Dopo oltre sessant’anni di attesa e decenni di negoziati diplomatici, le spoglie dello zar Samuele sono tornate in Bulgaria. L’evento, accolto da migliaia di persone nella capitale Sofia, è diventato il simbolo di una nuova fase nei rapporti tra Bulgaria e Grecia, due Paesi legati da secoli di storia comune ma anche da antiche rivalità.
Samuele, guerriero e imperatore medievale vissuto tra il X e l’XI secolo, combatté a lungo contro l’Impero bizantino nel tentativo di espandere il proprio regno. Dopo la sconfitta del 1014 morì poco tempo dopo, ma la sua figura continuò a incarnare l’idea di indipendenza e identità nazionale per generazioni di bulgari.
I suoi resti, scoperti circa sessant’anni fa in una zona oggi appartenente alla Grecia, sono stati trasferiti a Sofia a bordo di un aereo militare, scortato da caccia dell’aeronautica bulgara. L’arrivo della bara in una delle piazze centrali della capitale ha dato vita a una cerimonia solenne alla quale hanno partecipato rappresentanti di tutte le principali forze politiche, in una rara dimostrazione di unità nazionale.
Il presidente bulgaro Rumen Radev ha sottolineato come l’Europa contemporanea debba imparare a leggere la storia come strumento di dialogo e cooperazione. Dopo la cerimonia pubblica, un corteo ha accompagnato le spoglie fino alla basilica di Santa Sofia, uno degli edifici religiosi più antichi della città e luogo che, secondo la tradizione, sarebbe stato legato alla vita del sovrano. Qui i resti sono stati deposti in un sarcofago di marmo bianco, destinato a custodirli definitivamente.
Sofia si è impegnata a restituire alcuni importanti reperti religiosi provenienti da monasteri greci e trasferiti durante la Prima guerra mondiale. L’intesa non è stata accolta favorevolmente da tutti, ma i leader dei due Paesi hanno voluto evidenziarne il valore simbolico. Secondo Radev, se in passato la figura di Samuele aveva contribuito a dividere i due popoli, oggi può invece aiutarli a rafforzare la cooperazione. Anche il premier greco Kyriakos Mitsotakis ha collegato questa iniziativa al più ampio dibattito internazionale sulla restituzione dei beni culturali, sostenendo che monumenti e reperti storici dovrebbero essere considerati patrimonio condiviso dell’umanità.





