così spesso per avere come punto di riferimento l’Italia?

La stessa questione riguarda Life Support, la nave di Emergency, che ha portato in Italia nel porto di Ortona i migranti recuperati in acque internazionali.

Porti italiani sì ma non in altri Paesi

Il problema, dunque, non è l’Ong che salva una persona in mare. Il problema è il sistema complessivo nel quale il salvataggio sembra avere una direzione privilegiata: quella verso i porti italiani.

Italia, dunque. Non Spagna. Non Grecia. Non Malta.

La denuncia del Governo Meloni

È questo il paradosso che il governo italiano con il premier Giorgia Meloni denuncia da tempo e che oggi torna al centro del confronto con Madrid.
Quando il flusso migratorio minaccia le coste spagnole, Madrid presidia le proprie frontiere con strumenti militari e di sicurezza. È una scelta legittima, fondata sulla volontà di impedire ingressi irregolari e controllare il confine.

Le nostre esigenze di sicurezza

Ma se questa è la posizione spagnola, Sánchez dovrebbe spiegare perché la stessa esigenza di sicurezza non possa essere riconosciuta all’Italia.
La vicenda di questi giorni rende la contraddizione ancora più evidente. Dopo i controlli introdotti dall’Italia per i passeggeri provenienti dalla Spagna, a seguito dell’ingresso massiccio di migranti nell’enclave di Ceuta, il governo Sánchez ha deciso di reintrodurre temporaneamente controlli alle frontiere interne per chi arriva dall’Italia.

Palazzo Chigi ha replicato con fermezza: sulla sicurezza nazionale e sul controllo delle frontiere, l’Italia non accetta ultimatum né imposizioni dall’estero.

Madrid non impartisca lezioni all’Italia

E la posizione italiana è semplice: chi è in regola con i documenti entra, chi non lo è deve essere sottoposto ai controlli previsti dalla legge.

È esattamente lo stesso principio che la Spagna rivendica quando difende le proprie frontiere.

Il vero problema non è quindi una guerra diplomatica tra Roma e Madrid, ma l’assenza di una politica migratoria europea davvero comune. E dentro questa difficoltà emerge una questione che Sánchez dovrebbe affrontare senza impartire lezioni all’Italia: la solidarietà europea non può essere a senso unico.

La solidarietà valore europeo, ma lo sia di tutti

Se la Spagna vuole difendere Ceuta con la Marina e la Guardia Civil, è nel suo diritto. Ma allora non può pretendere che l’Italia rinunci allo stesso diritto di controllare le proprie frontiere.

E soprattutto non può chiedere a Roma di farsi carico quasi automaticamente delle conseguenze dei soccorsi nel Mediterraneo centrale, mentre le proprie coste vengono difese con strumenti ben diversi.

Il punto politico è tutto qui. La solidarietà è un valore europeo. Ma per essere credibile deve essere reciproca. Altrimenti il rischio è che le frontiere siano considerate un problema nazionale quando sono spagnole e una responsabilità europea quando sono italiane.

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