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Più donne al lavoro, l’occupazione resiste al rallentamento

Nel primo trimestre del 2026 le occupate aumentano dello 0,5%, mentre l’occupazione maschile resta stabile
domenica, 2 Agosto 2026
3 minuti di lettura

La crescita femminile è ancora più marcata nel Mezzogiorno, dove raggiunge il +1,5%.
Nel complesso gli occupati in Italia crescono dello 0,2%, ma rallentano rispetto alla fine del 2025.
Confartigianato: negli ultimi cinque anni l’Italia ha fatto meglio della media Ue, con un aumento dell’occupazione del 10,5%. Il mercato del lavoro italiano continua a mostrare una significativa capacità di tenuta, anche se iniziano a emergere i primi segnali di rallentamento dopo la lunga fase espansiva degli ultimi anni. E a sostenere la crescita, nel primo trimestre del 2026, sono soprattutto le donne: l’occupazione femminile aumenta dello 0,5%, mentre quella maschile resta stabile.

I dati degli uffici studi

È uno degli elementi più significativi che emergono dal 38° report congiunturale di Confartigianato, realizzato dall’Ufficio Studi in collaborazione con l’Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia, l’Osservatorio MPI Confartigianato Emilia-Romagna e l’Ufficio Studi Confartigianato Vicenza. Un dato che conferma il progressivo ampliamento della partecipazione femminile al mercato del lavoro, particolarmente evidente nel Mezzogiorno, dove le donne occupate crescono dell’1,5%, a fronte del +0,1% degli uomini.

Più donne al lavoro

La dinamica è positiva in diversi territori. La crescita dell’occupazione femminile supera il punto percentuale in Sicilia (+3,1%), Campania (+2,3%), Puglia (+1,8%), Veneto (+1,5%) e Lazio (+1,1%). In numerose regioni, inoltre, il ritmo di crescita delle occupate risulta superiore a quello registrato nel corso del 2025.

L’occupazione in rallentamento

Nel complesso, nel primo trimestre del 2026 l’occupazione italiana cresce dello 0,2%, in rallentamento rispetto al +0,4% del quarto trimestre del 2025. Un andamento comunque positivo, ma meno vivace rispetto alla media dell’Unione europea, che registra un aumento degli occupati dello 0,6%. Tra i principali Paesi europei spicca la Spagna, con un +2,4%, mentre la crescita è più contenuta in Francia (+0,4%) e Germania (+0,1%).Più consistente è invece l’incremento delle ore lavorate, che nel primo trimestre dell’anno aumentano dello 0,9%, pur rallentando rispetto al +1,5% registrato nel 2025.

L’Italia cresce più dell’Europa

Guardando agli ultimi cinque anni, il bilancio del mercato del lavoro italiano appare ancora più positivo. Tra il primo trimestre del 2021 e il primo trimestre del 2026, nonostante le turbolenze internazionali, l’occupazione in Italia è aumentata del 10,5%, contro il +7,7% della media Ue. Un risultato maturato in un periodo segnato dalla guerra in Ucraina, dalla conseguente crisi energetica, dalla più pesante stretta monetaria della storia dell’euro, dal conflitto in Medio Oriente, dai dazi statunitensi e dalla guerra del Golfo. Un contesto che ha messo sotto pressione soprattutto i settori più esposti alla domanda internazionale.

In crescita Centro e Mezzogiorno

Ed è proprio la lettura territoriale a evidenziare le maggiori differenze. Tra le regioni con oltre un milione di occupati, il Centro e il Mezzogiorno registrano nel primo trimestre una crescita dello 0,6%, mentre il Nord-Est arretra dello 0,7%. Un dato che, secondo Confartigianato, conferma come il rallentamento colpisca maggiormente le aree a più forte vocazione manifatturiera e maggiormente esposte alle tensioni geopolitiche.

La Campania fa il balzo

La crescita più robusta si registra in Campania (+2,2%), seguita da Sicilia (+0,9%), Lombardia (+0,8%) e Toscana (+0,7%). Più contenuto l’incremento nel Lazio (+0,3%) e in Puglia (+0,1%). L’occupazione ristagna invece in Emilia-Romagna (-0,2%) e diminuisce in Piemonte (-1,3%) e Veneto (-1,5%).

Manifattura in difficoltà, corrono le costruzioni

Il quadro cambia sensibilmente a seconda dei settori. La manifattura continua a pagare la debolezza della domanda internazionale e nel primo trimestre del 2026 registra una diminuzione degli occupati dell’1,9% su base annua, dopo il -0,9% del 2025. Il calo è più contenuto nel Centro (-0,3%), mentre raggiunge il -1% nel Nord-Ovest, il -2,9% nel Nord-Est e il -3,6% nel Mezzogiorno. Tra le principali regioni si distinguono però Campania (+2,8%) ed Emilia-Romagna (+1,1%), che mantengono un andamento positivo dell’occupazione manifatturiera. Sono invece in calo Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte e Veneto.

Meno industria più costruzioni

A compensare almeno in parte le difficoltà dell’industria sono le costruzioni, che si confermano il comparto più dinamico. Nel primo trimestre del 2026 l’occupazione nel settore cresce del 5,4% su base annua, con incrementi diffusi in quasi tutte le principali regioni. Nei servizi l’occupazione rimane sostanzialmente stabile (+0,1%), ma anche in questo caso le dinamiche interne sono differenti. Commercio e turismo crescono dell’1,7%, mentre gli altri servizi segnano una lieve contrazione (-0,5%). Gli aumenti più significativi si registrano in Veneto (+3,8%), Campania (+1,9%) e Toscana (+1,3%). Più stabile la situazione in Sicilia (+0,2%) e Lazio (-0,1%), mentre il terziario arretra in Lombardia (-0,7%), Piemonte (-1,2%) ed Emilia-Romagna (-1,6%).

Il nodo di personale e competenze

Resta infine aperta la questione del difficile reperimento del personale, che continua a rappresentare uno dei principali ostacoli allo sviluppo delle imprese. A metà del 2026 la difficoltà riguarda ancora il 42% delle assunzioni, oltre quattro su dieci, anche se il fenomeno è in attenuazione rispetto allo scorso anno, con una riduzione di 3,4 punti percentuali. Le maggiori difficoltà si registrano in Valle d’Aosta (52,9%), Umbria (49,8%), Friuli-Venezia Giulia (49,6%), Veneto (47,8%), Lombardia (46%), Piemonte (44,1%) e Toscana (44%).

L’attenuazione del mismatch tra domanda e offerta di lavoro è comunque diffusa in pressoché tutte le regioni italiane. Per Confartigianato, dunque, la tenuta dell’occupazione passa sempre più dalla capacità di mettere a disposizione delle imprese competenze adeguate e di ampliare la partecipazione al mercato del lavoro. In questo scenario, il rafforzamento dell’occupazione femminile e la valorizzazione del lavoro autonomo diventano leve strategiche per sostenere la crescita e accompagnare l’economia italiana verso una nuova fase di sviluppo.

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