Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha scelto un palcoscenico insolito per un annuncio di politica commerciale: la premiazione dell’Irish Open, disputato al Trump International Golf Club di Doonbeg.
Davanti a una folla entusiasta, ha dichiarato la fine dei dazi statunitensi sul whiskey irlandese, scatenando applausi e cori “U-S-A” tra i presenti. “Mi hanno chiesto un favore, dicevano che era ingiusto. E ho deciso di togliere i dazi”, ha detto Trump, trasformando un evento sportivo in un momento di diplomazia economica.
La giornata è stata segnata anche dalla vittoria schiacciante dell’irlandese Shane Lowry, che ha dominato con undici colpi di vantaggio. Trump ha raccontato di aver deciso all’ultimo di restare per “vedere Shane vincere”, sottolineando il tono celebrativo della sua visita.
Il presidente ha trascorso diversi giorni in Irlanda, incontrando il primo ministro Micheál Martin e affrontando un tema delicatissimo: la riunificazione irlandese. Trump ha espresso apertamente il suo sostegno, definendola “una cosa bellissima” e sostenendo che “accadrà prima o poi”. “Ho amici da entrambe le parti. Sono irlandesi, come potrebbero essere cattivi?”, ha detto a Dublino, aggiungendo che un’Irlanda unita sarebbe “una grande conquista per tutti”.
Le sue parole hanno immediatamente attirato l’attenzione di Londra. Il primo ministro britannico Andy Burnham ha ribadito che la posizione del Regno Unito non cambia: non esiste un sostegno maggioritario per un nuovo referendum, e quindi non ci sarà alcuna consultazione.
L’intervento di Trump arriva in un momento in cui le relazioni tra Washington, Dublino e Londra sono particolarmente sensibili. La questione della riunificazione è storicamente complessa, intrecciata con identità nazionali, equilibri politici e il fragile lascito degli accordi del Venerdì Santo.
Sul fronte commerciale, la rimozione dei dazi potrebbe rappresentare un gesto di distensione verso l’Irlanda, ma anche un segnale politico verso l’Europa in un contesto di tensioni globali. Tra golf, diplomazia e dichiarazioni destinate a far discutere, la visita di Trump ha mostrato ancora una volta come la politica americana possa intrecciarsi con simboli culturali e nazionali, trasformando un torneo sportivo in un evento geopolitico.





