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Israele alza l’allerta per il 7 ottobre: “Massima prontezza” delle forze armate

Alla vigilia dell’anniversario dell’attacco di Hamas, il ministro della Difesa Israel Katz ordina il massimo livello di allerta. Resta alta la tensione anche tra Arabia Saudita, Yemen e Iran, mentre Ankara e Islamabad preparano un rapido dispiegamento di truppe a Riad.
mercoledì, 7 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha ordinato alle forze armate di portarsi al massimo livello di allerta alla vigilia dell’anniversario dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. La decisione, ha precisato il suo ufficio, è stata presa «alla luce di informazioni di intelligence su possibili attacchi di Hamas». «Se le nostre forze subissero danni, a pagare un prezzo altissimo saranno Hamas e la popolazione di Gaza, in misura sproporzionata», si legge nella dichiarazione.

Arabia Saudita, Turchia e Pakistan: truppe in rapido dispiegamento

Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno annunciato un «rapido dispiegamento» di truppe nel Regno nell’ambito della nuova alleanza di difesa reciproca, mentre aumentano gli attacchi degli Houthi. Il Comitato di strategia politica e di difesa dell’Alleanza della Mecca ha deciso di «procedere immediatamente all’attuazione concreta degli obblighi di difesa congiunta» e di predisporre le forze e le capacità militari necessarie. L’obiettivo dichiarato è rafforzare «la preparazione, l’integrazione militare e la capacità collettiva di affrontare e contrastare le minacce». I tre Paesi ribadiscono inoltre che «la sicurezza di ogni singolo Stato è parte integrante della sicurezza collettiva delle tre nazioni». L’accordo, firmato ad agosto dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dal premier pachistano Shehbaz Sharif, prevede che un attacco armato contro uno dei firmatari sia considerato un attacco contro tutti. L’attivazione dell’intesa arriva dopo l’annuncio di una vasta offensiva del governo yemenita contro i territori controllati dagli Houthi. Riad ha assicurato «pieno sostegno operativo» alle forze yemenite per contrastare le minacce al territorio saudita, agli impianti energetici e alla navigazione nel Mar Rosso meridionale e nello stretto di Bab al Mandeb. Gli Houthi accusano invece l’Arabia Saudita di guidare l’offensiva e hanno dichiarato «non sicuro» lo spazio aereo saudita.

Von der Leyen: “Crisi energetica costata 100 miliardi all’Europa”

La guerra in Iran ha avuto pesanti ripercussioni anche sul fronte energetico europeo. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, ha dichiarato che dall’inizio del conflitto l’Europa ha speso 100 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. «Da fine febbraio il prezzo del gas è salito del 140%. Quello del diesel è raddoppiato», ha affermato von der Leyen. «Famiglie e industrie stanno pagando il prezzo di una crisi che nasce ben oltre i nostri confini». «Tutti noi avvertiamo questi rincari», ha aggiunto la presidente, sottolineando la pressione sulle imprese e sulle famiglie. «La situazione rischia di aggravarsi con l’avvicinarsi dell’inverno. Dobbiamo quindi agire subito».

Yemen, raid saudita: uccisa una famiglia di sei persone

Sei membri della stessa famiglia sono stati uccisi in un raid saudita nel nord-ovest dello Yemen, secondo quanto riferito dagli Houthi. Il bombardamento di un villaggio nel governatorato di Hajjah, al confine con l’Arabia Saudita, avrebbe provocato la morte di «sei persone appartenenti alla stessa famiglia», tra cui quattro bambini tra i 3 e gli 8 anni. Una bambina di sei anni sarebbe rimasta gravemente ferita. Intanto, due aeroporti sauditi sono stati colpiti nella serata di ieri. Gli scali internazionali Re Abdullah Bin Abdulaziz di Jazan e Najran hanno subito danni materiali limitati e tre persone sarebbero rimaste lievemente ferite. Oggi a Riad è stata inoltre udita una potente esplosione, dopo una serie di deflagrazioni registrate nella capitale nella giornata di lunedì.

Iran, carcere fino a due anni per interviste ai “media ostili”

Il Parlamento iraniano ha approvato un provvedimento che vieta ai cittadini di rilasciare interviste o partecipare a discussioni con media e figure dell’informazione considerate «ostili» dal Ministero dell’Intelligence. Secondo l’agenzia Isna, le violazioni potranno essere punite con sanzioni di «Grado 6», che comprendono la reclusione da sei mesi a due anni, oltre a multe e frustate. I funzionari governativi sono esclusi dalle disposizioni.

Teheran: uccisi due “terroristi”, dieci arresti

Il Ministero dell’Intelligence iraniano ha annunciato l’uccisione di due persone definite «terroristi» e l’arresto di altre dieci durante operazioni contro cellule ritenute «affiliate al nemico americano-sionista» e bande criminali. Le operazioni hanno interessato l’area di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, e diverse località della provincia sud-orientale del Sistan-Baluchistan, tra cui Iranshahr, Sarbaz, Saravan e Zahedan. Secondo Teheran, gli interventi sono avvenuti prima che potessero essere compiuti «atti di sabotaggio o terrorismo».

Israele, tensioni con gli ultraortodossi

Un portavoce dell’Idf ha condannato la rivolta di gruppi di ultraortodossi avvenuta durante il tentativo di arrestare un disertore a Modi’in, nel centro di Israele. «Un gran numero di rivoltosi si è radunato sul posto e ha agito in modo organizzato con l’obiettivo di interrompere le attività della polizia militare», ha dichiarato l’esercito, denunciando «resistenza e una significativa interruzione delle attività delle forze di sicurezza».

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