Nuova giornata di tensione sui mercati, con il petrolio ancora in forte rialzo. Il Wti sale oltre il 4%, a 105,50 dollari al barile, mentre il Brent, riferimento europeo, si attesta a 108,50 dollari.
Il conto della guerra per gli Usa
La guerra con l’Iran è già costata agli Stati Uniti 38 miliardi di dollari. È la stima contenuta in un documento pubblicato dal Congressional Budget Office (CBO), organismo indipendente del Congresso Usa, che ha calcolato i costi dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio, ai primi di agosto. Secondo il CBO, la sola sostituzione delle munizioni utilizzate finora ammonta a 21,7 miliardi di dollari. Se il conflitto dovesse proseguire e intensificarsi, si aggiungerebbero circa 3 miliardi di dollari al mese.
Pechino: razionalità e moderazione
La Cina invita Iran e Stati Uniti a mantenere un atteggiamento “razionale e moderato” nel conflitto. Lo ha detto il ministro degli Esteri cinese Wang Yi durante un incontro a Pechino con il collega iraniano Abbas Araghchi. “La Cina è disposta a rafforzare il dialogo e la cooperazione con l’Iran e a salvaguardare i legittimi diritti e interessi dell’Iran”, ha dichiarato Wang, aggiungendo: “Incoraggiamo Iran e Usa a mantenere razionalità e moderazione”.
Teheran respinge l’accesso dell’Aiea
L’Iran ha respinto la richiesta del direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, di accedere ai siti nucleari danneggiati dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele. Il portavoce dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana, Behrouz Kamalvandi, ha sostenuto che consentire l’accesso significherebbe fornire informazioni utili a nuove aggressioni. “Non nutriamo alcuna fiducia nel capo dell’Aiea, a meno che non decida di cambiare radicalmente il suo approccio”, ha affermato Kamalvandi, accusando Grossi di privilegiare “manovre politiche” rispetto a una condotta professionale. Secondo il portavoce, anche i rapporti dell’Agenzia fornirebbero un “pretesto” alle pressioni politiche di Stati Uniti, Paesi europei e Israele. Le dichiarazioni sono state rilasciate all’agenzia iraniana Irna.
Houthi: “Il Mar Rosso non sarà chiuso”
Gli Houthi non intendono chiudere il Mar Rosso e si dicono disponibili a negoziare. Lo ha dichiarato ad Al-Monitor il ministro degli Esteri del governo houthi, Abdulwahid Abu Ras, definendo “normale” la navigazione nello stretto di Bab al-Mandeb. Abu Ras ha accusato l’Arabia Saudita di alimentare timori infondati sulla possibile chiusura dello stretto e si è detto disponibile a negoziare sulla base della road map Onu del 2022, chiedendo la fine dell’assedio saudita alle aree sotto il controllo del movimento. Nel frattempo, secondo quanto riportato, la produzione petrolifera saudita è scesa in agosto al livello più basso dal 1990. Gli Houthi avrebbero inoltre assunto il controllo dell’intera costa yemenita sul Mar Rosso, compreso il porto di Mokha.
Danni alle basi Usa in Medio Oriente
Nuove immagini ottenute in esclusiva dalla Cbs mostrano l’entità dei danni provocati dagli attacchi iraniani con missili e droni contro diverse installazioni militari statunitensi in Medio Oriente. Le fotografie, fornite da militari in servizio rimasti anonimi, documentano edifici e mezzi danneggiati. Una delle immagini, scattata alla base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita, mostra la parte posteriore di un Boeing E-3 Sentry gravemente danneggiata, con la coda separata dalla fusoliera carbonizzata. Altre fotografie mostrano edifici e baracche sventrate. Danni vengono segnalati anche a Camp Buehring, in Kuwait, importante centro di schieramento per truppe, veicoli corazzati e velivoli statunitensi. Il Pentagono non ha risposto alle richieste di commento della Cbs.
Gaza, sotto le macerie 50 bambini
Secondo la Protezione civile palestinese, citata da Al Jazeera, almeno 100 persone sarebbero ancora intrappolate sotto un edificio crollato nella Striscia di Gaza, tra cui circa 50 bambini. Il cedimento è avvenuto intorno all’una di notte, mentre gli abitanti dormivano. “Possiamo sentire le voci dei cittadini sotto le macerie e le nostre squadre stanno cercando di raggiungerli”, ha dichiarato un portavoce, sostenendo che le autorità israeliane non consentirebbero l’ingresso di mezzi pesanti nella Striscia.
Israele, chiede un’indagine sul film Naza
Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha chiesto al capo dello Shin Bet, David Zini, di indagare sull’origine dei materiali utilizzati dai registi Yuval Abraham e Rachel Szor per il film Naza. La pellicola, premiata alla Mostra del Cinema di Venezia, raccoglie le testimonianze anonime di 24 soldati dell’intelligence israeliana, che denunciano le tecniche utilizzate dall’esercito israeliano nelle operazioni a Gaza. Israele ha respinto le accuse contenute nel film, sostenendo di adottare misure per evitare vittime civili.





