La guerra tra Russia e Ucraina torna a registrare una forte escalation sul piano militare, mentre sul fronte diplomatico si moltiplicano le iniziative per riportare Mosca e Kiev al negoziato. Nella notte la Russia ha lanciato una nuova massiccia ondata di droni e missili contro Kiev e altre regioni ucraine, mentre le forze di Kiev hanno intensificato gli attacchi contro infrastrutture energetiche e militari russe.
A Kiev sono stati registrati 18 feriti, tra cui due bambini, con danni a edifici residenziali, strutture scolastiche, uffici, depositi, automobili e infrastrutture ferroviarie. Colpite anche Odessa e Zaporizhzhia: nella città portuale un edificio residenziale di 19 piani è stato danneggiato e sei persone sono rimaste ferite. Complessivamente, secondo le autorità ucraine, gli attacchi russi delle ultime 24 ore hanno provocato almeno dieci morti e decine di feriti.
Particolarmente grave l’episodio avvenuto nel Mar Nero. Un drone russo ha colpito una nave civile battente bandiera tanzaniana, diretta verso un porto ucraino. Il capitano è morto, mentre tre membri dell’equipaggio sono rimasti feriti. La notizia è stata resa nota dalle autorità ucraine e confermata da fonti internazionali.
La risposta ucraina non si è fatta attendere. Droni di Kiev hanno colpito una raffineria di petrolio nella regione di Yaroslavl, a circa 250 chilometri da Mosca, mentre un’altra operazione ha interessato un aeroporto militare nella regione di Rostov. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche russe rappresentano ormai una componente stabile della strategia ucraina, con l’obiettivo di ridurre le capacità industriali e logistiche di Mosca.
La pressione americana
L’escalation militare coincide con una nuova offensiva sul terreno economico. La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato con 262 voti contro 159 il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026, un provvedimento che colpisce i settori energetico e della difesa russi e la cosiddetta flotta ombra. Il testo prevede inoltre la possibilità di imporre dazi fino al 100% ai Paesi che continuano ad acquistare energia russa. Il provvedimento passa ora alla firma del presidente Donald Trump.
Mosca ha definito l’iniziativa un’azione «ostile», sostenendo che nuove sanzioni renderebbero ancora più difficile il raggiungimento di un accordo di pace. Kiev, al contrario, considera la nuova pressione economica uno strumento per costringere il Cremlino a tornare al negoziato.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha inoltre ribadito la necessità di costruire un nuovo percorso diplomatico con Stati Uniti ed Europa. In un’intervista alla televisione giapponese NHK ha accusato la Cina di non esercitare sufficiente pressione su Mosca e ha sottolineato il crescente coinvolgimento della Corea del Nord nel conflitto. Secondo Zelensky, Pyongyang avrebbe inviato tra 30.000 e 50.000 soldati in Russia, offrendo loro esperienza diretta nella guerra moderna e nell’impiego dei droni. Si tratta, secondo il presidente ucraino, di un’evoluzione con possibili conseguenze anche per la sicurezza dell’Asia orientale.
L’ombra delle operazioni clandestine
Sul piano della sicurezza internazionale, gli Stati Uniti hanno intanto accusato cinque persone di essere coinvolte in una rete legata ai servizi d’intelligence russi, che avrebbe pianificato omicidi e operazioni terroristiche negli Stati Uniti e in Europa. Secondo il Dipartimento di Giustizia americano, la rete sarebbe attiva almeno dal 2024 e avrebbe cercato di reclutare persone per attività di sorveglianza e uccisioni mirate, oltre ad azioni contro infrastrutture civili e militari in Paesi europei vicini all’Ucraina.
Il Cremlino ha respinto le accuse, sostenendo che senza prove concrete non vi sarebbe motivo di commentarle.
Sul fronte interno russo, il Tribunale cittadino di Mosca ha respinto il ricorso dei legali di Zhanna Nemtsova, giornalista e figlia dell’oppositore Boris Nemtsov, confermando l’arresto in contumacia disposto nei suoi confronti con l’accusa di aver organizzato attività di un’organizzazione indesiderabile. La decisione è stata riferita da RIA Novosti. Nemtsova è stata inoltre inserita nella lista dei ricercati internazionali.
La vicenda riguarda la figlia di Boris Nemtsov, ex vicepremier russo durante la presidenza di Boris Eltsin e tra i più noti oppositori di Vladimir Putin. Nemtsov fu assassinato a Mosca nel febbraio 2015, colpito da quattro colpi d’arma da fuoco.
Intanto Mosca si prepara alle elezioni parlamentari del 20 settembre. Putin ha invitato i cittadini russi a recarsi alle urne, mentre sul terreno la guerra continua ad allargare il proprio raggio d’azione: dalle città ucraine alle infrastrutture energetiche russe, fino al Mar Nero e alle attività clandestine attribuite ai servizi di sicurezza. Una dinamica che, a pochi giorni dal voto russo, rende ancora più incerto il quadro militare e diplomatico.





