La guerra tra Stati Uniti e Iran è destinata a proseguire almeno fino alle elezioni di metà mandato americane. A sostenerlo è Donald Trump, che durante un comizio in Alabama ha ribadito che il conflitto «finirà dopo le midterm», fissate per il 3 novembre. Il presidente americano ha inoltre escluso qualsiasi possibilità che Teheran possa dotarsi dell’arma nucleare.
«L’Iran non avrà mai l’arma nucleare», ha dichiarato Trump, rivendicando l’azione militare contro la Repubblica islamica. «Abbiamo dovuto fare il lavoro sporco contro i bulli del Medio Oriente. Andava fatto anni fa, anche da parte di altre nazioni», ha aggiunto.
Trump ha quindi invitato gli elettori repubblicani a sostenere il partito alle urne, tornando a promettere un bonus di 5.000 dollari per ogni cittadino adulto nel caso di una vittoria repubblicana alle elezioni di metà mandato. Il presidente ha inoltre chiesto ai propri sostenitori di «fare finta che sulla scheda elettorale ci sia il mio nome».
Sul fronte militare ed economico, Washington sostiene di avere fortemente ridotto le capacità iraniane. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato che questa settimana Teheran non riuscirà a esportare petrolio via mare e quindi non incasserà i relativi ricavi. Bessent ha rivendicato la distruzione di parte della Marina e dell’Aeronautica iraniane e una significativa riduzione delle capacità missilistiche e dei droni.
L’allargamento al sistema regionale
Intanto la guerra continua ad allargarsi al sistema regionale. Una petroliera è stata colpita da un proiettile di origine ignota a circa quattro miglia nautiche dalla costa dell’Oman, in prossimità dello Stretto di Hormuz. L’equipaggio è al sicuro e non sono stati segnalati danni ambientali. Un episodio analogo era stato registrato il giorno precedente, con una nave cisterna colpita mentre lasciava lo Stretto.
In Arabia Saudita, un’ampia colonna di fumo è stata segnalata nei pressi di un impianto della compagnia petrolifera Aramco a sud di Riad. Non è stata ancora accertata la causa dell’incendio. Media regionali hanno riferito di un possibile attacco degli Houthi, mentre nelle stesse ore sono state segnalate esplosioni a Sanaa, attribuite dalle forze filo-governative a raid aerei.
La pressione militare si accompagna a quella economica. Washington ha annunciato una campagna per isolare Teheran, mentre il G7 ha deciso il rilascio di 100 milioni di barili dalle riserve strategiche per contenere le conseguenze della crisi sui mercati petroliferi.
Le operazioni in Israele e Libano
Anche Israele continua le operazioni. Nelle prime ore della giornata un raid aereo ha colpito un condominio a ovest di Gaza City, causando almeno cinque morti e diversi feriti. Secondo fonti palestinesi, tra le vittime vi sono quattro donne. Fonti della sicurezza israeliana citate dai media sostengono che l’obiettivo fosse Ali al-Amoudi, esponente di alto livello dell’ufficio politico di Hamas nella Striscia. Le Forze di difesa israeliane non hanno per ora commentato ufficialmente l’operazione.
La situazione resta tesa anche sul fronte libanese. Nel sud del Paese sono state segnalate forti esplosioni nell’area di Mansouri, mentre l’Unicef denuncia un pesante bilancio tra i minori dall’inizio dell’attuale conflitto: almeno 261 bambini uccisi e 1.056 feriti dal 2 marzo, oltre a circa 436 scuole danneggiate o distrutte.
Sul piano della sicurezza, gli Emirati Arabi Uniti stanno intanto indagando sull’incidente che ha coinvolto il volo Flydubai diretto a Tel Aviv. Il primo volo con cittadini israeliani è arrivato questa mattina in Israele dopo la sospensione dei collegamenti. Restano da chiarire le responsabilità e il movente dell’aggressione: esponenti israeliani e americani hanno ipotizzato possibili legami con l’estremismo islamista o con l’Iran, ma gli accertamenti sono ancora in corso.
A Washington, nel frattempo, la strategia sembra ormai orientata a mantenere la pressione su Teheran e sui suoi alleati regionali. La dichiarazione di Trump sulle midterm indica inoltre che il conflitto potrebbe diventare uno dei principali fattori della campagna elettorale americana.





