Tredici anni fa, il 3 ottobre 2013, un’imbarcazione libica con a bordo uomini, donne e bambini si inabissò a poche miglia da Lampedusa. Il naufragio provocò 368 morti accertati e circa 20 dispersi presunti, una delle più gravi tragedie avvenute nel Mediterraneo. I superstiti furono 155, tra i quali 41 minori. Il peschereccio, lungo circa 20 metri, era partito il primo ottobre dal porto libico di Misurata con migranti di origine eritrea ed etiope. Arrivato a circa mezzo miglio dalle coste di Lampedusa, poco lontano dall’Isola dei Conigli, rimase con i motori bloccati.
Per richiamare l’attenzione delle navi di passaggio, l’assistente del capitano avrebbe agitato uno straccio infuocato, che produsse molto fumo. Secondo la ricostruzione, parte dei passeggeri si sarebbe spaventata e spostata su un lato dell’imbarcazione sovraccarica, che si rovesciò. La barca avrebbe girato su se stessa tre volte prima di colare a picco.
I soccorsi e i 155 superstiti
Intorno alle sette, gli equipaggi di alcune imbarcazioni civili e di pescherecci notarono i naufraghi e lanciarono l’allarme. La maggior parte dei sopravvissuti venne caricata a bordo. In tutto furono salvate 155 persone. Tra loro c’erano 41 minori: 40 non accompagnati e uno con la propria famiglia. Nei giorni successivi proseguirono le operazioni di recupero e la conta delle vittime.
Oggi, nel tredicesimo anniversario del naufragio, a Lampedusa sono in programma diverse iniziative in occasione della Giornata della memoria e dell’accoglienza, nel ricordo delle vittime della tragedia del 3 ottobre 2013.





