L’escalation delle tensioni mediorientali tra lo Stretto di Hormuz e le coste dello Yemen spinge anche l’Italia a valutare un intervento diretto a tutela della navigazione commerciale. Intervenendo al forum “Risorsa Mare” a La Spezia, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato di aver attivato la Marina Militare, d’intesa con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, per predisporre le misure necessarie a garantire il transito in sicurezza delle navi italiane nello stretto di Bab el-Mandeb, senza attendere tempi burocratici o decisioni a livello UE. Crosetto ha precisato che la decisione sul numero e l’eventuale invio effettivo di unità militari a protezione dei mercantili sarà valutata e condivisa a breve con il governo e il Parlamento, sottolineando la necessità di ripristinare i traffici commerciali in un quadrante strategico sempre più instabile.
Intanto la crisi mediorientale entra in una fase di crescente instabilità. Tra lo Stretto di Hormuz, il Mar Rosso e lo Yemen, lo scontro tra Iran, Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele si sviluppa lungo una geografia strategica nella quale la dimensione militare si intreccia con il controllo delle rotte energetiche e la ridefinizione degli equilibri regionali.
La fragile tregua tra Washington e Teheran è sottoposta a nuove tensioni, mentre l’offensiva degli Houthi e la reazione saudita continuano. Il rischio è di saldare teatri di crisi finora distinti.
La Mecca e il fronte yemenita
Il punto di maggiore tensione riguarda l’allarme lanciato dall’Arabia Saudita per un drone Houthi intercettato a sud della Mecca. Riad ha definito la sicurezza della città santa una «linea rossa», mentre gli Houthi hanno negato di aver tentato di colpire la Mecca. Parallelamente, il movimento yemenita ha rivendicato l’abbattimento di un caccia saudita F-15 nei cieli della provincia di Marib. La rivendicazione non risulta tuttavia confermata da fonti saudite indipendenti.
La pressione sul Bab el-Mandeb assume un significato strategico particolare. Gli Houthi sostengono che la navigazione nello stretto rimanga regolare, ma il controllo del tratto di costa yemenita e l’intensificazione delle operazioni aumentano l’incertezza sulle rotte commerciali tra Mar Rosso e Oceano Indiano.
Il dato più significativo è però la crescente divergenza tra gli interessi dei diversi attori. Washington, che ha già mantenuto aperti canali di comunicazione con gli Houthi, sembra orientata a evitare un ulteriore allargamento del conflitto. Riad, invece, deve fronteggiare direttamente la pressione militare yemenita e gli attacchi contro il proprio territorio. Reuters riferisce inoltre che Trump ha finora respinto le richieste saudite di un intervento militare americano diretto contro gli Houthi.
La pressione cinese su Teheran
In questo quadro si inserisce un elemento nuovo: secondo fonti citate da Reuters, Pechino avrebbe chiesto privatamente all’Iran di utilizzare la propria influenza sugli Houthi per contenere le operazioni nello Yemen. La richiesta sarebbe arrivata dopo un appello dell’Arabia Saudita alla Cina e sarebbe motivata soprattutto dalla necessità di proteggere le esportazioni petrolifere saudite e le rotte marittime strategiche per l’economia cinese.
La risposta iraniana, secondo le stesse fonti, avrebbe ricondotto la stabilità regionale alla cessazione della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Pechino, almeno per ora, non avrebbe minacciato conseguenze economiche contro Teheran. Il passaggio è significativo: la Cina cerca di preservare la sicurezza delle proprie rotte energetiche senza trasformare la pressione diplomatica sull’Iran in uno scontro diretto.
Hormuz e la vulnerabilità energetica
La crisi yemenita si sovrappone alla contrazione del traffico nello Stretto di Hormuz. Mercoledì i transiti di navi commerciali sono scesi a tre, contro una media di circa 17 negli ultimi dieci giorni.
Anche l’oleodotto saudita Est-Ovest, lungo circa 1.200 chilometri, resta un’infrastruttura strategica alternativa alle rotte del Golfo, dopo i danni subiti nelle stazioni di pompaggio. Il petrolio, tuttavia, ha registrato il 17 settembre una lieve flessione: il Brent è sceso a 104,74 dollari (-1,03%), mentre il WTI si è attestato a 101,60 dollari (-0,81%). La diminuzione delle quotazioni non cancella i rischi legati all’offerta e alla sicurezza dei trasporti.
Washington prepara il dopo
Sul piano diplomatico, Donald Trump dovrebbe incontrare martedì prossimo, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, i leader dei Paesi del Golfo per discutere i prossimi passi della guerra con l’Iran e una possibile strategia per il dopoguerra, secondo quanto riferito da Axios.
La crisi supera dunque la dimensione dello scontro bilaterale tra Iran e Stati Uniti. Hormuz e Bab el-Mandeb rappresentano due snodi distinti ma interdipendenti: energia, commercio e sicurezza regionale convergono nello stesso spazio strategico. Gli Houthi conservano una propria agenda yemenita, pur beneficiando del sostegno iraniano, mentre Cina, Stati Uniti e monarchie del Golfo cercano di impedire che la guerra assuma una dimensione regionale incontrollabile.





