L’arcivescova di Canterbury, Sarah Mullally, ha concluso il suo primo tour africano con un messaggio che intreccia riconciliazione, memoria storica e responsabilità morale. Dopo aver rinnovato il sostegno al controverso fondo da 100 milioni di sterline della Chiesa d’Inghilterra — creato per affrontare i legami storici dell’istituzione con la tratta degli schiavi — Mullally ha chiuso il suo viaggio di dieci giorni con un appello alla pace nella capitale camerunese Yaoundé.
“Il nostro mondo invoca la riconciliazione”, ha detto, ricordando le sofferenze di milioni di sfollati e bambini senza istruzione. Il viaggio, iniziato il 26 luglio in Ghana e proseguito in Camerun, è stato il primo della nuova arcivescova dal suo insediamento del 25 marzo, e la prima visita ufficiale di un arcivescovo di Canterbury nel Paese.
Se il Ghana rappresenta una delle democrazie più stabili dell’Africa occidentale, il Camerun è segnato da un conflitto armato tra forze governative e separatisti anglofoni. Mullally ha elogiato la cooperazione tra Chiesa anglicana, cattolica e altre confessioni nel tentativo di costruire un dialogo inclusivo.
La visita è stata anche un viaggio nella memoria della tratta transatlantica. In Ghana, Mullally ha difeso il fondo di riparazione della Chiesa visitando il Castello di Cape Coast, uno dei principali forti schiavisti dell’Africa occidentale. Ha attraversato la “porta del non ritorno”, ha visto le segrete dove migliaia di africani venivano rinchiusi e ha ricordato il ruolo della Chiesa nel sistema schiavista: investimenti in compagnie di tratta, piantagioni nei Caraibi gestite da missionari, donazioni provenienti dai trafficanti. “Il pentimento richiede azione”, ha detto, sottolineando che il fondo mira a sostenere comunità che ancora oggi vivono le conseguenze di quella storia. Il fondo, annunciato nel 2023, sarà distribuito fino al 2032 per programmi di ricerca, investimenti e aiuti.





