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Legge elettorale, via libera del Senato con 113 sì. Il testo torna alla Camera, scontro tra maggioranza e opposizioni

martedì, 15 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Con 113 voti favorevoli il Senato ha approvato la riforma della legge elettorale. Il provvedimento, modificato a Palazzo Madama, torna ora alla Camera per la terza e ultima lettura. L’approdo nell’Aula di Montecitorio è fissato per il 28 settembre. Il voto ha riacceso lo scontro politico. Fratelli d’Italia rivendica il ritorno delle preferenze e punta sulla possibilità per gli elettori di scegliere i propri rappresentanti. Dal Pd arrivano invece accuse sul sistema dei capilista, sulla rappresentanza femminile e sull’indicazione del candidato premier.

“Restituiamo voce agli elettori”

Per il Senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini il passaggio di Palazzo Madama costituisce “un passo avanti” verso un rapporto più diretto tra chi vota e chi viene eletto. Il ritorno delle preferenze, secondo l’esponente di FdI, permette ai cittadini di indicare i propri rappresentanti e punta, insieme agli altri meccanismi della riforma, a favorire maggioranze “stabili e riconoscibili”.

Sulla stessa linea Isabella Rauti. La Senatrice e Sottosegretario alla Difesa ha indicato tra le novità il ripristino delle preferenze e l’alternanza di genere nella composizione delle liste. Per Rauti il cuore della riforma resta la stabilità politica: partiti e coalizioni devono presentarsi agli elettori prima del voto con un leader e un programma, senza intese successive alle urne. Anche Raoul Russo respinge le critiche delle opposizioni e sostiene che il nuovo sistema rafforzi il legame tra eletti ed elettori e favorisca la governabilità. Il Senatore di FdI definisce “falsità” le accuse sulla cosiddetta “legge truffa”.

“Riforma fatta per non perdere”

Di segno opposto il giudizio di Anna Ascani. La Vicepresidente della Camera e Deputata dem sostiene che la riforma nasca dalla volontà del centrodestra di evitare una sconfitta alle prossime elezioni. Tra i punti contestati indica il numero di firme richiesto alle formazioni che si presentano per la prima volta e l’obbligo di indicare il candidato premier. Su quest’ultimo aspetto, Ascani pone anche una questione costituzionale e richiama le prerogative del Presidente della Repubblica nel conferimento dell’incarico. Laura Boldrini concentra le critiche sulla rappresentanza delle donne e sui capilista. Secondo la Deputata Pd viene meno per questi ultimi l’obbligo di rispettare il rapporto 60 a 40 tra i due generi, con la possibilità che tutti i primi nomi delle liste siano uomini.

Boldrini contesta anche la portata delle preferenze: a suo giudizio, i capilista restano bloccati e la scelta degli elettori vale soltanto dal secondo posto in poi. La deputata sostiene che solo il 20% degli eletti sarà selezionato attraverso questo meccanismo. Critiche anche all’indicazione del candidato premier nel programma, considerata un modo per aggirare le prerogative costituzionali del Capo dello Stato.

“È mancata una legge condivisa”

Contro il provvedimento anche la Senatrice dem Tatjana Rojc, che accusa la maggioranza di avere rinunciato alla ricerca di un’intesa con le opposizioni. Rojc richiama inoltre il tema della rappresentanza della minoranza slovena e quello degli italiani all’estero, che a suo giudizio risulterebbe penalizzato dal nuovo sistema.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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