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Giorgetti apre alla flat tax sugli aumenti di stipendio dei giovani

Giorgetti apre alla flat tax sugli aumenti di stipendio dei giovani

L’ipotesi per la manovra prevede un prelievo al 5% sugli incrementi riconosciuti dalle aziende. Il Ministro: “Conti pubblici senza austerità”. Paita: “Misura simile alla nostra start tax”
lunedì, 14 Settembre 2026
3 minuti di lettura

Una tassazione agevolata sugli aumenti di stipendio riconosciuti ai lavoratori più giovani. È una delle idee che il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha messo sul tavolo in vista della prossima legge di bilancio. Ne ha parlato in collegamento con la festa nazionale dell’Udc a Roma, indicando come possibile modello la flat tax al 5% applicata lo scorso anno agli aumenti contrattuali: «Penso che gli aumenti stipendiali che potrebbero essere riconosciuti dai datori di lavoro per i giovani sotto una determinata età potrebbero avere un trattamento fiscale agevolato», ha detto. Un’ipotesi ancora da definire, che dovrà essere discussa all’interno della maggioranza e richiederà anche la collaborazione delle imprese. Giorgetti è partito dall’esperienza dello scorso anno. La tassazione al 5% sugli aumenti contrattuali, ha detto, ha funzionato e potrebbe essere riproposta, con le necessarie modifiche, per favorire le retribuzioni dei lavoratori più giovani: «Penso che questo successo possa essere in qualche modo trasferito, con i dovuti accorgimenti, anche sugli eventuali aumenti di stipendio riconosciuti ai giovani dalle aziende».

Non c’è ancora una misura definita. Servono, ha chiarito, la disponibilità dei datori di lavoro e quella dell’amministrazione finanziaria a riconoscere il beneficio. Il dossier entrerà nel confronto sulla manovra nelle prossime settimane, insieme alle altre proposte della coalizione.

Manovra

Il Ministro ha allargato il ragionamento all’impianto della legge di bilancio. L’obiettivo, nelle sue parole, è aiutare lo sviluppo e dare maggiore attenzione alle categorie che finora sono rimaste più ai margini degli interventi pubblici. Ma prima di aggiungere nuovi bonus o agevolazioni, il Tesoro vuole capire dove siano finite le risorse già stanziate e quali effetti abbiano prodotto. Giorgetti teme che alcune fasce di reddito possano beneficiare di più strumenti contemporaneamente, mentre altre restano scoperte. Da qui la necessità di fare un «inventario» delle misure adottate. «C’è il rischio di duplicare misure su alcune classi di reddito ed escluderne altre. Questo deve essere riconsiderato», ha avvertito.

Alla manovra il Governo arriva, ha aggiunto, con «grande spirito di responsabilità» e con l’intenzione di concentrare gli interventi dove possono incidere di più.

Conti pubblici senza austerità

Giorgetti ha difeso anche la linea seguita finora sui conti. Nei quattro anni di Governo, ha tenuto a precisare, l’Italia ha migliorato la propria posizione sul piano internazionale senza ricorrere a politiche di austerità. Tra i risultati ha citato il taglio del cuneo fiscale e contributivo e gli incentivi destinati alle imprese. Ora, però, lo scenario è cambiato e le tensioni internazionali pesano sulle scelte economiche.

«Abbiamo ridotto il cuneo fiscale e contributivo, abbiamo promosso gli incentivi alle imprese», ha ricordato. Ma, arrivati al 13 settembre, per il responsabile del Tesoro non si può prescindere da quanto sta accadendo a livello globale. La strada indicata resta quella di interventi «equi e selettivi», con l’obiettivo di ridurre la pressione fiscale senza mettere a rischio l’equilibrio della finanza pubblica.

Il rialzo dei tassi

Tra le variabili che preoccupano il Tesoro c’è l’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Banca centrale europea per contrastare inflazione e rincaro dei prezzi. Il conto, ha ricordato Giorgetti, arriva a chi ha debiti: famiglie, aziende e Stato. Più salgono i tassi, più diventa costoso finanziarsi. Per questo il controllo del debito pubblico resta centrale.

«In questi momenti in cui i tassi d’interesse aumentano si capisce quanto sia importante tenere sotto controllo il debito», ha affermato. Altrettanto decisiva, per il ministro, è la fiducia di mercati e risparmiatori, necessaria per continuare a collocare i titoli pubblici.

Somiglia alla nostra start tax

La proposta sugli stipendi dei giovani ha già provocato una prima reazione politica. Raffaella Paita, Presidente del gruppo Italia Viva-Casa Riformista al Senato, vi vede una somiglianza con la «start tax» lanciata alla Leopolda e poi entrata tra le proposte del Centrosinistra: «La proposta del Ministro Giorgetti per aumentare gli stipendi ai giovani, sebbene meno strutturata, è simile alla nostra start tax», ha detto. Paita ha chiesto però che l’idea non resti sulla carta: «Staremo con il fiato sul collo al Governo per assicurarci che non siano i soliti annunci mai seguiti dai fatti».

Il tema, per Italia Viva, è anche quello dei ragazzi che lasciano il Paese. Molti, secondo Paita, scelgono l’estero perché le retribuzioni non sono all’altezza del costo della vita e delle competenze maturate. «La fuga dei cervelli è un problema serio. Dobbiamo fermare questa emorragia».

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